Politica

LPP 21, un pessimo affare sia per i lavoratori sia per le aziende

Ha preso ufficialmente avvio la campagna referendaria contro la riforma pensionistica LPP 21 in votazione il 22 settembre. «Conseguenze devastanti» per molte categorie di lavoratori

Carpentieri, panettieri, parrucchieri, orticoltori, meccanici, giardinieri, fioristi. Sono alcune categorie di lavoratrici e lavoratori per cui la riforma pensionistica LPP 21, in votazione il 22 settembre, avrebbe effetti «devastanti», è stato sottolineato con forza oggi a Berna in occasione del lancio della campagna referendaria da parte di un’ampia alleanza sindacale e politica contraria alla riforma votata dal Parlamento. Una riforma peraltro «mal fatta e dannosa tanto per i salariati quanto per le imprese», «un pessimo affare» soprattutto per le lavoratrici e i lavoratori a tempo parziale e con bassi salari e un «pacchetto avvelenato e costoso» per le donne in particolare, ha affermato il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS) Pierre-Yves Maillard.

 

Sono molteplici gli aspetti nefasti della LPP 21, che non dà alcuna risposta al problema più urgente, che è quello di garantire il potere d’acquisto alla popolazione attiva come a quella pensionata. E anzi lo aggrava, tenuto conto che il previsto abbassamento dal 6,8 al 6% dell’aliquota minima di conversione (il valore percentuale che si applica al capitale di risparmio accumulato durante la vita lavorativa per determinare la pensione annua) comporterebbe una drastica riduzione delle rendite e che l’aumento dei contributi salariali andrebbe ad alleggerire la busta paga delle lavoratrici e dei lavoratori.

 

«È un progetto di smantellamento», ha affermato la presidente di Unia e vicepresidente dell’USS Vania Alleva, ricordando come le salariate e i salariati «più duramente toccati sono gli ultra 50enni: fino a 271 franchi al mese di pensione in meno, 3.200 franchi all’anno. È un furto delle rendite: non ci sono altre parole». Ma non solo: con la riforma LPP 21, aumenterebbero le deduzioni salariali e le persone con salari medio-bassi si ritroverebbero a pagare fino a 2.400 franchi in più all’anno. «Si andrebbe così a colpire le persone che già di più soffrono per l’aumento generale dei costi, dell’esplosione dei premi dell’assicurazione malattie e degli affitti e per la stagnazione dei salari, che non hanno seguito l’andamento dei prezzi degli ultimi anni», ha ricordato Vania Alleva, prima di fornire alcuni dati significativi sull’impatto della LPP 21 per alcune categorie di lavoratori.

 

L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali non avanza cifre precise e rinvia le cittadine e i cittadini alle casse pensioni, che negli ultimi mesi hanno effettuato delle analisi circa le conseguenze della riforma per gli assicurati. Analisi «sorprendenti», ha commentato la presidente di Unia: «Gli assicurati e i datori di lavoro dei settori dell'artigianato, dell’edilizia e della ristorazione in particolare rischiano di subire gravi conseguenze. E lo stesso vale per i lavoratori temporanei. Le analisi degli esperti di fondi lo dicono chiaramente: in questi settori la riforma LPP significa pagare di più per una pensione più bassa». «Un esempio: la Cassa pensioni delle arti e mestieri (Proparis) offre una soluzione LPP a circa 10.000 aziende e oltre 70.000 dipendenti del settore dell’artigianato. Tra gli affiliati ci sono parrucchieri, giardinieri e fiorai, dipendenti di negozi di calzature e mobili, ma anche dipendenti di cartolerie, macellerie, macellerie industriali, operai del settore lattiero-caseario, chimici e meccanici di automobili. Le conseguenze della riforma della LPP sono particolarmente importanti, in quanto questi assicurati hanno un’elevata quota obbligatoria, pari in media a circa tre quarti. Le conseguenze sarebbero dunque disastrose: costi più elevati sia per i dipendenti sia per le aziende e, in contropartita, pensioni più basse per la maggior parte dei lavoratori. In concreto la somma dei contributi salariali, pagati in parti uguali da dipendenti e datori di lavoro, crescerebbe mediamente di circa l’1,8% nei settori affiliati a Proparis. E per sei assicurati su dieci, la riforma comporterebbe una riduzione della pensione. Anche le analisi di altri fondi pensione vicini alle arti e mestieri mostrano risultati molto simili. Gli esperti di Proparis definiscono quindi la riforma ‘altamente inefficace’. Conclusione: questa riforma è fatta male e danneggia sia i dipendenti che le aziende», ha concluso Vania Alleva.

 

«Sarebbe invece finalmente il momento di porre fine alla diminuzione delle rendite a fronte di casse pensioni che godono di piena salute finanziaria», ha dal canto suo aggiunto il presidente dell’USS Maillard definendo la LPP 21 «anacronistica». «Le casse pensioni sono piene di soldi. Gestiscono un patrimonio di 1.100 miliardi di franchi svizzeri, 400 miliardi in più rispetto a dieci anni fa, e hanno accumulato più di 150 miliardi di riserve. Sarebbe dunque opportuno concedere una compensazione del rincaro sulle pensioni correnti, che negli ultimi tre anni hanno perso più del 5% del loro valore a causa dell’inflazione. Per una pensione media LPP, ciò corrisponde a circa 100 franchi al mese. È dunque ora di risolvere questo problema», ha concluso Maillard, auspicando «un no chiaro alle urne» il 22 settembre.

 

Le parrucchiere sono una delle categorie per cui la LPP 21 avrebbe effetti devastanti (FOTO: AdobeStock)

Pubblicato il

02.07.2024 17:08
Claudio Carrer
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