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Ticino

La Casa del popolo di Bellinzona compie 100 anni

di

Gabriele Rossi

La nostra centenaria appartiene ad un fenomeno architettonico, urbanistico e sociale che ha investito tutta l'Europa, dalla Norvegia all'Italia e dalla Spagna alla Russia nel periodo che va dagli ultimi decenni dell'Ottocento alla Seconda guerra mondiale. Alla base del suo successo stanno profonde ragioni legate ai nuovi bisogni che lo sviluppo dell'industrializzazione reca con sé, con la conseguente crescita dei centri urbani, dei trasporti, della comunicazione e dell'informazione, dalla posta al telegrafo, ai giornali e le trasformazioni nei rapporti sociali, nella vita politica.


Durante la fase iniziale il sorgere delle fabbriche e dei primi quartieri operai porta ad uno sfruttamento del lavoro in proporzioni mai viste: 14-16 ore al giorno in ambienti malsani, ricchi di pericolosi macchinari per ottenere alla fine un salario miserevole che non consente di mangiare a sufficienza ed è l'anticamera di malattie come la tisi. Non vi sono forme di assicurazione sociale che limitino gli effetti dannosi del sistema. I lavoratori reagiscono a queste condizioni con scoppi di violenza e distruggendo le macchine, viste come il loro nemico. Gli aiuti arrivano dalla carità, soprattutto religiosa, a sua volta dipendente dalla buona volontà di ricchi nobili o capitalisti; pochi spiriti illuminati, spesso medici o insegnanti, cercano di porre le fondamenta di una legislazione sociale ancora di là da venire.

 

Uniti per contare
Queste forme di aiuto benevolo ma calato dall'alto finiscono per non soddisfare più l'esigenza della classe operaia di essere riconosciuta come uno dei fattori della nuova società borghese. Si sviluppano le prime idee di autoemancipazione che poi trovano concreta esecuzione nelle prime comunità utopistiche. In seguito cresce con forza il movimento cooperativo e si formano le società di mutuo soccorso. Dopo la metà del secolo XIX, il movimento operaio trova pure un inquadramento ideologico che, attraverso l'idea della lotta fra le classi sociali e della rivoluzione proletaria ne fa l'avversario diretto della borghesia trionfante. In campo economico si organizza allora il sindacalismo, mentre sul piano della politica, a lato del fenomeno anarchico, nascono i partiti socialisti.
Tuttavia gli spazi di manovra rimangono molto ristretti, le lotte sono spesso molto dure e i padroni non esitano a chiamare la polizia e l'esercito, per cui a volte bisogna lamentare delle vittime, come durante lo sciopero alla galleria del san Gottardo nel 1875. Malgrado ciò cresce nel movimento operaio la convinzione di poter contare molto di più e la coscienza della propria forza. Dopo le prime leggi sul lavoro in fabbrica si tratta di promuovere e di difendere i nuovi diritti, di battersi per una giornata di otto ore di lavoro, che permetta di riposare e di avere tempo per lo svago e la cultura.

 

Proporre un'altra umanità
Ed è allora che tutto questo si trasforma nella necessità di rendere evidente questa presenza attraverso un edificio simbolico, che esprima tutti i nuovi princìpi della classe operaia, la visione di un'alternativa al sistema borghese emerso dalla rivoluzione francese. Non un luogo "per il" popolo, ma una casa "del" popolo. Si tratta pure di far spazio alle iniziative volte a combattere le diverse forme di povertà, contro le quali solo uno sforzo collettivo può avere successo. Il legame tra la Casa del Popolo e le cooperative è immediato, sia per quelle di consumo, che permettono di abbassare i prezzi e consentono di ritardare il pagamento, sia per quelle di produzione, spesso panetterie. Stretto è pure il rapporto con la formazione culturale del proletariato; la Casa del Popolo è sovente sede della tipografia che pubblica il giornale del partito o del sindacato, i libretti divulgativi, i volantini per le manifestazioni, dispone di una biblioteca e di una sala per la lettura dei giornali, organizza conferenze, ecc.
In Svizzera, la prima Casa del Popolo è quella di Bienne, nel 1891, mentre in Ticino fa da battistrada quella di Claro, nel 1907. È la dodicesima in ordine cronologico in Svizzera, ma ha la caratteristica di essere stata costruita durante un lungo sciopero degli scalpellini; ospita una cooperativa e una sala per spettacoli teatrali e riunioni. Spesso i parroci dei villaggi della Riviera o le autorità comunali erano intervenute per far sì che gli osti vietassero le riunioni politiche o sindacali nei loro stabilimenti; gli scalpellini reagiscono creando i loro spazi e inserendo chiaramente negli statuti che non si ammettono ingerenze estranee al movimento operaio.

