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La casa, un diritto o una merce?

di

Manuela Puggioni Butti
Secondo i neoliberisti il mercato è un sistema efficiente e democratico: l'andamento della domanda e dell'offerta determinerebbe infatti il giusto prezzo di un prodotto. Questa teoria può essere applicata a beni primari come la casa? Noi crediamo di no.
La dottrina economica che sostiene la liberazione dell'economia dallo Stato si fonda sulla convinzione che la libertà del mercato innesca un ciclo virtuoso che aumenta il benessere di tutte le classi sociali e quindi anche dei meno abbienti.
La legge della domanda e dell'offerta è uno dei pilastri su cui poggia la teoria economica neoliberista. Se c'è molta richiesta di un bene, cioè se aumenta la domanda, i prezzi tenderanno a salire; l'aumento del prezzo farà rallentare la domanda finché non si raggiungerà un nuovo equilibrio. Secondo questa teoria, il prezzo è il migliore indicatore del valore di un bene e qualunque intervento pubblico tende a falsare la domanda e l'offerta (ovvero i meccanismi di mercato).
Ci chiediamo se le regole di questo sistema possano riguardare anche servizi essenziali quali l'istruzione, la sanità, l'alloggio. Se si rispondesse di sì, solo chi ha risorse economiche potrebbe accedere a migliori cure, studiare e avere una casa dignitosa. Viceversa coloro i quali non posseggono del denaro sarebbero esclusi dalla sanità, dalla formazione e dal diritto all'alloggio.
È per questo che riteniamo che non debba essere l'andamento del mercato a decidere quale sia la pigione adeguata. Nel mercato dell'alloggio servono infatti delle linee guida indicate da una politica pubblica forte per garantire a tutti il diritto alla casa, senza disuguaglianze.
La casa infatti non è una merce qualunque, di cui si può fare a meno, ma è un diritto costituzionale che non può essere regolato soltanto dalla legge della domanda.
La crescita economica deve accompagnarsi alla difesa del diritto di ogni uomo a disporre autonomamente di sé e della propria vita garantendogli pari opportunità.
Non è pensabile quindi lasciare il mercato dell'alloggio in balia di una finanza-casinò che scommette sulla pelle dei più poveri con lo scopo eticamente scorretto di avere profitti sempre più alti.

Pubblicato

Venerdì 4 Maggio 2012

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