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La busta paga contro la crisi

di

Silvano De Pietro
Sessanta miliardi di franchi è una somma gigantesca, superiore all'intero bilancio della Confederazione. Questa somma ora il governo si appresta a metterla a disposizione dell'Ubs, realizzando così non soltanto il più grande salvataggio di un'impresa privata, ma anche la più grande operazione di spesa che la Svizzera abbia mai compiuto. Occorre che la gente, i cittadini elettori se ne ricordino, quando sentiranno i partiti borghesi gridare che non ci sono i soldi per rendere possibile il pensionamento anticipato a chi non se lo può permettere perché avrebbe una rendita decurtata. Oppure che le assicurazioni sociali costano troppo. O che gli invalidi vanno sottoposti a vere sevizie per accertare che non siano degli impostori. Sessanta miliardi di franchi per coprire le spalle a manager superstipendiati a suon di milioni, che con la loro finanza creativa hanno preso una solenne fregatura. Perché tanti soldi a loro, e non ai cittadini che ora vengono minacciati da un'incombente recessione dell'economia? L'Unione sindacale svizzera ha immediatamente reagito e, con straordinario tempismo, ha chiesto che adesso, dopo il salvataggio dell'Ubs, si pensi anche a rafforzare il potere d'acquisto dei cittadini. Quindi: aumenti salariali reali, riduzioni individuali dei premi dell'assicurazione malattie, abbassamento dei tassi ipotecari di 0,25 punti percentuali, ridistribuzione della tassa sul Co2 e adeguamento degli assegni famigliari. Questi i principali ingredienti della ricetta proposta dall'Uss. Il fiasco delle grandi banche – ha detto il presidente dell'Uss, Paul Rechsteiner – non è solo una crisi bancaria. «È anche il fallimento totale di una politica economica che ha portato la Svizzera sull'orlo del baratro». Di conseguenza, se il sistema non può essere salvato che con il denaro pubblico, allora la decisione non può essere che democratica, quindi non solo del Consiglio federale e della Banca nazionale. E si devono porre le condizioni affinché quello che è successo non possa ripetersi. Occorrono «regole commisurate ai giganteschi errori che hanno provocato il fiasco delle grandi banche», nonché una «svolta di politica economica che ponga fine alla liberalizzazione e alla privatizzazione» . Ma per il momento occorre far sì che a pagarne lo scotto non sia la popolazione. Come? L'Uss propone un pacchetto di misure da presentare al Parlamento già nella prossima sessione invernale. Ci vogliono accordi salariali che portino all'aumento reale delle retribuzioni, oltre alla compensazione del rincaro. «I datori di lavoro che prendessero il pretesto della crisi bancaria per negare al loro personale questi aumenti meritati, darebbero prova di un cinismo scandaloso». E sarebbe anche un comportamento «economicamente stupido ed irresponsabile», data l'importanza che ha l'evoluzione del potere d'acquisto sulla situazione economica dei mesi successivi. Nei negoziati salariali attualmente in corso i sindacati chiedono l'adeguamento al rincaro ed aumenti reali tra l'uno e mezzo e il due e mezzo per cento. Altre misure, però, occorrono per rafforzare il potere d'acquisto. L'Uss indica anzitutto un incremento delle riduzioni dei premi dell'assicurazione malattie per i redditi più bassi, ricordando che tali riduzioni non hanno seguito finora la progressione subìta dai premi medesimi. Ci sono poi la ridistribuzione del gettito della tassa sul Co2 (che andrebbe anticipato dal 2010 al 2009) e l'aumento degli assegni familiari (che andrebbero portati ad un minimo di 250, rispettivamente 300 franchi per i figli in formazione professionale). L'insieme di queste tre misure dovrebbe migliorare il potere d'acquisto di un miliardo e 350 milioni di franchi, più altri 600 milioni ottenibili tagliando di un quarto di punto il tasso ipotecario. In totale, quasi due miliardi di franchi, pari ad un buon 0,5 per cento del Pil (prodotto interno lordo). Il presidente Rechsteiner, che è anche consigliere