Un aumento salariale generalizzato compreso fra il 2 e il 3 per cento, al minimo però 100 franchi in più al mese oltre alla compensazione del rincaro. Lo chiedono i sindacati aderenti all'Unione sindacale svizzera (Uss) in vista delle imminenti trattative salariali.

Il superfranco non inganni: la maggior parte dei settori economici sta bene, molto bene. I tassi di crescita del Pil sono dell'ordine del 2 per cento, tanto che esso è tornato ai livelli precedenti la crisi finanziaria. E gran parte dei settori orientati al mercato interno, come l'edilizia, la sanità, i trasporti e le comunicazioni, la crisi non l'ha nemmeno avvertita. Tanto che in certi rami economici si lamenta una penuria di personale. Per questo i sindacati sono decisi nel chiedere aumenti salariali per il prossimo anno compresi fra il 2 e il 3 per cento.
«Benché il franco abbia raggiunto nuovi livelli record nei confronti dell'euro e del dollaro, il problema della forza della nostra moneta per le trattative salariali di quest'anno è ampiamente irrilevante». A sostenerlo è Daniel Lampart, capoeconomista dell'Unione sindacale svizzera (Uss). Ad essere colpiti dagli effetti negativi del cambio sono soprattutto il turismo e l'industria elettronica, delle macchine e metallurgica. In questi settori lavorano complessivamente circa 330 mila persone. «Confrontate ai 4,1 milioni di salariati che lavorano in Svizzera non sono nemmeno il 10 per cento. Per questo la forza del franco non può essere un argomento contro gli aumenti di stipendio».
Sono gli stessi datori di lavoro a valutare positivamente la loro situazione economica, come dimostrano le diverse analisi congiunturali. L'edilizia lavora a livelli mai visti prima. Perfino gli industriali giudicano la loro situazione buona o soddisfacente. Nel terziario, ad eccezione del turismo, si assiste ad un rilancio: addirittura i settori trasporti, comunicazione e informatica giudicano la loro situazione come molto buona. E mediamente buona è anche la situazione dei conti pubblici. Del resto, la produttività del lavoro in Svizzera è sempre molto alta, e in continua ascesa: dal 2002 al 2008 essa è cresciuta dell'1,5 per cento all'anno. Aggiungiamoci uno 0,6 per cento di rincaro e si arriva ad un +2,1 per cento, l'aumento minimo che le circostanze di fatto impongono.
Non solo. Negli ultimi anni la forbice salariale si è allargata sempre più. Mentre i salari reali di coloro che hanno redditi bassi sono addirittura diminuiti dal 2004 al 2008, coloro che guadagnano più di un milione di franchi all'anno sono più che quintuplicati dal 1997 al 2008. L'analisi della quota dei salari sul Pil lo conferma: mentre dal 2001 al 2008 è aumentata la quota dell'1 per cento meglio pagato, è complessivamente diminuita quella del restante 99 per cento. «Questo è in ampia misura una conseguenza dell'individualizzazione della politica salariale», osserva Lampart: «con i bonus e le partecipazioni agli utili distribuiti su base individuale è stato aumentato il livello dei salari dei quadri».
«È ora di correggere questa evoluzione perversa», rileva dal canto suo il presidente dell'Uss Paul Rechsteiner. Per questo degli aumenti salariali generalizzati sono necessari: secondo l'Uss sono l'unica misura, assieme alla sostituzione dei bonus con salari prefissati, che può permettere di far beneficiare non solo i quadri alti dell'aumento della produttività. Questi aumenti devono situarsi per il 2012, a mente dell'Uss, fra il 2 e il 3 per cento, al minimo però 100 franchi al mese più compensazione del rincaro.
E se davvero il corso del franco metterà in difficoltà l'economia, ancora una volta dovrà essere il mercato interno a sostenerla: «per far questo l'imminente tornata di negoziati salariali è il motore decisivo», annota Rechsteiner. Senza aumenti salariali comincerebbe a perdere colpi il mercato interno, che ha preservato l'economia svizzera dal tracollo dopo la crisi finanziaria del 2008, osserva anche Aldo Ferrari, membro della direzione di Unia: «e la fiducia dei consumatori, che già cominica a vacillare, s'indebolirebbe ulteriormente».

Forbice sempre più aperta in banca

La tendenza all'individualizzazione dei salari è particolarmente marcata nel settore bancario. Nel 1996, ricorda Denise Chervet, segretaria centrale dell'Associazione svizzera degli impiegati di banca, gli istituti bancari hanno voluto spostare le trattative salariali all'interno delle singole banche. Da allora il divario fra redditi alti e bassi e fra salari maschili e femminili è nuovamente cresciuto. Inoltre le banche tendono a far crescere la quota di stipendio versata come bonus, non soggetto a trattative salariali, a scapito dei salari fissi.
Ad essere particolarmente penalizzati da questa politica salariale delle banche sono i lavoratori più anziani, gli impiegati a tempo parziale e coloro che hanno passato un certo periodo in malattia. Il personale bancario di per sé non mette in dubbio il principio degli stipendi adeguati alle prestazioni, ma chiede trasparenza sui criteri con cui vengono decisi i salari individuali e i bonus.
Per questo nel settore bancario quest'anno si chiederà non solo un aumento generalizzato dei salari per tutti i dipenenti ma anche un aumento compreso fra lo 0,5 e l'1,5 per cento a dipendenza dei risultati, oltre al rincaro, della massa salariale di tutti i dipendenti (escluso il management).


Pubblicato il 

09.09.11

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