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La casa in Italia, dal sogno all’incubo

di

Dino Nardi

Da sempre gli emigrati, quelli che possono, investono i loro primi risparmi nella proprietà di un’abitazione nei loro villaggi di origine poiché il loro desiderio, in genere, è quello di ritornarsene “a casa” al più presto per godersi il frutto del loro sacrificio, appunto la casa o l’avvio di una attività autonoma oppure un lavoro dipendente mettendo, magari, a frutto una professionalità acquisita in emigrazione. Questo hanno fatto anche milioni di emigrati italiani che sono transitati nella Confederazione dal dopoguerra ad oggi. Mentre una parte di loro, invece, è rimasta in Svizzera per svariati motivi come, per esempio, l’essersi inserita bene nel tessuto socioeconomico locale; avere una famiglia e ritardato il rimpatrio tanto che i figli sono poi andati avanti nella scuola locale iniziando una attività lavorativa mettendo su, a loro volta, una famiglia e dei figli rendendo così insensato un rimpatrio. Pertanto molti di questi italiani ancora residenti in Svizzera, oltre seicentomila, sono tuttora proprietari di quella abitazione che avevano costruito o acquistato in Italia con i risparmi dei primi anni di emigrazione. Altri, di seconda generazione, vi possiedono invece un immobile ereditato dai genitori. Ebbene, sia per gli uni che per gli altri, oggi, che non hanno più come obiettivo di vita quello di rientrare in Italia, se non per periodi di vacanza più o meno lunghi, la casa in Italia è diventata un peso economico. Un onere supplementare, addirittura insopportabile, soprattutto per gli emigrati che devono vivere in Svizzera con il solo reddito della pensione a causa dei costi annuali che ormai comportano questi immobili tra le varie utenze (elettricità, acqua, gas, canone tv) e varie tasse sia in Italia (Local tax e Tari che da quest’anno sono nuovamente applicate senza benefici per i pensionati emigrati) che in Svizzera andando quella proprietà all’estero ad incidere sulle aliquote fiscali applicate su reddito e patrimonio di natura locale. Così, quella casa che una volta rappresentava fisicamente la realizzazione del sogno di ogni emigrato italiano oggi sta diventando un vero e proprio grattacapo per gran parte dei pensionati e non solo per il gravame finanziario ma anche per gli acciacchi della vecchiaia che, di anno in anno, rendono sempre più complicato andare a trascorrere le vacanze nella casa in Italia. E, d’altra parte, i figli diventati adulti, con le loro famiglie, preferiscono utilizzare le ferie per andarsene a fare i turisti in giro per il mondo o trascorrerle in località che offrono maggiori possibilità di divertimento del villaggio di origine dei genitori. Così che, come apprendiamo frequentando il mondo dell’associazionismo italiano, sono sempre di più le famiglie che – sia pure con il magone – si stanno orientando verso la vendita delle loro proprietà immobiliari nel Belpaese ma, purtroppo, senza successo nonostante vi sia pure la disponibilità a vendere a prezzi stracciati. Innanzitutto perché di questi tempi il mercato immobiliare in Italia è bloccato e, in secondo luogo, perché le case degli emigrati, in genere, non si trovano in località appetibili ai più bensì in villaggi abbarbicati lungo le valli alpine o della dorsale appenninica o, ancora, dispersi nelle campagne della Puglia, della Sicilia o della Sardegna. Morale, questi villaggi – che in estate si ripopolavano e traevano giovamento dai soldi che vi spendevano i loro emigrati di ritorno – si ritroveranno così ad essere ancor più abbandonati a sé stessi e più poveri!

Pubblicato

Venerdì 22 Maggio 2020

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