 

L'effetto dello sciopero nazionale del 1918
Nella Confederazione le Case del Popolo sono state 55; di queste, ben 20 sono sorte tra il 1918 e il 1925. È la prova di quanto abbia pesato sul fenomeno lo sciopero generale nazionale del novembre 1918. La profonda crisi indotta dalla guerra mondiale ed ancor più dall'evidente incapacità delle autorità ad arginarne le conseguenze sull'approvvigionamento, sugli abusi in fatto di condizioni di lavoro e di salario, sul peso di lunghissimi periodi di mobilitazione, spinge la popolazione all'esasperazione, che si traduce, per esempio, nell'assalto e nella distruzione della Centrale del latte a Bellinzona nel marzo 1918, nello sciopero generale di Lugano e dintorni nel luglio dello stesso anno.
Alla provocazione delle autorità che mobilitano l'esercito per "proteggere" le principali città, il movimento operaio reagisce dichiarando lo sciopero generale l'11 novembre. La protesta toccherà 250'000 lavoratori in tutto il Paese; termina il 14 di fronte all'ultimatum del Consiglio federale che faceva temere un bagno di sangue. In Ticino, soltanto le località di Bellinzona, Biasca, Bodio scendono in agitazione, mentre il resto del Cantone, influenzato dalla campagna borghese che presenta l'azione come un atto rivoluzionario diretto da "bolsceviki" e a favore della Germania, si astiene dal partecipare e risulta anzi fortemente contrario, così come contrari sono i pochi organismi sindacali cattolici.
Mentre progressivamente le rivendicazioni degli scioperanti vengono applicate (le otto ore di lavoro, l'elezione del Consiglio nazionale con il metodo della proporzionale), nei Cantoni in cui lo sciopero non è stato seguito vi è una rapida e in parte inaspettata reazione; non solo chi si era schierato contro cambia idea già durante il mese di dicembre, ma Partito e Sindacati si gettano nella mischia e lanciano una fase di formazione politica e culturale dei militanti che, nel 1919 vede nascere a Lugano l'Università popolare, a Chiasso e a Bellinzona le Case del Popolo, che saranno seguite da quelle di Locarno nel 1923 e Genestrerio nel 1924. E sempre nel 1919 il Partito socialista ticinese ottiene per la prima volta un consigliere nazionale.

 

La nostra casa, la nostra forza

La Casa del Popolo di Bellinzona costituisce quindi una volontà di riscatto di fronte ai sentimenti ostili di una parte della popolazione, ma anche un'affermazione di forza del movimento operaio, specialmente di quello dei ferrovieri che proprio nel 1919 unisce le proprie forze nel SEV, il sindacato svizzero di categoria che crea il proprio segretariato cantonale nella capitale.
La Bellinzona di allora supera appena i diecimila abitanti, dopo la fusione con i comuni vicini nel 1907. Dal 1878 è la capitale cantonale e dal 1882 il polo ferroviario della rete svizzera a sud delle Alpi, nonché la sede dell'Atelier centrale di riparazione, l'Officina insomma. Interi quartieri, come Daro o Pedemonte e, a ridosso del centro, quello di san Giovanni, ospitano quasi solo impiegati e operai della ferrovia (Gotthardbahn fino al 1909, FFS in seguito).


