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Eurovisioni

La bellezza delle frontiere aperte

di

Andreas Rieger

Quando finalmente sono state tolte le reti metalliche alla frontiera, a Kreuzlingen alcuni si sono detti: «Mi ricorda la caduta del Muro di Berlino». Per due mesi Kreuzlingen e Costanza, due città fortemente interconnesse, sono rimaste geograficamente separate. Ora, lungo le migliaia di chilometri di frontiera tra Germania, Francia, Svizzera e Austria si rialzano le barriere. Le coppie possono tornare ad abbracciarsi e i figli e genitori ad incontrarsi. E ci si potrà recare più facilmente nel paese vicino per ragioni di lavoro. Ci si sente «benone», dice la consigliera di Stato turgoviese Cornelia Komposch.


La conquista delle frontiere aperte e della libera circolazione è diventata una situazione scontata per la gente. Che non sia così ce lo ha dimostrato il lockdown per il coronavirus. Eppure, stando all’Udc e alla Lega dei Ticinesi, dovremmo rinunciarvi. Volevano la prosecuzione dei controlli doganali, possibilmente fino alla votazione del 27 settembre sull’iniziativa “Swissexit” dell’Udc, che chiede l’abolizione della libera circolazione tra la Svizzera e l’Ue. Non vogliono meno lavoratori, ma lavoratori con meno diritti.


Quello che l’Udc vorrebbe per la Svizzera, il Parlamento britannico in questo momento lo sta traducendo in legge. Dal 2021 i cittadini dell’Ue (come pure gli Svizzeri) che vorranno andare a lavorare in Gran Bretagna dovranno superare enormi ostacoli: necessitano di una formazione di alto livello e di un posto di lavoro che richiede competenze elevate, le loro conoscenze d’inglese vengono verificate e viene valutato il casellario giudiziario. Circa il 70 per cento dei lavoratori europei che oggi lavorano in Gran Bretagna non soddisferebbero i requisiti necessari.

 

I toni elitari e xenofobi usati dal governo sono eloquenti: non vogliono più gli edili polacchi e le badanti rumene. Ma evidentemente l’economia del paese ne ha bisogno, come si vede di nuovo in modo marcato in questi tempi di coronavirus. Il sindacato Unison teme quindi un «disastro assoluto».


Dalla votazione sulla Brexit, sempre più emigrati europei lasciano la Gran Bretagna e i nuovi immigrati dall’Ue sono sempre di meno. Si parla di “Brexodus”. Per questo è tornata a crescere l’immigrazione dal vecchio impero coloniale britannico. E anche il lavoro nero. Qualcuno, il lavoro lo deve pur fare!

Pubblicato

Mercoledì 3 Giugno 2020

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