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La concordanza è morta, viva la concordanza!

di

Claudio Origoni
La concordanza è morta, viva la concordanza. Come dire: “Le roi est mort, vive le roi”. (L’espressione veniva usata in Francia, alla morte del re, per affermare che la vita continua e che nessuno è indispensabile.) Le esequie della concordanza, stabilita tra i partiti di governo in vista dell’allestimento del preventivo 2005, sono state celebrate martedì 22 marzo in Gran Consiglio, affrontando il dibattito sull’iniziativa popolare dell’Mps “I soldi ci sono”. «Giornata infausta», ha scritto Giovanni Galli sul Corriere del Ticino. La morte della concordanza mi fa tornare con la memoria a un’altra morte, tutta letteraria, quella del balivo nel Guglielmo Tell per la scuola di Max Frisch. Il quale era morto sì per la freccia di un attentatore che gli si era conficcata nel fegato, ma in un fegato, occorre dire, che era già malato di suo. Colpevole della morte della concordanza, o concertazione che dir si voglia, il Ps che – sempre per la penna di Giovanni Galli – «ha scelto la logica di partito, e cioè il fatto di non essere scavalcato a sinistra». (Primo: non sarebbe disdicevole che un partito scegliesse, poniamo, la logica degli affari anziché quella del partito? Secondo: non si dimentichi che c’è sempre una sinistra più a sinistra.) E adesso? Adesso fischia. «All’orizzonte [della politica cantonale] c’è solo la rissa inconcludente – minaccia Giovanni Galli –, che durerà fino alle nuove elezioni, con un effetto disincentivante sulla ricerca di soluzioni atte a risanare i conti dello Stato». (Ma qui si confondono le ragioni del portafoglio con quelle dell’anima.) E comunque, cornuti e mazziati. Perché adesso siamo inequivocabilmente un capro espiatorio, anche a causa del massimalismo, come sostiene il già citato Galli, il quale massimalismo si opporrebbe al cosiddetto pragmatismo, che a detta dei partiti borghesi è la panacea contro il precario stato di salute del corpo statale. Ma sarà davvero così? Stanno davvero così le cose? (Non è discorso paternalistico?) Che cos’è propriamente il pragmatismo? Il pragmatismo (recita il vocabolario) è quell’atteggiamento che consente un’azione efficace sulla realtà escludendone la conoscenza. (Vuoi vedere che l’ideologia è genere voluttuario?) Come si fa a rilanciare l’economia, ammesso che questo sia l’obiettivo di lor signori, senza approfondirne la conoscenza? Come si possono guarire i mali dello Stato senza sapere da dove nascono? A meno di scegliere la riduzione delle uscite, magari del sociale, come vanno predicando da tempo i partiti borghesi, che cosa resta da fare? Che credito si può ancora dare a un ministero delle finanze e dell’economia che fa acqua da tutte le parti? Che credibilità si può ancora consentire all’onorevole Masoni?Perché, invece di dare delle risposte, non ci poniamo qualche domanda? E perché non scegliere l’utopia, che è sempre stata la nostra bandiera? Già, ma il pragmatismo… e… l’urgenza. Chi ancora crede che il rilancio dell’economia stia nella riduzione della fiscalità, faccia un passo avanti. La cosa puzza di berlusconismo, cioè di ordinaria cialtroneria. Il che non tranquillizza, I suppose.

Pubblicato

Venerdì 8 Aprile 2005

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