Salute & lavoro

Il Ticino è autorizzato a decidere la chiusura di determinati rami produttivi non essenziali, previa richiesta alla Confederazione. La preminenza del Consiglio Federale sui cantoni è stati così salvaguardata, con l’adozione di una modifica speciale all’ordinanza decisa questa mattina del governo federale. Al contempo, è salva l'autonomia cantonale nel reagire rapidamente a contesti sanitari urgenti. «Il Ticino conta il triplo dei contagi rispetto al resto del Paese», ha spiegato in conferenza stampa oggi pomeriggio il Consigliere federale Alain Berset, nel motivare l’eccezionalità concessa a sud delle Alpi. La norma di eccezionalità, seppur confezionata su misura del Ticino, appare estensibile ad altre realtà di frontiera, poiché fa esplicitamente riferimento alla forte presenza di manodopera frontaliera. Ginevra e Vaud, due cantoni il cui numero di contagi è decisamente più alto della media elvetica, potrebbero dunque essere le prossime eccezioni. Area ha chiesto a Marina Carobbio-Guscetti, consigliera agli Stati ticinese, come valuta la decisione odierna del Consiglio Federale.


Marina Carobbio-Guscetti, è soddisfatta dell’esito comunicato oggi dal governo federale?
Soddisfatta che il Canton Ticino possa mantenere in vigore le misure prese una settimana fa e anche dell’effetto retroattivo che scongiura la penalizzazione riguardo al lavoro ridotto. Trovo corretto che vi debbano essere delle decisioni uniformi per l’intero Paese, ma occorre al contempo tener conto di situazioni molto più gravi dal punto di vista sanitario rispetto ad altre regioni. Soddisfatta dunque, anche se alcune questioni questioni aperte.


“Dateci fiducia”, aveva detto a inizio settimana parlando del ruolo dei deputati ticinesi nel riuscire a far capire a Berna la situazione a sud delle alpi. È stata dura convincerli?
Personalmente, il mio ruolo è stato quello di trasmettere a Berna le informazioni che ricevevo più volte al giorno dal Consiglio di stato, per spiegar loro la gravità della situazione. Immagino che i miei colleghi facessero altrettanto. In definitiva però, credo sia stato decisivo lo sforzo collettivo per far capire il contesto ticinese. Penso all’appello dei medici e di personalità cantonali, al lavoro dei sindacati ticinesi e dei loro referenti nazionali, quali l’intervento di Vania Alleva e di Pierre Yves Maillard. Credo sia stato questo sforzo collettivo ad aver portato al riconoscimento del caso ticinese.  


Parlando con Marina Carobbio, è inevitabile porle una domanda su una realtà territoriale a lei vicina: la Mesolcina.
Questo è uno dei punti rimasti aperti. La situazione sanitaria mesolcinese non è dissimile da quella ticinese. Lo constato nella mia attività di medico. Attualmente, insieme ad altri medici della regione e il servizio ambulanze del Moesano, abbiamo aperto un piccolo ambulatorio dove è possibile svolgere dei test sul coronavirus alle persone che ne hanno l'indicazione medica. Spero che il governo grigionese si farà promotore della particolare situazione del Moesano, tanto più che per convenzione, i pazienti fanno capo alle strutture sanitarie ticinesi.

Gli altri punti aperti a cui si riferiva?
Quel che mi lascia perplessa è la situazione nei cantieri, ossia che si possa lavorare in sicurezza, rispettando le norme.  

«Le norme igieniche e di sicurezza imposte dal Consiglio federale non sono rispettate e la maggior parte dei Cantoni non le controlla nemmeno più» ha detto Vania Alleva al nostro giornale, presidente di Unia. Condivide?
Sì. Già nel contesto normale, sappiamo quanto non si riesca a controllare tutti i posti di lavoro. Figurarsi nella situazione d’emergenza odierna, quale senso avrebbe chiedere maggiori sforzi di controllo agli ispettori del lavoro e ai funzionari della Suva nelle difficoltà oggettive.

Signora Carobbio, lei è vice-presidente dall’Associazione degli Inquilini. È soddisfatta delle misure annunciate oggi dal Consigliere Federale Guy Parmelin per contrastare gli effetti della crisi nella locazione?
Sono delusa che non ci siano state decisioni più chiare a tutela degli inquilini, del tipo che i traslochi siano proibiti in linea di massima, ed autorizzati soloveccezionalmente in casi di problematiche urgenti. Vedo difficilmente applicabili le distanze sociali nelle operazioni di traslocco. Mi pare problematico affermare che i traslochi sono autorizzati, ma si invitano inquilini e proprietari a mettersi d’accordo. E soprattutto, oggi mi aspettavo delle risposte a dei problemi urgenti, quale il pagamento dell’affitto, particolarmente problematico nel caso delle locazioni commerciali. Spero che la task force federale creata una settimana fa, possa dare delle risposte in tempi brevi a questi temi.

Pubblicato il 

27.03.20..
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