Diritti

La 13esima AVS e l'ipocrisia di pensionati d'oro

Sono di una pochezza disarmante gli argomenti degli avversari alla 13esima rendita AVS, oggetto dell’iniziativa popolare promossa dal movimento sindacale in votazione il prossimo 3 marzo. Da un lato cercano di dipingere una situazione diversa dalla realtà (“non è vero che la povertà tra i pensionati è in aumento”) e dall’altro di terrorizzare i cittadini paventando una catastrofe finanziaria per l’AVS, che si potrebbe sventare solo con massicci aumenti delle imposte. E a questo gioco, intellettualmente disonesto, prendono parte addirittura ben cinque ex consiglieri federali, autori di un “appello urgente per la protezione della nostra AVS”, di cui si avuta notizia in questi giorni.

 

Un’iniziativa certamente legittima, ma poco in linea con la tradizione elvetica, che vede gli ex membri del governo astenersi dal partecipare alle campagne di votazione. E anche offensiva nei confronti delle pensionate e dei pensionati che fanno fatica a mangiare e a pagare i premi della cassa malati.

 

Innanzitutto perché i firmatari della missiva, gli ex ministri Adolf Ogi (UDC), Doris Leuthard (Centro, ex PPD), Johann Schneider-Ammann (PLR), Joseph Deiss (Centro, ex PPD) e Pascal Couchepin (PLR), percepiscono una pensione che si aggira sui 20.000 (ventimila) franchi al mese (qui una panoramica delle retribuzioni dei consiglieri federali). Ma anche per il tono, quasi intimidatorio, della lettera inviata (a firma dei primi tre) a 700.000 pensionati della Svizzera tedesca e di quella (griffata Deiss e Couchepin) apparsa come inserzione pubblicitaria sui giornali locali della Romandia. E poi perché usano argomenti fasulli e inconsistenti per mettere paura nella popolazione: “La contattiamo oggi con una serie di preoccupazioni, dato che il futuro finanziario della nostra AVS è fortemente minacciato”, scrivono gli ex consiglieri federali definendo l’iniziativa sindacale per la 13esima AVS un qualcosa si “seducente ma estremamente pericoloso” e prevedendo, in caso di approvazione, la necessità di un aumento dell’IVA dell’1% nel 2026, il che “renderebbe la vita più cara per tutti, anche per le pensionate e i pensionati”. Previsione ovviamente del tutto fuori luogo, ritenuto che l’AVS dispone di più che sufficienti risorse per finanziare, da subito, una 13esima AVS e che per garantirla sul lungo termine basterebbero lievi aumenti dei contributi salariali (area lo ha spiegato in questo articolo).

 

Di qui l’infondatezza dell’“appello alla responsabilità” lanciato dai cinque ex consiglieri federali, che per terrorizzare la popolazione elencano tutte le controindicazioni legate ad un aumento dell’IVA, perché colpisce soprattutto “il ceto medio, le giovani famiglie, i single e i lavoratori che già soffrono per gli effetti del rincaro, degli affitti in crescita e dell’esplosione dei premi di cassa malati”. Certamente tutto vero, visto che l’IVA è per sua natura una tassa antisociale. Peccato che tutti i firmatari dell’appello (ad eccezione di Schneider-Ammann) durante il loro mandato in Governo hanno deciso e sostenuto degli aumenti dell’IVA (nell’era Couchepin è per esempio cresciuta dell’1,1% e con Ogi dell’1%) e che del potere d’acquisto dei cittadini se ne sono sempre infischiati.
Ora è invece un argomento per contrastare una misura semplice, facilmente attuabile, finanziabile, oltre che necessaria e urgente, come è la 13esima AVS.

 

Pubblicato il

07.02.2024 17:44
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