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L'uovo, grimaldello della domenica

di

Francesco Bonsaver
Giornate convulse al Dipartimento delle finanze e dell'economia (Dfe) diretto da Laura Sadis. La concessione delle aperture domenicali del Centro Ovale di Chiasso rilasciata in marzo dal Cantone si scontra con il divieto di lavoro domenicale sancito dalla legge federale. In un primo tempo, il Dfe si giustifica invocando la presunta parità di trattamento, ossia il fatto che anche il Fox town di Mendrisio è autorizzato da 16 anni ad aprire senza avere la base legale per far lavorare i dipendenti la domenica. Una situazione d'illegalità da sempre tollerata dall'autorità federale (Seco) perché gode di un ampio sostegno politico e delle parti sociali.
Lunedì 10 settembre, il colpo di scena: il Dfe intima la chiusura domenicale dei due centri commerciali entro il primo ottobre. Sommerso da una valanga di critiche per aver messo a repentaglio  mille posti di lavoro al Fox Town e l'indotto fiscale generato, due giorni dopo il governo cantonale fa parziale retromarcia, annunciando una sospensione dell'intimazione di chiusura fino a dicembre. Il governo annuncia inoltre di voler mediare tra le parti sociali per trovare una soluzione condivisa, che salvaguardi l'eccezionalità del Fox Town. Ne parliamo con Enrico Borelli, segretario Unia Ticino e responsabile settore vendita.

