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Lontano dai riflettori dell’opinione pubblica, la Grecia è un paziente appena dimesso dall’ospedale. Ma non ancora guarito.
Gettiamo uno sguardo sul passato. Dopo la crisi finanziaria globale, il paese ellenico è stato toccato duramente nel 2012: Stato ed economia avevano contratto troppi debiti e si sono venuti a trovare in una situazione di insolvenza. Una terapia efficace sarebbe consistita nel taglio del debito, ma per questo le banche francesi e tedesche si sarebbero dovute dissanguare. Oppure l’Unione europea avrebbe potuto farsi carico dei debiti, ma a «iniettare denaro per un popolo di lazzaroni» non erano disposti né i tedeschi né gli avari paesi del Nord Europa.


Si è così arrivati al “trattamento sanitario obbligatorio” da parte dei “medici” della Troika, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione Ue. Come terapia, hanno prescritto un rigido programma di austerità: riduzione del salario minimo legale e delle pensioni, smantellamento dei contratti collettivi di lavoro, tagli ai servizi e agli investimenti pubblici e privatizzazioni, come quella del porto del Pireo, il più grande scalo marittimo del Sud Europa, finito sotto controllo cinese. I deboli sindacati hanno cercato di resistere con scioperi generali di un giorno, ma con scarso impatto. Il risultato della terapia d’urto: la disoccupazione è salita al 30%, i salari reali sono crollati di oltre il 20, le pensioni di vecchiaia fino al 50%. Milioni di cittadini sono finiti in uno stato di in povertà e la mortalità infantile è aumentata.


Da agosto di quest’anno, il paziente non è più sotto stretta osservazione “medica” della Troika. Lo Stato greco ha ripagato parte del debito e ora ha un bilancio in pareggio. Ma il suo stato di salute non è buono, nonostante la ripresa economica degli ultimi anni. “L’economia greca rimane a terra”, ha titolato il domenicale Nzz am Sonntag. Con il 14%, la disoccupazione ufficiale è la più alta dell’Ue. Centinaia di migliaia di persone sono emigrate, compresi tanti lavoratori qualificati di cui oggi ci sarebbe bisogno. I salari sono leggermente aumentati, ma restano lontani dai livelli precedenti la crisi.


I sindacati del settore pubblico stanno reagendo con scioperi. Mentre quelli del privato sono indeboliti da faide politiche interne.
Intanto, sempre più economisti, anche del Fondo Monetario, riconoscono che la terapia prescritta alla Grecia era completamente sbagliata. Ma per un risarcimento il paziente dovrà attendere, in eterno.

Pubblicato il 

15.09.22

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