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Immigrazione & dintorni

La capacità di reagire alle offese

di

Dino Nardi

È noto che in ogni nazione, se non in ogni regione, la popolazione locale usa determinati appellativi (parolacce) per offendere il prossimo con delle variazioni a seconda delle caratteristiche della persona alla quale ci si rivolge, per esempio per l’origine etnica, la religione oppure la provenienza geografica.

 

Per gli italofoni, come ben sappiamo, l’appellativo offensivo più ricorrente è sempre stato quello di dare del “cornuto”, magari accompagnato dal gesto rafforzativo delle corna, oppure quello del “figlio di pu***na” o, ancora, con quello ormai desueto ma molto in voga nelle regioni del Nord negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso di dare del “terrone” agli immigrati del Sud Italia. Anche gli svizzeri tedeschi hanno i loro tipici appellativi per offendere il prossimo. Il termine più utilizzato è quello, per esempio, di dare del “sau” (maiale) in tedesco, un concetto che spesso viene rafforzato aggiungendoci la parola “hund” (cane), cioè “sauhund” che, pertanto, assume il significato di “bastardo”. Un’offesa che, se rivolta agli immigrati italiani, diventa poi “sautschingg”.

 

Un termine, quest’ultimo, raramente udibile oggi ma molto in uso negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso ai tempi dei primi flussi migratori provenienti dalla vicina Penisola quando, spesso, gli autoctoni più buzzurri e razzisti, che mal sopportavano la presenza degli italiani, chiamavano dispregiativamente “Tschingg” (appellativo che traeva origine dal suono del “cinque” gridato dagli immigrati bellunesi nel gioco della morra) gli immigrati facendo, non di rado, di ogni erba un fascio, includendovi nell’offesa anche i ticinesi per via dell’utilizzo della stessa lingua di Dante! Ricordi di gioventù!


Peccato che a quell’epoca gli immigrati italiani (e tanti ticinesi) a nord delle Alpi, oggetto di quelle ingiurie verbali, le abbiano subite passivamente visto quanto è accaduto recentemente in due località del Cantone di Zurigo. Come racconta un settimanale locale “Regio”, in un caso, una donna, per aver dato del “sau” con una email a un uomo, si è vista condannare dal giudice al versamento di 1.400 franchi (300 di multa e 1.100 di spese processuali) e a una pena pecuniaria, con sospensione condizionale, di 330 franchi; nel secondo caso, in un centro commerciale, a un ottantenne che ha apostrofato ripetutamente con un “sauhund” un uomo, è stata inflitta da un altro giudice una sanzione di 1.800 franchi (500 di multa e 1.300 di spese processuali) e una pena pecuniaria, con sospensione condizionale, di 1.950 franchi. Sì, proprio peccato che anche allora gli immigrati italiani (e ticinesi) di fronte a quelle offese non abbiano reagito con delle denunce, se lo avessero fatto, probabilmente, molti buzzurri razzisti sensibili al dio denaro avrebbero perso il brutto vizio di insultare gratuitamente il prossimo e, magari, in qualche caso, anche... evitato di finire in infermeria per farsi medicare!

Pubblicato

Giovedì 27 Maggio 2021

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