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La Dea Nemesi, Gianna e il doping

di

Libano Zanolari
Kostas Kenteris, l’uomo della mitica Mitilini di Lesbo, patria di Alceo e della sublime Saffo doveva essere incoronato perché, dice la poetessa, «gli Dei volgono lo sguardo da chi non ha corona». Non solo: Kostas “Eolos” (vento) Kenteris doveva accendere il fuoco sacro al termine della cerimonia che avrebbe trasportato il mondo ai tempi dei Numi dell’0limpo in un affascinante viaggio a ritroso. Il fuoco di Eraclito e la corona di ulivo, l’albero che assieme al fico salvò Atene (e forse il nostro mondo) assediata dal persiano Dario. E pazienza se la storia della corona di Saffo sul capo degli eroi olimpici è un clamoroso falso storico: Saffo in realtà si rivolge a una donna e la invita a porre fra i capelli «ghirlandette di viole». Faute de quoi gli dei (e lei stessa) non l’avrebbe più guardata... Kenteris invece era guardato a vista, braccato anzi, da quando l’anno scorso ai mondiali di Parigi aveva sentito improvvisamente un dolorino alla coscia e se l’era data prudenzialmente a gambe prima che a qualcuno venisse in mente di fare un piccolo controllo. «Non posso rischiare lo strappo», si giustificò Kostas, «non posso rischiare di perdere i Giochi di Atene». Infatti. Il progetto partiva da lontano: da quando la capitale greca aveva ottenuto le Olimpiadi (che avrebbe dovuto avere già nell’anno del centenario dalla rifondazione, il 1996, ma che andarono invece ad Atlanta sede di una nota bevanda di colore oscuro). Atene doveva avere il suo eroe: a tutti i costi, nuovo Achille piè veloce o mostro chimico che fosse. E il progetto con la tacita connivenza di tutti i grandi dello sport, prese piede. Kostas, mediocre sui 400 metri, viene spostato sui 200, perché i dottori in chimica intravedono maggiori possibilità di manipolazione. Eolos Vento Kenteris appare dal nulla, si presenta a Sidney e vince. Va ad Edmonton ai mondiali e vince anche nel granaio del Canadà (e di mezzo mondo). Va a Monaco di Baviera e invece di frequentare le birrerie vince ancora: Campione di tutto: olimpico, mondiale ed europeo. Nel frattempo però il vento muta: Marie-George Buffet sottrae lo sport ai grulli dello sport e lo passa allo stato. Persino Bush si accorge che se i giovani si gonfiano di pillole il futuro non è roseo: mancheranno i soldati per conquistare il mondo. Tutti insomma si accorgono che i tempi del marchese di Samaranch e dei finti controlli sono finiti. E naturalmente tutti sanno che Kenteris è un mostro costruito ad hoc. Tutti meno l’ineffabile e prolissa Gianna Angelopulos-Daskalaki. Perché? I casi sono due: o crede che anche sotto la nuova gestione Rogge-Pound si faccia tanto rumore per nulla, o, peggio ancora, perché qualcuno le ha detto che il progetto sarebbe andato in porto. E così Kenteris fu designato come ultimo tedoforo, e pizzicato mentre fuggiva in moto con la sua amica Thanou per le strade della bella Vouligameni, come un bullo del sabato sera. La storiaccia ha però un lieto fine: non ha impedito ai Giochi di Atene di avere un grande successo.

Pubblicato

Venerdì 10 Settembre 2004

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