Giustizia

La delicata partita di Gianluigi Aponte per il controllo del Genoa: «È tutta una mafia»

Il fondatore e capo del gigante marittimo Mediterranean Shipping Company (MSC) compare nelle intercettazioni telefoniche che hanno portato al recente arresto del presidente della Liguria e di un imprenditore rivale del gruppo ginevrino. Un documento giudiziario italiano mostra che Gianluigi Aponte, che non è oggetto dell’indagine, aveva denunciato i loro “intrallazzi”. Certo è che questi arresti consolidano il potere del miliardario 83enne, considerato il nuovo “Doge” di Genova.

Nel settembre 2017, il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Paolo Emilio Signorini, e l’imprenditore Aldo Spinelli volano a Ginevra per incontrare Gianluigi Aponte, fondatore e patron del gigante del trasporto marittimo Mediterranean Shipping Company (MSC). Obiettivo della riunione: discutere del futuro del porto ligure e dei progetti come la costruzione di una nuova diga foranea per permettere l’attracco alle navi portacontainer di ultima generazione.

 

Sette anni dopo, i tre membri di quella delegazione si ritrovano oggi al centro di uno dei più grossi affari giudiziari degli ultimi anni in Italia: lo scorso 7 maggio Toti e Spinelli sono finiti agli arresti domiciliari mentre Signorini viene incarcerato. La direzione anti-mafia della Procura di Genova li accusa di corruzione nell’ambito delle attività portuali. L’arresto di Giovanni Toti, ex europarlamentare di destra e consigliere politico di Silvio Berlusconi, rieletto alla guida della Liguria nel 2020, ha avuto l’effetto di un terremoto in Italia. Il politico è accusato di aver ricevuto 78.000 euro per finanziare le sue campagne politiche in cambio di favori all’imprenditore Aldo Spinelli.

 

MSC, le mani su Genova

 

area ha potuto consultare le 654 pagine dell’ordinanza firmata dalla giudice per le indagini preliminari di Genova, Paola Faggioni. La lettura di questo documento rivela come le norme che regolano le attività portuali in Liguria siano fatte su misura per soddisfare le esigenze di grandi gruppi. Tra questi, il colosso svizzero MSC, gestito e controllato dall’imprenditore di origine napoletana Gianluigi Aponte. Quest’ultimo non è indagato e nei suoi confronti non sono state formulate accuse o sospetti. Tuttavia, le intercettazioni telefoniche forniscono uno spaccato di quanto avviene dietro le quinte per accaparrarsi pezzi di quello che è il porto più importante d’Italia.

 

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Dal suo quartier generale di Ginevra, Aponte controlla un impero da 200.000 impiegati attivo in tutti gli anelli della filiera logistica mondiale. Genova potrebbe insomma essere considerato un porto tra i tanti finiti nella sfera del gruppo. Malgrado ciò, Aponte non vuole rinunciare nemmeno a un briciolo di ciò che negli ultimi anni ha conquistato in Liguria dove MSC impiega 1.500 persone. Come raccontato in un recente reportage da area, sotto la Lanterna MSC possiede – direttamente o attraverso partecipazioni – navi portacontainer, navi da crociera, traghetti, rimorchiatori e, naturalmente, dei terminal. Recentemente, il gruppo elvetico ha persino firmato un accordo preliminare per l’acquisto del Secolo XIX, il più importante quotidiano della città. Un affare che, in caso di successo, farebbe di Aponte una sorta di nuovo Doge di Genova.

 

Il giorno in cui Aponte sbottò: «È davvero una mafia»


I documenti legati all’inchiesta che ha scosso la Liguria rivelano in particolare la lotta di potere tra lo stesso Gianluigi Aponte e Aldo Spinelli. Ex presidente del Genoa e del Livorno calcio, Spinelli, detto “Sciur Aldo”, è attivo in diversi settori, tra cui la logistica e le spedizioni, ed è considerato uno dei maggiori operatori portuali italiani. Insieme, i due uomini d’affari controllano la società Terminal Rinfuse Genova SRL (Spinelli 55%, Aponte 45%), che possiede il principale terminal portuale di Rinfuse nel cuore del porto, è la porta d’ingresso per i prodotti sfusi (carbone, cemento, sale eccetera), ma non solo. La concessione trentennale per questo terminal doveva essere rinnovata nel 2022. Ad occuparsene è stata l’Autorità Portuale, presieduta all’epoca da Paolo Emilio Signorini.

