< Ritorna

Stampa

 

La Posta fa utili sui dipendenti

di

Silvano De Pietro
La notizia è piombata all'improvviso, nella settimana dopo Pasqua: nel primo dei tre nuovi centri di smistamento delle lettere, quello di Mülligen (Argovia), da poco entrato in funzione, la Posta svizzera sfrutta un esercito di lavoratori interinali sottopagati. E dire che solo pochi giorni prima, il 19 marzo, l'azienda aveva annunciato un utile netto di 909 milioni di franchi realizzato nel 2007. Più che comprensibile, quindi, la sorpresa e l'indignazione per questo vergognoso sfruttamento di lavoratori precari da parte di un'impresa pubblica.

La denuncia è partita dal Sindacato della Comunicazione. Circa 450 impiegati a tempo parziale hanno lavorato da agosto dell'anno scorso nel nuovo centro di smistamento di Mülligen o alla Sihlpost di Zurigo. Si tratta di personale assunto dall'agenzia di collocamento Adecco e dato in prestito alla Posta. Guadagnano sensibilmente meno dei dipendenti fissi della Posta: 24 franchi all'ora, invece di 30, incluse le indennità di ferie e di giorni festivi. Il supplemento per il lavoro notturno è di 2.90 franchi, la metà di quanto versato agli impiegati a tempo indeterminato. E per giunta i lavoratori interinali, tra i quali ci sono molti padri di famiglia, non sanno a quanto ammonterà la loro busta paga a fine mese, poiché se il mucchio di posta da smistare è meno grande del previsto, semplicemente non vengono pagati.
Ora che il centro di Mülligen è avviato, molti di questi precari a basso salario, in gran parte lavoratrici e lavoratori stranieri, rischiano anche di perdere il loro posto a tempo parziale. Altri dovrebbero venir occupati ancora fino alla prossima estate. E non mancano coloro che lavorano da anni in queste condizioni, anche nel servizio di consegna, senza una prospettiva di venir assunti direttamente dalla Posta.
Tutto questo succede – come ha spiegato un dirigente di Postmail, il servizio lettere della Posta svizzera – perché «per potersi adeguare alla tendenza decrescente ed alle oscillazioni a breve termine nel mercato postale, Postmail ha bisogno di una certa flessibilità nell'impiego del personale. Grazie all'occupazione di collaboratori esterni mediante ditte di prestito di personale, Postmail può reagire rapidamente se la quantità delle lettere cambia». In effetti, come conferma il Sindacato della Comunicazione, è soprattutto prima di Natale che il carico di lavoro arriva al limite del sopportabile per i collaboratori interinali di Postmail.
Il punto è che al carico di lavoro si uniscono, oltre al basso salario, condizioni inaccettabili di sfruttamento. Per esempio, le pause. Per la Posta, come per le Ffs, valgono le stesse regole: per il turno che va dalle 19.50 alle 5 del mattino è obbligatoria una pausa di 35 minuti. Per molti lavoratori di Postmail la pausa è invece di 20 e persino di 15 minuti. Secondo la Posta questi scostamenti dalla regola siano possibili, ma eccezionali, nella fase di avviamento di un nuovo impianto, durante la quale è pure possibile che «le esigenze poste a tutto il personale siano molto elevate». Al punto che le pause si fanno non quando è necessario, ma quando un macchinario o il nastro trasportatore si fermano per problemi tecnici.
Il Sindacato della Comunicazione ha anche segnalato che, a differenza dei dipendenti fissi, i lavoratori presi a prestito vengono istruiti all'uso di una sola macchina, per cui devono svolgere sempre lo stesso alienante e pesante compito. Anche in questo caso la Posta riconosce che ciò è avvenuto, ma provvisoriamente durante la fase di avviamento e finché il funzionamento dell'impianto non si fosse stabilizzato. C'è poi la questione della durata del lavoro, imprevedibile perché determinata dalla quantità variabile di posta da trattare, e dalla quale dipende l'entità della busta paga. Per l'azienda è in definitiva la ragione principale per cui viene impiegato personale avventizio preso in prestito: ottenere la massima flessibilità pagando i costi minori.
Condizioni simili si erano già prodotte l'anno scorso nel centro pacchi di Härkingen. In un reportage apparso nel giornale sindacale Comtext si denunciava il fatto che i lavoratori interinali venissero «trattati come moderni schiavi». Nel frattempo la situazione dovrebbe essere migliorata, anche grazie all'impegno del Sindacato della Comunicazione, che cerca di trattare con la direzione della Posta la proporzione di lavoratori interinali rispetto al livello complessivo del personale occupato. Il precariato è certo diffuso nelle imprese postali private; ma lo sforzo del sindacato è di far sì che non se ne verifichi una crescita selvaggia.