Già a metà del secolo XIX vi erano state iniziative progressiste, come i Circoli degli Operai, seguiti dalla prima Cooperativa di Consumo nel 1867, pure opera degli ambienti più radicali del liberalismo della Turrita. Subito dopo l'apertura della Stazione, nel 1875 viene fondata la prima sezione sindacale, quella del personale del treno (SZPV), forte di 40 membri e seconda in Svizzera solo a Zurigo. La numerosa colonia svizzero-tedesca crea nello stesso anno la Società del Grütli, membro del Grütliverein nazionale, organismo che si avvicinerà progressivamente al Partito socialista fino a fondervisi.

 

Il sindacalismo bellinzonese risulta quindi incentrato sui ferrovieri e perciò si presenta diverso da quello del resto del Cantone, riunito dal 1902 nella Camera del Lavoro con sede a Lugano. Lo si nota bene, come si è visto, in occasione dello sciopero nazionale. Mentre nel capoluogo sottocenerino la risposta immediata dopo la fine del movimento è affidata al Partito socialista e sfocia subito in forti scontri il 24 novembre (i "fattacci di Lugano"), a Bellinzona i ferrovieri si pongono alla testa delle forze operaie e costituiscono il "Fascio delle organizzazioni sindacali di Bellinzona e dintorni" nel febbraio 1919.


Nel frattempo, due fatti avevano creato un fossato tra le autorità e una parte della popolazione da un lato, i lavoratori dall'altro. Durante lo sciopero alcuni ferrovieri erano stati arrestati e poi processati dalla giustizia militare; uno, Giovanni Tamò, condannato a un mese di prigione. L'altro aspetto era l'accoglienza entusiastica riservata alle truppe del Reggimento 30 che, mobilitate per contrastare gli scioperanti a Zurigo, in realtà non avevano avuto ruolo alcuno, se non quello di sfilare nel corteo sulle rive della Limmat in onore del colonnello Sonderegger e delle sue truppe. I Ticinesi avevano visto in loro i salvatori della Patria ed ora temevano per la loro vita perché le scarse misure igieniche praticate dai medici militari avevano permesso il diffondersi della grippe, che in effetti ne ucciderà alcune decine.
Solo un grosso colpo ad effetto poteva rinserrare le fila e imporre rispetto agli avversari; così, già dal dicembre 1918 si stava operando per acquistare uno stabile di pregio, costruito dieci anni prima in stile liberty, situato all'imbocco del viale della Stazione. Ci vollero 160'000 franchi (come a Friborgo e a Soletta) per comperare l'Hôtel Schweizerhof. La somma venne raccolta con l'emissione di quote sociali da 25 franchi l'una (un meccanico all'Officina guadagnava allora 77 centesimi all'ora, un fabbro 92). Simbolicamente i nuovi proprietari rimossero il ritratto del generale Ulrich Wille e lo sostituirono con quello di Tamò, "reduce dalle patrie galere".

 

La casa in piena attività

Quella di Bellinzona è una Casa del Popolo di lotta, di autonomia operaia. Sin dall'inizio diventa sede dei segretariati sindacali. L'albergo-ristorante è a disposizione dei compagni di passaggio a prezzi modici, le sale del primo piano ospitano riunioni di ogni tipo, tra le quali non mancano espressioni culturali e sportive. La biblioteca e la sala di lettura sono un vanto in un periodo in cui l' unica Biblioteca cantonale, quella di Lugano prestava qualche decina di libri al giorno; sono attive una filodrammatica, una scuola di musica e di canto, l'Università popolare. Vengono organizzati cicli di conferenze, specialmente dopo la creazione dell'ECCO (Ente Cantonale di Cultura Operaia) nel 1923. Sul versante sportivo, nell'aprile 1919 viene fondata, ad imitazione della socialista UOEI italiana, nata nel 1911, l' UTOE (allora UOET, Unione Operai Escursionisti Ticinesi), con sede alla Casa del Popolo e forti legami con il Fascio sindacale; tra i suoi principali scopi, propagandare le vacanze operaie e combattere l'alcoolismo.