«Serve che tutti si diano da fare per modificare le norme di legge che oggi impediscono l'apertura domenicale» fine dell'intervento di Laura Sadis nella conferenza stampa sul caso Fox Town - Uovo di Chiasso. Enrico Borelli, la vuole commentare?
Direi che la frase conclusiva della ministra Sadis spiega la situazione a cui siamo confrontati. Il tentativo di utilizzare un caso unico, il Fox Town, per tentare di estendere il lavoro domenicale. La presunta parità di trattamento invocata dal Dfe avrebbe avuto come conseguenza che Serfontana, Breggia, Grancia e tutta una serie di centri commerciali presenti nel cantone potessero aprire la domenica. Fin dal 2009, prima ancora che intervenisse il Dfe, abbiamo contattato la dirigenza del Centro Ovale per informarli che avremmo fermamente contrastato una loro eventuale richiesta di apertura domenicale. Abbiamo spiegato loro in modo trasparente, che l'apertura domenicale avrebbe causato delle difficoltà non solo al loro personale, ma avrebbe generato un effetto domino in altri centri commerciali. Una prospettiva per noi intollerabile.
Siete stati criticati per non aver accettato le aperture domenicali in cambio di un contratto collettivo nel Centro Ovale.
Già nel 2009 abbiamo spiegato ai responsabili del Centro Ovale che non avremmo accettato nessun baratto. Il contesto in cui è nato l'accordo con il Fox Town è sostanzialmente diverso da quello di oggi. L'attacco alla domenica come giorno di riposo è talmente generalizzato che non siamo più disposti a barattarlo con contratti. Ci battiamo per un altro modello di sviluppo di società. Non possiamo permetterci di compromettere il futuro delle prossime generazioni.
Eppure al Fox Town l'accordo fu trovato nel 1995…
Da questa vicenda credo che come sindacato dobbiamo trarre degli insegnamenti. Le considerazioni sull'accordo Fox Town fatte dall'allora gruppo dirigente sindacale le ritengo corrette perché contestualizzate a quel periodo. Oggi però il quadro è notevolmente mutato. E alla luce delle esperienze accumulate, possiamo tranquillamente affermare che oggi quest'accordo non si sarebbe realizzato.
Perché questa posizione così contraria alle aperture domenicali?
La nostra organizzazione pone al centro dei suoi interessi la difesa dei salariati e della popolazione. Un'estensione generalizzata del lavoro domenicale avrebbe delle ripercussioni gravi e negative sulla qualità di vita dei salariati e dei cittadini. Per questo affermiamo che la tematica delle aperture generalizzate investe la società intera. La domanda di fondo è: quale società vogliamo? Trasformare il Mendrisiotto in un Gran bazar a cielo aperto? Sono convinto che la nostra regione abbia tutta una serie di risorse su cui sviluppare una crescita di qualità.
Torniamo al Centro Ovale e alla presunta parità di trattamento fatta propria anche dal Dfe.
Sulla parità di trattamento, occorre far chiarezza. Fox Town e Centro Ovale sono profondamente diversi. Lo sono sotto il profilo merceologico, della tipologia dei clienti, dell'impatto turistico e a livello contrattuale. Fox Town rappresenta un vero unicum del panorama commerciale ticinese. Il Centro Ovale non è null'altro che un doppione dei centri commerciali cantonali. Ma direi di più: sono profondamente diversi nell'impostazione. Fin dall'inizio il Fox Town ha avuto una progettualità a medio-lungo termine. Il Centro ovale no. In corso d'opera hanno cambiato più volte destinazione. Inizialmente l'apertura domenicale non era neanche prevista. È stata inserita in zona Cesarini per ingolosire tutta una serie di attori commerciali a installarsi nel centro.
Come se ne uscirà da questa vicenda?
L'augurio è che possa concludersi in modo ragionevole. La pista tracciata oggi (mercoledì, ndr.) dal governo lascia ben sperare. Il patto di paese sul Fox Town ha retto per 16 anni e non si è mai rotto. Qualcun altro lo ha voluto usare come grimaldello per  le aperture generalizzate.
Può essere più preciso?
Dei settori importanti della Disti (l'associazione che raggruppa la grande distribuzione), in particolare la Migros, hanno sviluppato una pressione notevole sull'apertura domenicale del Centro ovale. Ma non solo. Non voglio fare un processo alle intenzioni, ma è perlomeno singolare che un alto dirigente del Dfe che ricopriva un ruolo decisivo nella prima autorizzazione concessa al Centro Ovale, oggi lo ritroviamo alla presidenza del consiglio di amministrazione dello stesso centro commerciale.
Come valuta la gestione politica del dossier da parte del Dfe?
Maldestra. Una serie di errori ha portato il Dipartimento in un vicolo cieco. Fortunatamente oggi (mercoledì, ndr.) il Consiglio di Stato ha corretto il tiro, proponendo una gestione pragmatica della questione. Nei fatti, si torna alla situazione dello scorso maggio, quando nelle riunioni tra il Consiglio di Stato in corpore e tutti gli attori in gioco si era convenuto che il Fox Town dovesse restare l'eccezione. Il patto di paese ne sarebbe uscito rafforzato, mettendo al sicuro gli oltre mille posti di lavoro del Fox Town.
Veniamo alle note dolenti. Il Dfe ha pubblicato i risultati dei controlli dell'Ispettorato del lavoro condotti al Fox Town e al Centro Ovale. Il direttore della Divisione dell'economia, Stefano Rizzi, si è detto sorpreso del numero d'infrazioni, anche gravi, riscontrate al Fox Town, indicato dai sindacati come modello contrattuale .
Sorprende piuttosto la sorpresa dei vertici del Dfe. Probabilmente ignorano la realtà attuale del mondo del lavoro. Lo scontro capitale lavoro è sempre più acuto. Le pressioni a cui sono sottoposti i salariati oggi sono enormi. Gli abusi contrattuali, anche nei settori dove tradizionalmente i sindacati sono ben radicati, sono elevatissimi. Basti pensare che nell'edilizia, dove vi è il miglior contratto nazionale, riscontriamo quotidianamente degli abusi contrattuali. A volte addirittura con conseguenze penali. Purtroppo nel mondo del lavoro ticinese isole felici non ce ne sono. Fox Town compreso. Anche se va riconosciuto che in quella struttura esiste il contratto più avanzato dell'intero panorama nazionale del commercio al dettaglio. Cionondimeno, in questi anni al Fox Town abbiamo sviluppato centinaia di interventi rispetto alle infrazioni contrattuali.
Ringraziamo comunque l'Ispettorato del lavoro per il suo operato. Chiederemo un incontro con la Commissione paritetica per analizzare il risultato dei controlli cantonali. 

Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2012

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