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La disoccupazione non scende

di

Francesco Bonsaver
Più 4 per cento di disoccupati nell'aprile di quest'anno in Ticino rispetto ad aprile 2005. In termini meno cinici delle percentuali, significa che a distanza di un anno, 400 persone in più sono senza un lavoro. Ancor peggio va ai 305 disoccupati che hanno terminato il diritto alle indennità dell'assicurazione disoccupazione nel mese di aprile ed ora si ritrovano senza la garanzia finanziaria di quest'ultima. La riduzione del tasso di disoccupazione in Ticino dal 5,3 per cento di marzo al 4,7 per cento di aprile, non è dunque una notizia di cui rallegrarsi molto, come potrebbe sembrare in un primo momento. Certo, é pur sempre una notizia positiva, ma questo dato va però letto nella sua globalità. La riduzione del tasso dei senza lavoro è principalmente dovuta alla ripresa stagionale nel cantone di settori chiave, dal punto di vista statistico della disoccupazione, quali l'edilizia e l'alberghiero. Con la ripresa delle attività edilizie nelle regioni di montagna e l'inizio della stagione turistica, ogni anno la disoccupazione cala in questo periodo. Lo stesso Sergio Montorfani, capo della Sezione del lavoro, aveva già messo in guardia dall'entusiasmo con cui venivano accolti i dati sul calo della disoccupazione cantonale tra febbraio e marzo di quest'anno. Così commentava i dati alla radio della Svizzera italiana: «Anche se fa piacere, la diminuzione è prettamente stagionale. Devo purtroppo però sottolineare che se a livello svizzero vi sono dei chiari segnali di diminuzione della disoccupazione dovuta alla ripresa economica, in Ticino questo non è il caso». Infatti, se in un anno la disoccupazione è diminuita complessivamente del 7 per cento su scala nazionale, in Ticino essa è aumentata del 4 per cento. In altre parole, si può affermare che se esiste una ripresa economica negli ultimi 12 mesi, essa riassorbe i disoccupati solo a livello di media nazionale. In Ticino invece, dove sembrerebbe pure esserci la ripresa economica, quest'ultima non permette di reintegrare nel mondo del lavoro i disoccupati locali. È in questo contesto che arriva la presa di posizione del 10 maggio di Unia Ticino, dove viene criticata proprio la Sezione del lavoro ticinese per non essere stata in grado di far beneficiare della ripresa economica i disoccupati locali, reintegrandoli nel mondo del lavoro. In particolare, Unia rimprovera alla Sezione del lavoro di mancanza di strategia «nel far conoscere alle nostre aziende gli aiuti finanziari previsti dalla legislazione federale e cantonale a favore delle aziende che assumono persone disoccupate». Unia fa riferimento da un lato agli assegni per il periodo d'introduzione previsti dalla Legge federale sulla disoccupazione (coprono il 40 per cento del salario per 6 mesi per una persona che in un nuovo ambito lavorativo necessita di un periodo d'introduzione), dall'altro ai sostegni previsti dalla Legge cantonale sul rilancio dell'occupazione, (L-rilocc), quali l'incentivo all'assunzione con una copertura degli oneri sociali a carico del datore di lavoro fino a 24 mesi, o il sussidio fino al 30 per cento del salario per una durata massima di 12 mesi nel caso di assunzioni di persone non aventi più diritto alla disoccupazione. Insomma, alcuni strumenti legali esistono, ed infatti la Sezione del lavoro conferma che questi sono stati utili a far ritrovare un lavoro a 867 persone negli ultimi 32 mesi. Secondo Unia però questo non è sufficiente. Il mercato del lavoro in questi ultimi anni è diventato più instabile con l'avvento sempre più importante del lavoro interinale, dei lavori a tempo determinato, del lavoro parziale, cioè con tutte quelle forme di lavoro atipico che si sono lentamente imposte sul mercato. L'avvento dei bilaterali ha accelerato queste modifiche, mettendo in competizione un numero sempre maggiore di lavoratori, provienti dal grande bacino del Nord Italia. Una competizione ulteriormente spinta dalle agenzie interinali, che ora, avendo a disposizione un gran numero di lavoratori temporanei, si fanno sempre più agguerrite, profilandosi con un marketing aggressivo presso le ditte ticinesi. Sull'accelerazione delle modiche strutturali del mercato del lavoro dovute ai bilaterali sono tutti concordi. La Commissione tripartita cantonale, costituita da rappresentanti sindacali, padronali e statali, incaricata di verificare l'impatto degli accordi bilaterali, lo ha confermato durante la presentazione del bilancio dall'introduzione dei bilaterali. Anche la Sezione del lavoro, per bocca del suo capo Montorfani, ha più volte sottolineato che lo Stato, non potendo più intervenire sul mercato del lavoro controllando il flusso dei permessi, ha dei mezzi limitati d'azione. Per Montorfani, interpellato da area, un altro tassello importante venuto a mancare con i bilaterali è l'obbligo per le ditte di segnalare i posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento. «Da metà del 2004 a fine 2005, i posti di lavoro segnalati si sono dimezzati. Da 500 mensili registrati sono diventati 250. Se su 10 posti vacanti annunciati, riusciamo a collocare una persona grazie agli aiuti previsti, è chiaro che se cala il numero di posti vacanti a noi segnalati, calano automaticamente anche le possibilità di collocamento dei disoccupati». Unia Ticino si chiede però perchè, se si sapeva che il mercato del lavoro era già in profonda mutazione da tempo e che l'introduzione dei bilaterali avrebbe avuto delle conseguenze, inasprendo ulteriormente la competizione tra lavoratori, il Dipartimento delle finanze e economia, per il tramite della sua Sezione del lavoro, non ha previsto una strategia adeguata ai tempi, in grado di contrastare questa situazione? Quali vie d'uscita intravede Montorfani? "Se la ripresa economica è solida, e gli indicatori sembrano dirci che si vada in tal senso, si creano anche posti di lavoro solidi. Visto che non si può più influenzare il flusso dei permessi, possiamo solo affidarci al senso civico dei datori di lavoro locali. Dovrebbero capire che per il bene della loro azienda è importante che il contesto nel quale operano sia socialmente e economicamente sano. Da qui l'importanza di assumere localmente". Basterà?

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Venerdì 19 Maggio 2006

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