 

I rapporti tra MSC e Spinelli sono tesi. Aponte non si fida. Anche perché in un’altra parte del porto una decisione dellAutorità portuale aveva ampliato lo spazio a favore del rivale Spinelli. Aponte è furioso e, il 29 agosto 2022, chiama Signorini : «Qua vengo a sapere che praticamente la sua organizzazione ha deciso di dare ulteriori 14.000 mq a Spinelli», si lamenta Aponte, «gliene ha già dati 30.000 e insomma se gli volete dare tutto il Porto di Genova, noi stiamo a guardare ma insomma, la cosa incomincia a diventare un po’ indecente». Il patron di MSC non lesina le accuse: «Ne ho abbastanza di queste ingiustizie e di questi intrallazzi genovesi che tendono a dare tutto a Spinelli». E ancora: «Guai se date questo spazio a Spinelli, succede la fine del mondo». Il numero uno di MSC contesta anche direttamente la struttura presieduta da Signorini: «È un ladrocinio, è veramente mafia… è uno schifo, e tutta la sua organizzazione sotto di lei sono dei corrotti».

 

La pace fa bene agli affari

 

In seguito a questa accesa telefonata, lo stesso Signorini e il presidente della Regione Giovanni Toti hanno intensificato gli sforzi per trovare un accordo tra i due patron in lotta. Aponte, che attraverso una sua società aveva sostenuto (legalmente) la campagna politica di Toti con 10.000 euro, parla apertamente al telefono: «Ora devo andare a trovare Toti, il sindaco, tutte quelle persone che mi hanno convocato». In una conversazione intercettata, il presidente ligure lascia intendere che, a suo avviso, Aponte e Spinelli si stanno comportando come “i ladri di Pisa”, cioè fingono di litigare per continuare a farsi i loro affari. Qualche settimana prima, al telefono con la moglie, Giovanni Toti aveva assunto il ruolo di mediatore nel conflitto tra i due imprenditori: «Li abbiamo fatti riappacificare (...) erano tutti soddisfatti».

 

Ma cosa è successo? L’idea era quella di smantellare il terminal Rinfuse accorpando la parte ovest con le aree già in mano a Spinelli e la parte est con quelle già in mano a MSC, in modo da raddoppiare i rispettivi spazi per i container. In questo modo tutti avrebbero avuto una parte della torta. Una volta prorogata la concessione, MSC avrebbe poi potuto attendere la costruzione della nuova diga foranea prima di trasferire altrove le sue rinfuse, sviluppando così le sue attività di trasporto container in quest’area centrale del porto. Prudente, Aponte ha fatto inserire una clausola che prevedeva la consultazione dell’Autorità portuale sulla condivisione della concessione, proprio per evitare che Spinelli diventasse il padrone unico del porto di Genova.

 

Il “buon lavoro” delle Autorità

 

Il 19 dicembre 2022, pochi minuti dopo un’importante riunione del comitato di gestione dell’Autorità Portuale, Signorini chiama Aponte: «Volevo darle una buona notizia. Rubattino è passato», dice il manager pubblico. Rubattino è il molo dove MSC aveva chiesto di espandere la sua attività nei container. Aponte ha accolto questo annuncio con grande entusiasmo, hanno commentato gli investigatori in ascolto. Si è congratulato con il suo interlocutore: «È stato orchestrato molto bene e grazie alla sua disponibilità tutto è filato liscio». Sono lontani i toni espressi solo qualche mese prima.

 

Prima di congedarsi con gli auguri per le prossime vacanze, Aponte si è detto talmente soddisfatto del lavoro di Signorini da augurargli buona fortuna per un futuro incarico a Roma, «dove potrà sostenere tutti questi progetti portuali italiani». Il bacio della morte? La carriera di Signorini si è conclusa lontano dallo scintillio romano il 7 maggio, all’ingresso del famigerato carcere genovese di Marassi. Da parte sua Aponte, ormai unico Doge di Genova, dovrebbe essere interrogato dai pm in qualità di testimone.

 

FOTO: Alberto Campi//We Report

Pubblicato il

23.05.2024 10:09
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