La Casa del Popolo è attenta alle novità e promuove la costruzione, a nord del primitivo edificio, di una sala cinematografica e Casinò, il Forum, aperto nel 1930, il cui tetto piano offre lo spazio anche a feste in musica e banchetti. Su via Cancelliere Molo trova posto una tipografia, dove la sezione socialista di Bellinzona cercherà di far stampare Libera Stampa, il quotidiano del Partito, oltre a Il Ferroviere, ma il partito cantonale sarà d'altro avviso. Il Forum diventa invece un polo di aggregazione cittadino grazie ai balli di Carnevale tenuti nel suo Foyer.

 

L'avvento dello stato sociale

L'"Unione sindacale di Bellinzona", nuovo nome dato al "Fascio delle organizzazioni sindacali", in un periodo in cui questo termine diventava politicamente improponibile, rilancia dunque le attività nel 1930, modificando anche gli statuti e ridiscutendo i debiti. La gestione degli immobili non è però particolarmente attenta ai bilanci, preferendo portare avanti attività sociali anche se in perdita.


La situazione si modifica nel secondo dopoguerra, quando lo Stato sociale, di cui l'AVS è una delle prime realizzazioni, risolve, o quanto meno attenua, i bisogni materiali della classe popolare, dall'accesso a condizioni di abitazione igieniche, a forme assistenziali e assicurative, mentre i salari migliorano anche grazie ai contratti collettivi di lavoro.
Nel contempo la cultura si diffonde sempre più attraverso la radio e, più tardi, la televisione, due mezzi di comunicazione che, nei loro primi decenni di vita almeno, hanno un carattere anche didattico. Paradossalmente le conquiste ottenute dal movimento operaio svuotano di contenuto il concetto di Casa del Popolo. Gli statuti di quella di Bellinzona sono adattati nel 1954, ma l'indebitamento è un'ombra pesante sul futuro.

 

La crisi della rinascita

La crisi e il riflusso degli anni Settanta mettono in discussione la sopravvivenza dell'istituzione: tra il 1974 e il 1984 in Svizzera vengono chiuse una decina di Case del Popolo e anche quella di Bellinzona rischia di essere messa in vendita nel 1977. La fine viene evitata di un soffio, anche a prezzo di un parziale riorientamento dell'uso di tutta la proprietà e di una maggiore attenzione al rendimento di una delle aree più pregiate della Capitale.
Nel 1978 si inizia la ristrutturazione eliminando le camere d'albergo e reinsediando nell'edificio principale alcuni segretariati sindacali. A fine secolo la tipografia lascia il posto ad una palazzina con appartamenti a pigione moderata, rispondendo così alla carenza di spazi abitativi a prezzi accessibili nei centri urbani.


Il nuovo millennio si è aperto con una serie di importanti lavori, tra il 2002 e il 2004: demolito il vecchio Forum si sono create tre nuove sale cinematografiche, le uniche della città. Val la pena di sottolineare che se Bellinzona dispone di un cinema è perché glielo offre il movimento operaio! A fianco, sull'angolo della scalinata, si è realizzato un palazzo per spazi commerciali ed uffici. Il complesso si presenta oggi come un degno tassello del centro urbano della Nuova Bellinzona.
Degli ideali di cento anni fa è rimasto il profondo legame con il sindacato e il movimento operaio in generale, la disponibilità ad accogliere assemblee politiche e conferenze pubbliche, spazi per associazioni che favoriscono l'integrazione o difendono gli inquilini e, dal 2015, la gestione del ristorante da parte di SOS-Ticino pone nuovamente in risalto il sentimento di apertura e di attenzione verso i bisognosi.
Ad un secolo dalla nascita, la Casa del Popolo rimane portatrice di speranza, un simbolo in questi tempi di diffusa grettezza.

Pubblicato

Giovedì 14 Febbraio 2019

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