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La Borsa e l'informazione

di

Paolo Riva
Il momento non propriamente propizio ha fatto tornare la Borsa nei sotterranei dell’informazione. Dopo il boom degli ultimi ’90, e lo sboom dei primi del 2000, durante i quali la finanza ha spesso tenuto banco sulle prime pagine, ecco che, giunto il momento in cui non c’è apparentemente più nulla né da guadagnare né da perdere, la Borsa ritorna tema per pochi eletti, o comunque solo per i diretti interessati. Se da un punto di vista tecnico-commerciale il fenomeno è comprensibile, da un punto di vista puramente giornalistico c’è qualcosa di sbagliato nel relegare le notizie dai mercati solo nelle pagine economiche. E’ un po’ come volerle isolare dal contesto sociale e politico in cui viviamo, e del quale queste notizie sono invece parte integrante e fondamentale. Addirittura, se è vero che sono i soldi a far girare il mondo, si tratta di elementi che aiutano a capire correttamente l’attualità. Basta citare la recente politica estera statunitense, ufficialmente travestita da lotta del bene contro il male, ma che a ben guardare non è altro che la ricompensa dell’amministrazione Bush agli sponsor che l’hanno aiutata a raggiungere le leve del comando con abbondanti finanziamenti. E non si tratta di deliri complottistici di un pazzo isolato, ma di un fatto conosciuto e riconosciuto dagli esperti, che semplicemente hanno smesso di divulgare questo tipo di informazioni al grande pubblico. Oppure guardiamo i commenti quotidiani che giungono dai mercati: mai sono stati più contradditori di ora, con il resoconto odierno che è l’esatto opposto di quello di ieri, che a sua volta smentisce quello dell’altro ieri e via discorrendo. Forse che gli esperti sono di colpo diventati degli incompetenti? Francamente non lo credo. Credo che questo lasciare il volgo un po’ a bagnomaria serva a qualcuno a rifarsi una salute (anche finanziaria), agendo in un mercato regolare e prevedibile, togliendo di mezzo tutti i fattori di incertezza causati dalle reazioni irrazionali degli investitori meno preparati. Come spiegare altrimenti la quasi rassegnazione con la quale gli addetti ai lavori accettano la situazione dei mercati? Tre giorni giù e uno su, non sono un andazzo propriamente soddisfacente, a meno che lo scopo non sia quello di gettare solide basi in grado di garantire un rendimento massimo al momento in cui questo benedetto rilancio economico deciderà di palesarsi. E tutto ciò senza il disturbo di casalinghe e improvvisati filibustieri della finanza che ti mettono i bastoni fra le ruote. Nascondere l’attualità borsistica raggiunge un duplice scopo: copre i politici e lascia il campo libero ai finanziari. Che molto spesso sono amici per la pelle. Un rimedio? Attaccarsi con le unghie e con i denti alle news finanziarie. E non solo per contrastare il potere, ma anche perché se il mercato offre ghiotte opportunità agli esperti, la stessa cosa vale per i dilettanti. E non è giusto lasciar piovere sempre sul bagnato.

Pubblicato

Venerdì 19 Aprile 2002

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