< Ritorna

Stampa

 

La classe operaia va a destra

di

Martino Rossi
La classe operaia non va più in Paradiso. La grande considerazione di cui gli operai godevano negli anni sessanta e settanta – economica, sociale, politica, culturale – è un lontano ricordo. Gli operai, oggi, votano sovente per la destra più dura. In Svizzera, per l’Udc (*). Ciò non significa che non votino anche per la sinistra, ma meno che per l’Udc. Né significa che il partito socialista sia solo un partito di professionisti e imprenditori. È ancora un partito di salariati, ma non di operai (che, del resto, sono una quota decrescente dei lavoratori dipendenti). È importante capire perché. Si invoca la paura della disoccupazione, che i populisti imputano alla presenza di lavoratori immigrati, frontalieri, o “distaccati” in Svizzera dalle aziende estere. Si invoca la perdita dell’identità di classe e i timori della globalizzazione, che condurrebbero a rivalutare l’identità nazionale e i valori conservatori. Tutto vero, ma occorre scavare più a fondo. Ciò che è difficile capire, per la sinistra, è il consenso degli operai e altri lavoratori per partiti che sono fautori del liberismo economico, della meritocrazia e della disuguaglianza, della riduzione della sicurezza sociale e dello stato. La spiegazione potrebbe essere la seguente. Per almeno tre decenni dopo la seconda guerra mondiale, gli operai e i salariati in generale hanno sperimentato la realtà dell’avanzamento collettivo del benessere, delle libertà e della sicurezza. I principali interpreti di questo sviluppo, ispirato ai valori dell’uguaglianza e della solidarietà, sono stati la sinistra e i sindacati. Il lavoro vivo degli operai nell’industria (non ancora robotizzata) era fondamentale. Poi è arrivata una svolta radicale, sul finire degli anni settanta, che si è ancora accentuata negli anni novanta. Oggi, il merito del successo economico viene riconosciuto solo alle doti e capacità superiori di singoli individui, alla loro furbizia e spregiudicatezza: dei grandi manager, maghi della finanza, superdotati della ricerca, tecnologia, comunicazione, sport, spettacolo… E anche, a livelli più modesti, all’intraprendenza del singolo lavoratore capace di farsi strada. Il resto, per dirla brutalmente, è zavorra. I lavoratori sperimentano sulla loro pelle questa nuova realtà, che contraddice i discorsi ugualitari della sinistra. E si affida alla destra, sperando di essere fra i “vincenti”. E tanto peggio per i “perdenti”, soprattutto se stranieri. Una parte della sinistra (Blair, ad esempio) si adatta e ruba il terreno alla destra. Ma non è una risposta. Il progresso deve ridiventare avanzamento collettivo, onda che solleva più in alto tutti, che non lascia affogare nessuno... Altrimenti, è solo regresso. *Line Rennwald, Le vote ouvrier pour les partis nationaux-populistes. Le cas de l'Udc en Suisse et dans le canton de Neuchâtel, Les Editions Communication Jurassienne et européenne (Cje), 2006

Pubblicato

Venerdì 10 Marzo 2006

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 30 Giugno 2022