È purtroppo emblematico, per una società, che esistano situazioni e vicende di cui non ci si stupisce più o più di quel tanto. La vicenda fisco-gate è una di queste. E dato che non è affatto edificante e rassicurante per il Ticino che sia così, vorrei proporre alcune considerazioni “sparse” a sostegno di queste mie affermazioni. 1. In Ticino esistono categorie di persone e gruppi di potere praticamente “intoccabili”, che solo in presenza di situazioni accertate in modo inconfutabile o solo di fronte a loro errori grossolani e smaccati, vengono messi quasi (e sottolineo il quasi) allo stesso livello di tutti gli altri ticinesi e come tali valutati. 2. La “rete” che queste persone o gruppi hanno costruito attorno a loro, coinvolge e sfiora praticamente tutto il sistema economico, sociale e culturale (e anche questo è molto grave!) del nostro Paese. La “rete” è in realtà una “ragnatela” che, con la sua appiccicosità, avvolge gran parte del Cantone che fa. Una ragnatela che di fatto ha spento (o cerca comunque di spegnere, esercitando, quando è necessario, una sorta di censura di fatto) le voci critiche e/o autenticamente e propositivamente dissenzienti. 3. D’altro canto, la “corte” di coloro che sono avviluppati nella ragnatela in ruolo subalterno esige e pretende attenzione, considerazione, qualche vantaggio e un po’ di protezione da parte dei “potentati”. 4. Questo stato di cose rende il Ticino un Paese “ingessato”, incapace di fare scelte, men che meno di fare scelte coraggiose, di proporre progetti ampi e lungimiranti, di offrire prospettive. 5. L’operato del Consiglio di Stato, che ha lasciato troppi cittadini scontenti e che ha troppo spesso dimostrato, coi fatti e in alcuni specifici settori, di non essere all’altezza delle difficoltà che il nostro Cantone deve affrontare, non porterà comunque all’elezione di un nuovo Consiglio di Stato (ovviamente con qualche incognita, oggi come oggi, sulla sorte della signora Masoni). Non porterà soprattutto i partiti a costruire reali alternative in termini di progetti. Praticamente tutte le forze politiche stanno infatti cucinando piatti già assaggiati, magari con l’aiuto di qualche nuovo aiuto cuoco (si pensi all’intesa Lega-Udc sulla candidatura di Borradori). 6. In questo contesto, anche con tutta la buona voglia e mossi dalla ferrea convinzione che sia davvero necessario cambiare, è difficile credere che a qualcuno possa venir voglia, in questo momento particolare, di occuparsi della cosa pubblica a livello cantonale. Risultato: la società sembra allontanarsi sempre più dalla politica, curando e mantenendo soltanto intatti i fili della “ragnatela” sopra ricordata. 7. Non è quindi affatto sorprendente assistere o leggere le “amletiche” riflessioni fatte, da una parte, da chi ritiene prioritario, sempre a proposito di fisco-gate, preservare il segreto fiscale e chi, dall’altra, ritiene invece più importante far prevalere l’interesse pubblico di capire quanto è successo e di fare chiarezza sull’operato e le modalità di lavoro della Divisione delle contribuzioni. Sembra quasi che a nessuno venga più in mente che in una democrazia matura, in uno stato di diritto, l’esecutivo e di conseguenza l’amministrazione, che esegue le intenzioni e le decisioni dello stesso, dovrebbero semplicemente far convivere in modo armonioso e naturale l’interesse pubblico con il rispetto delle leggi (e quindi anche con la garanzia del segreto fiscale). 8. Certo che se il Governo, o parti di esso, non vuole o non riesce a controllare l’amministrazione che da esso dipende, certo che se il Governo aspetta mesi per decidere interventi urgenti indispensabili per preservare la credibilità dello Stato e si muove solo di fronte alla pressione dell’opinione pubblica, il problema politico è evidente e, purtroppo, allarmante. Non è così che vorremmo vedere lavorare il nostro esecutivo. Non è così che ci sentiamo garantiti. Speriamo solo che, alla fine di questa vicenda, qualcuno – tra Governo e dirigenza politica – abbia finalmente capito che si deve cambiare. Per evitare che i nostri concittadini si girino dall’altra parte dicendo: tanto, sono tutti uguali!

Pubblicato il 

27.01.06

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