< Ritorna

Stampa

 

La Casa deve rimanere bianca

di

Flavia Parodi
Mi permetto un attimo di cacciare il naso negli affari di una grande Nazione: gli Stati Uniti d'America. Lo sanno tutti, ormai è cominciata la campagna politica per l'elezione del presidente. Un presidente che, cosa altrettanto nota, sarà a capo di un paese egemone nel mondo che economicamente conta e che, dunque, dovrebbe rappresentare la massima espressione dell'Occidente ricco, capitalista e, diciamolo pure, padrone. Adesso non starei a far questioni sul colore politico di chi ricoprirà questa carica, democratici o repubblicani è poi la stessa cosa, ma sul colore tout court sì. Ditemi voi se quell'Obama lì – a parte l'assonanza del suo nome con quello del Nemico supremo – può rappresentare i potentissimi Usa? Barack Obama è obiettivamente troppo scuro per incarnare il rispettato prototipo del Wasp che ha fatto grande quel grande Paese. Quando gli antenati dell'antagonista repubblicano John McCain conquistavano l'Ovest liberando la terra da selvaggi adoratori di bufali, quelli di Obama lavoravano nelle piantagioni di cotone. Almeno, credo che le cose stiano su per giù così. Comunque, dai, non si governa col blues. Anche se gli Stati Uniti fanno ballare il resto del mondo al ritmo della loro musica.
Il problema è che Obama non è limpido, è oscuro a partire dalla faccia. Non si capisce neppure quale sia la sua religione. Lo nasconde ma dev'essere islamico. Qualcosa gli è anche sfuggito di dire. Non mi fiderei. Si inizia così e poi ad un tratto la statua della libertà si ritrova col bourqa. Per restare in tema di religione, prendete la candidata vicepresidente repubblicana, Sarah Palin, lei sì che è trasparente. Paladina di un'evangelizzazione armata ha certamente le idee chiare. E chiara è la sua pelle, il che non guasta, anzi, le è servito a farsi incoronare miss Alaska. Serve gente così, cristiana e agguerrita, da far impallidire il mitico crociato Goffredo di Buglione. Ma Obama proprio non ce la fa ad impallidire.
E poi, insomma, se la sede del Governo americano si chiama "Casa bianca" significherà pur qualcosa, no? Bianca e senza minareti, così è quell'edificio di Washington. E così deve restare.
Purtroppo però anche l'ottima Palin ha un difetto strutturale, cromosomico: è una donna. Non funziona. Gli Stati Uniti hanno ancora per le mani un po' di guerre e magari dovranno farne delle altre. Una donna non può inventarsi generale. Ma non convince neanche McCain. Sebbene il suo nome ricordi quello del fratello intraprendente di Abele, mi sembra troppo tiepido, troppo anziano.
Ci vorrebbe qualcuno di più rappresentativo dei valori americani. In un primo momento avevo pensato a Topolino che in fondo è simpatico ed è conosciuto in tutto il mondo. Però mi hanno detto che non esiste, che è solo un cartone animato. Allora, ecco un candidato veramente granitico e autenticamente americano nell'immaginario di chiunque: John Wayne. Ah, è morto? Peccato. 

Pubblicato

Mercoledì 19 Settembre 2007

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 15 Settembre 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019