"Fanno così dappertutto"
La reazione di Angelo Zanetti del sindacato della Comunicazione Ticino

«Conosciamo questa situazione», dice Angelo Zanetti, segretario regionale Posta & Telecom del Sindacato della Comunicazione. Il suo commento prosegue come un fiume in piena: «E c'è da dire che da tempo, come segretari regionali, chiediamo un intervento forte e incisivo dei nostri responsabili centrali, perché è inammissibile quello che succede, direi un po' in tutti questi nuovi centri tecnologici, dove i ritmi di lavoro sono sempre più intensi, dove il personale è assunto proprio ai minimi termini, la gente non può fare vacanze, si continua a fare ore straordinarie, supplenze, eccetera. È un clima generale che si riscontra in tutta la Posta, non solo presso il centro di Mülligen».
Si verificano anche in Ticino, casi di questo genere?
Posso dire che mi sto occupando del personale addetto al recapito, poiché c'è una situazione che dev'essere assolutamente fermata subito. Infatti ho chiesto al responsabile di intervenire a un incontro (avremo un'assemblea la prossima settimana, il 10 aprile), dato che, per esempio, ci sono dei gruppi di distribuzione che da due mesi devono fare il doppio turno, il doppio giro, perché manca personale. Così è a Locarno, così a Bellinzona, così a Giubiasco, così per altri gruppi a Lugano. E questa situazione non c'è solo in Ticino: è dappertutto così.
Ma che cosa sta preparando il sindacato per affrontare, anche a livello nazionale, questa situazione?
Noi in Ticino ci stiamo dando da fare: ci svegliamo da soli, non abbiamo bisogno di aspettare la centrale per fare queste cose.
Ritiene che la centrale non faccia abbastanza?
Sì.
Perché? Da che cosa la deduce? Può fare un esempio?
Noi sul terreno constatiamo con mano. Quindi loro forse dovrebbero anche ascoltare questi appelli, se possono essere chiamati appelli. Quello che succedeva a Mülligen è successo anche a Härkingen. Già nell'autunno scorso era stata denunciata la stessa cosa al centro pacchi di Härkingen. Anche lì: interinali, ore di straordinario, una situazione veramente difficile.
Ma allora ci sarà, ci dovrà essere una reazione da parte sindacale…
Sì, stiamo facendo il lavoro sindacale: riunire in assemblea il personale, far emergere i problemi in modo abbastanza dettagliato, e poi agire di conseguenza.
Quindi farete pressione anche sul sindacato a livello nazionale?
Noi la pressione la facciamo da anni. Anche l'esempio delle Officine Ffs di Bellinzona dimostra che il Ticino, dal punto di vista sindacale, ha sicuramente un'altra idea, un'altra marcia rispetto al modo di fare sindacato delle centrali sindacali. Noi possiamo arrangiarci da soli, in questo caso. Tra l'altro siamo stati gli unici a fare tutta quella battaglia su Ymago, la petizione, le manifestazioni, eccetera.


Pubblicato

Venerdì 4 Aprile 2008

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 4 Giugno 2021