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La Taco Bell cede ai braccianti

di

Anna Luisa Ferro Mäder
La Florida va orgogliosa delle sue arance e dei suoi pomodori, ma i salari percepiti dai braccianti che li raccolgono lasciano purtroppo a desiderare. Una parte di quei pomodori (l’1 per cento della produzione) viene acquistata dalla Taco Bell, una catena di ristornati specializzata in fast food messicani. In questi giorni, dopo un’azione di protesta durata oltre tre anni, la Taco Bell ha accettato le richieste dei rappresentanti dei lavoratori: pagherà più soldi per i pomodori che acquista e l’aumento dovrà essere usato per migliorare le condizioni salariali dei lavoratori agricoli che li raccolgono. Ottenere questa vittoria non è stato facile. È il frutto di una campagna molto ben gestita indetta oltre tre anni fa dalla Coalition of Immokalee Workers (Ciw - una coalizione di lavoratori di Immokalee, in Florida). È un’organizzazione che rappresenta oltre 2’500 persone. È stata creata nel 1993 dagli stessi lavoratori, che provengono soprattutto da Messico, Guatemala e Haiti, con lo scopo di migliorare le loro condizioni di vita e salariali. La sua è una storia breve, ma già ricca di importanti successi. Alla fine degli anni ’90, la Ciw è stata in prima linea nella lotta contro lo schiavismo, praticato in alcune piantagioni della Florida. Ha denunciato i soprusi ed è riuscita a far liberare 700 lavoratori dalle ingiuste condizioni di lavoro e a mandare in carcere tre datori di lavoro che la praticavano. Tre anni fa ha avviato una nuova campagna. Ha preso di mira la Taco Bell, una catena di fast food messicano che conta negli Stati Uniti oltre 6’500 ristoranti, dove sono settimanalmente servite 35 milioni di consumazioni. La Taco Bell appartiene al colosso alimentare americano “Yum! Brands Inc.”, (Kfc, Pizza Hut, Taco Bell e Long John Silcer’s) multinazionale di Louisville, nel Kentucky, che gestisce 33 mila ristoranti in oltre 100 paesi del mondo. È più grande persino della McDonald’s. Sembrava una lotta impossibile da vincere. L’organizzazione dei lavoratori ha saputo gestire molto bene la sua campagna e a conquistarsi preziosi alleati. Ha prima di tutto lanciato un boicottaggio dei ristoranti Taco Bell. L’idea ha conquistato il sostegno di vari gruppi di studenti in 300 università e 50 scuole superiori. In 22 casi gli studenti sono riusciti ad impedire che il fast food messicano entrasse nei loro campus o lo hanno fatto espellere. Pochi giorni prima che questa vicenda si concludesse felicemente, un gruppo di rappresentanti degli studenti dell’Università della Pennsylvania avevano approvato a larga maggioranza una risoluzione dal titolo “No Quiero Taco Bell” (non voglio Taco Bell), che invita appunto le autorità accademiche a rinunciare al loro progetto di aprire un ristorante di questa catena alimentare nel campus universitario. Il rifiuto era motivato col fatto che i braccianti agricoli che raccolgono i pomodori sono pagati troppo poco. Di fatto queste persone lavorano a cottimo. Per loro non ci sono gratifiche e neppure compensi per gli straordinari, ma nemmeno un’assicurazione malattia. Molte persone lavorano per salari che in alcuni casi non raggiungono nemmeno i 7’500 dollari all’anno, il livello fissato per definire la soglia di povertà. I braccianti ricevono circa 40 centesimi per ogni cesta di pomodori da 16 chili che raccolgono. Un lavoratore deve staccare circa due tonnellate di pomodori per ottenere una paga di 50 dollari. I braccianti riuniti nella Ciw hanno ottenuto il sostegno non solo di studenti, ma anche di varie organizzazioni religiose. Azioni di protesta si sono svolte davanti a vari ristoranti in più zone del paese. Non sono mancati neppure scioperi della fame e viaggi a tappe che hanno toccato varie regioni del paese per informare la gente e invitare a boicottare la Taco Bell. Personalità del mondo politico e culturale hanno sostenuto questa protesta dei braccianti, che ha avuto nell’ex presidente Jimmy Carter un alleato importante al punto che il Centro Carter ha partecipato attivamente al negoziato. Alla fine Taco Bell ha deciso di cedere e di avviare un processo di miglioramento della condizioni salariali dei braccianti della Florida. L’aumento che riceveranno adesso è di fatto il primo da 20 anni a questa parte. La Taco Bell è disposta a pagare un centesimo in più per ogni libbra (poco meno di mezzo chilogrammo) di pomodori che compra dai produttori della Florida. Per questo i suoi costi annuali aumenteranno di 100 mila dollari. Ciò non inciderà di fatto sul costo dei pasti che vende. I soldi dovranno essere utilizzati per migliorare le condizioni salariali del lavoratori. Questa cifra sarà quindi distribuita tra i circa 1’500 braccianti della Ciw che raccolgono pomodori. Potrebbe quindi fare una differenza anche se non certo grandissima. Come ha precisato recentemente Gerardo Reyes Chavez, un esponente della Ciw, adesso si spera che questa decisione «spinga altre imprese a fare altrettanto. La gente si aspetta cambiamenti. Questa decisione crea un precedente che si spera venga imitato. Quello che stiamo vedendo adesso è solo l’inizio di qualcosa di più grande» ha affermato recentemente nel corso di una intervista radiofonica. Anche Jimmy Carter nel commentare l’accordo ha invitato altre catene di ristoranti e supermercati che acquistato pomodori prodotti in Florida a seguire le orme della Taco Bell per aiutare i braccianti agricoli ad ottenere migliori condizioni di lavoro. Il lavoro da fare quindi è ancora tanto e i lavoratori dopo questa vittoria sono consapevoli che possono spuntarla.

Pubblicato

Venerdì 8 Aprile 2005

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