Mentre è in stampa questa edizione di area ancora non si sa se Marina Carobbio sarà proposta dalla Direzione del Partito socialista svizzero (Pss) per entrare sul ticket di candidati alla successione di Micheline Calmy-Rey in Consiglio federale. È impossibile da prevedere, così come è impossibile da prevedere quali siano le sue reali chances. Perché Carobbio è una candidata atipica al governo. Convinta che il suo lavoro e le sue competenze siano la sua migliore carta da visita, si sottopone al rituale di interviste e audizioni senza stravolgere la sua vita né mettere in campo consulenti o assistenti.
In effetti una personalità come quella di Carobbio in Consiglio federale farebbe del bene sia al Ticino che alla Svizzera. Inutile qui riprendere discorsi triti e rituali sull'importanza di un'equa rappresentanza delle lingue nazionali a Berna. Certo è che occupare uno dei sette posti in governo con una personalità di lingua italiana potrebbe aiutare nel riavvicinare il Ticino a Berna, e questo male non fa. In particolare ai molti che sentono sulle spalle e nel portafoglio le tante peculiarità che il Ticino ha anche in ambito economico.
Ma è su un altro piano che la candidatura di Carobbio è molto importante, sia simbolicamente che di fatto, per la coesione del Paese. Poche personalità della politica federale sono infatti sempre state, con la sua stessa tenacia, coerenza e generosità, dalla parte delle componenti più fragili della nostra società. Basti qui ricordare come intende e pratica la professione di medico, con un impegno del tutto disinteressato per le donne, i migranti e i sans papiers, i più fragili fra i fragili. Ma si deve anche ricordare che fu lei una delle artefici della tavola rotonda che permise di risolvere la crisi delle Officine Ffs di Bellinzona salvando centinaia di posti di lavoro. Senza scordare il suo impegno per gli inquilini, i salariati, l'ambiente.
In un'epoca in cui stare dalla parte dei forti è facile e trendy, la figura di Carobbio in Consiglio federale potrebbe essere molto importante per far sentire di nuovo rappresentati in governo tutti e tutte coloro che non sono tutelati da poteri forti. Un po' come accadeva con Ruth Dreifuss. Chi è cosciente dell'importanza della coesione nazionale e della pace sociale per il benessere della Svizzera non può non tenerne conto.

Pubblicato il 

25.11.11

Edizione cartacea

 
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