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La Swissness anche nei salari

di

Gianfranco Helbling
Il 15 marzo approda al parlamento federale il progetto Swissness, che comprende la revisione della Legge sulla protezione dei marchi e delle indicazioni di provenienza. Si discuterà di come proteggere lo "Swiss made" come marchio di qualità in Svizzera e all'estero: l'intenzione è di fissare condizioni severe affinché la Svizzera come indicazione di provenienza possa essere citata su un prodotto. L'obiettivo è di tutelare i consumatori ma anche le imprese che, avendo in Svizzera una parte importante del loro processo produttivo, sono confrontate con costi più alti sul mercato mondiale.
Anche la Federazione dell'industria orologiera svizzera si schiera per una severa regolamentazione del "Made in Switzerland". Per chi produce orologi poter vantare una garanzia di provenienza Svizzera forte costituisce un vantaggio concorrenziale molto importante sul mercato mondiale. Molti però sono i furbi: anche perché oggi un orologio può essere venduto legalmente con il marchio "Swiss made" anche se presenta una quota di produzione svizzera di appena il 20 per cento.
Per questo l'industria orologiera appoggia la proposta del governo che prevede una quota di produzione svizzera del 60 per cento per potersi fregiare del marchio di provenienza svizzero. E precisa che un quadro giuridico forte in quest'ambito è la condizione necessaria per poter continuare a creare posti di lavoro anche in futuro.
A dire il vero l'industria orologiera non se la passa poi tanto male, anzi. Nel 2011, anno orribile per l'export svizzero, la Swatch, portabandiera del settore, ha realizzato un utile record di 1,28 miliardi di franchi, per un fatturato di 7,14 miliardi, in crescita del 10 per cento rispetto all'anno prima.
La qualità svizzera dunque aiuta. Aiuta e rende molto. Ma sarebbe bene non dimenticare che la qualità dei prodotti orologieri svizzeri è data in larga misura dalle maestranze. Per questo, a fronte degli utili record incassati da Swatch, è sempre più urtante sapere che in Ticino i salari minimi che il gigante di Bienne paga nelle sue fabbriche e in quelle che controlla è di 2'500 franchi al mese. La Swissness va bene quando si può incassare, ma non quando si deve pagare. Una vergogna. È ora che in Svizzera Swatch e soci paghino alle lavoratrici e ai lavoratori il giusto prezzo per la qualità che vantano. E che sanno abilmente monetizzare nel mondo intero.

Pubblicato

Venerdì 2 Marzo 2012

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