nazionale, ha comunque indicato altri campi in cui la politica deve intervenire. Il preventivo finanziario per l'anno prossimo, per esempio, «deve essere concepito e rielaborato in modo tale da favorire l'evoluzione congiunturale e non frenarla». Occorre lanciare un programma d'investimenti che abbia effetti immediati, mirato sulle infrastrutture pubbliche e sulla costruzione di abitazioni. Ed infine Rechsteiner ha ricordato che la risposta politica alla crisi dei mercati finanziari, rispetto alla previdenza di vecchiaia, è il rafforzamento dell'Avs. Il secondo ed il terzo pilastro della previdenza, vale a dire le casse pensioni e la formazione privata di capitale, sono stati completamente spiazzati dalla crisi dei mercati finanziari. L'Avs – ha sottolineato ancora Rechsteiner – al contrario non è solo socialmente efficace, perché garantisce a tutti una sicura rendita di base, ma con il suo sistema di contribuzione è anche economicamente molto stabile e "performante". Del programma politico di rafforzamento dell'Avs fa parte la realizzazione dell'età flessibile del pensionamento, che nel primo pilastro risulta essere molto più conveniente che in altre forme di previdenza. Perciò, «dopo il gigantesco piano di salvataggio per le grosse banche, è il momento di dire sì all'iniziativa popolare dei sindacati per compiere un passo a favore della maggioranza della popolazione che ha redditi medi e bassi». "La Svizzera è messa bene" Il rilancio secondo Daniel Lampart, capoeconomista dell'Uss Daniel Lampart, di anno in anno l'Unione sindacale svizzera propone il rafforzamento del potere d'acquisto quale stimolo per la crescita economica. Ma rimane inascoltata. Perché allora insiste su questa strada? Negli anni Novanta abbiamo avuto due programmi d'investimenti, i quali hanno aiutato la congiuntura in Svizzera. Purtroppo la politica monetaria allora è stata talmente restrittiva che gli effetti positivi di quei programmi non si sono sviluppati interamente. Ma le sembra realistico presentare, quando si profila una crisi, richieste come, per esempio, aumenti salariali, riduzione dei premi di cassa malati, e così via? I problemi congiunturali vengono dall'estero. La Svizzera di per sé è messa bene. Perciò sarebbe economicamente sbagliato stringere troppo la cinghia. Dobbiamo rafforzare la congiuntura interna per impedire una recessione. Questo punto di vista è condiviso da molti in Svizzera. Le misure prospettate per il rafforzamento del potere d'acquisto non sono sempre le stesse. Perché ogni anno ce ne sono di diverse? Coloro che percepiscono un reddito normale hanno ricevuto nella fase di crescita un aumento contenuto del salario. A trarre profitto sono stati invece coloro che hanno provocato l'incombente recessione. La gente ha quindi diritto ad un aumento dei salari reali. A ciò si aggiungano i rischi dovuti alla congiuntura, i quali rendono necessarie misure supplementari per il rafforzamento del potere d'acquisto. Lei dice che, nonostante le oscure notizie sulla crisi finanziaria, l'economia svizzera si trova in una buona situazione. Come fa ad esserne così sicuro? Perché il portafoglio ordini nell'industria continua ad essere pieno. E perché le banche cantonali e Raiffeisen stanno approfittando della crisi bancaria: continuano a ricevere mese per mese nuovo denaro in misura di miliardi di franchi. Lei crede davvero che la crisi delle banche possa essere usata come pretesto per evitare di adottare le misure economicamente necessarie nell'interesse della popolazione svizzera? La crisi bancaria ha permesso di portare alla luce grosse carenze nella regolamentazione delle banche. A causa dei bonus, i manager hanno corso rischi troppo grandi. Le banche stesse avevano troppo poco capitale proprio. Ed una parte considerevole del mercato dei derivati è cresciuta in modo totalmente incontrollato. Affinché non si ripetano ancora gli stessi errori, occorrono adesso misure incisive.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2008

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