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La discrezione come sistema

di

Gianfranco Helbling
La discrezione è il marchio di fabbrica delle banche svizzere. Essa è conseguenza ed espressione del segreto bancario, e si riassume nell'immagine degli gnomi della Bahnhofstrasse, che infaticabili e silenziosi lavorano nell'ombra dei sotterranei delle banche di Zurigo. A tutela della discrezione, un muro invalicabile, che separa tutto quello che c'è in banca (persone, soldi, valori, saperi, idee) dal mondo esterno. Tutto è segreto, protetto, nascosto.
Nelle banche svizzere è come nell'esercito, quello che si ricorda dai tempi della guerra fredda, con i manifesti che mettevano in guardia il buon soldato dal parlare alla morosa di quel che avava visto in grigioverde. Non a caso Max Frisch scrisse che, se si fosse fatto un corso di ripetizione in banca, nessuno si sarebbe accorto della differenza: perché i colonnelli sarebbero andati nei loro lussuosi uffici ai piani superiori mentre i soldati si sarebbero piazzati allo sportello a pianterreno. Un'immagine che rende conto di quanto in Svizzera gli interessi del capitale sono elevati ad interesse collettivo, di primordiale importanza, dunque non trattabili.
Il mondo però sta cambiando. L'esercito qualche cambiamento l'ha messo in atto pure lui, dopo il crollo del muro di Berlino. Ora, sulla spinta della crisi finanziaria e del crollo del segreto bancario (il nostro muro di Berlino) dovrebbero cambiare pure le banche. Dovrebbero. In realtà l'attitudine di fondo delle banche attive sulla piazza svizzera non è mutata. Malgrado la loro enorme rilevanza economica e il grosso impatto sociale delle loro scelte, continuano ad agire come se di muri non ne fossero mai caduti. Stanno in trincea sotto una pesante cappa di omertosa discrezione. Il nemico è lì che ascolta.
Ne rende conto anche l'inchiesta di Francesco Bonsaver che pubblichiamo in questo numero di area sull'impatto della crisi sull'occupazione nel settore bancario svizzero, e in particolare a Lugano: vi si sta compiendo una strage di posti di lavoro nel più ovattato silenzio. Impedendo così di mettere in atto quelle misure per lenire le conseguenze della crisi su chi la subisce sulla sua pelle, ma anche per approntare una strategia condivisa che permetta al sistema bancario e finanziario svizzero di riposizionarsi e riqualificarsi.
Anche per le banche svizzere la guerra fredda sta volgendo al termine. Chi la vincerà ancora non lo sappiamo. Di certo sappiamo già chi la sta perdendo.

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2012

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