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L'uovo di Motor-Columbus

di

Can Tutumlu
Comprare le azioni di Motor-Columbus? Mentre i socialisti di Bellinzona non ne vogliono sentir parlare quelli di Lugano hanno deciso di stare “alla finestra”, «abbiamo deciso di non osteggiare la trattativa in corso» hanno fatto sapere in una nota stampa. Le sezioni sono quindi divise sulla questione elettricità. Per quali ragioni? Il presidente Ps di Lugano, Alberto Leggeri, e quello di Bellinzona, Paolo Bordoli, si confrontano sul tema. Ma prima facciamo un passo indietro. Lo scorso aprile Ubs rendeva noto l’acquisto di un’ulteriore quota del capitale azionario di Motor-Columbus (Mc). Col 58 per cento diventava così l’azionista di maggioranza della holding finanziaria e indirettamente anche proprietaria del secondo gigante energetico svizzero Atel (controllato da Mc). La banca al contempo faceva notare che l’investimento era strategico e che sotto c’era la volontà di vendere l’intero pacchetto Mc e questo nonostante che l’apporto all’utile netto di Ubs da parte della holding finanziaria sia stato di 45 milioni di franchi nel 2004 (una “goccia” sugli 8 miliardi e 89 milioni di franchi). Ma vendere a chi il pacchetto da 1,2 miliardi di franchi? La precedenza dovrebbe andare ai vecchi azionisti (tra i quali spicca la “grande sorella” francese Edf con il suo 20 per cento) ma i vertici dell’Atel (incaricati da Ubs) decidono di proporre una quota da 109 milioni di franchi anche alle Aziende industriali luganesi (Ail), distributori di energia elettrica. In Ticino a questo punto è fermento, nasce l’idea di una cordata ticinese, da almeno 400 milioni di franchi, con la speranza di poter spuntare un maggior peso decisionale (con i 109 milioni si arriva appena al 3 per cento in Atel). Al momento sul tavolo delle trattative ci sono però unicamente i 150 milioni di Lugano, che ha deciso di non aspettare la Capitale. L’Azienda elettrica ticinese – chiamata nell’affare – si è tirata fuori dicendo, in sintesi, che non vuole finanziare la concorrente Atel. In corsa resta Bellinzona, il sindaco vorrebbe partecipare con 100 milioni ma le resistenze non mancano. E sull’affare sono divise anche le sezioni socialiste. Alberto Leggeri (AL) la sezione luganese del partito socialista ha deciso di «non osteggiare» l’operazione di acquisto di azioni della Motor-Columbus da parte della città. I socialisti di Bellinzona hanno invece proclamato la loro ferma opposizione di «principio e di sostanza» alla trattativa di acquisto. Non siete sulla stessa linea quindi. Cosa porteranno di buono a Lugano i 150 milioni di franchi messi sul tavolo dell’Ubs? AL: I socialisti di Lugano non hanno dato un’adesione entusiastica e incondizionata al progetto, non siamo affatto contenti di come è stata gestita la comunicazione. Non si può fare un investimento del genere senza che ci sia una discussione. Detto questo veniamo alla domanda. Il mercato elettrico oramai ha una dimensione non solo locale ma anche continentale. In prospettiva incombe il libero accesso ai fornitori di elettricità, è un dato di fatto. In un contesto del genere le aziende locali sono in pericolo, sono dei pesci piccoli nel grande stagno. Per le Aziende industriali di Lugano (Ail), che distribuiscono unicamente energia ma non la producono, abbiamo ritenuto interessante il fatto che si potesse aprire una finestra su un partner di peso come Atel. Impresa che tra l’altro ha il monopolio sulla rete di trasporto di energia attraverso le Alpi. Certo non mancano delle perplessità, a partire dal piccolo peso decisionale che pare si avrà. Sarebbe stato più interessante entrare con una cordata ticinese di almeno 400 milioni di franchi controllando così un terzo del pacchetto offerto da Ubs. Ma le cose sembra che abbiano preso un’altra piega. Paolo Bordoli (PB) come mai il Ps Bellinzona non vede l’importanza strategica di una tale partecipazione? PB: È vero noi non vediamo questo interesse. Probabilmente anche perché abbiamo una realtà regionale diversa da quella di Lugano. Bellinzona ha annunciato a sorpresa che intende mettere sul tavolo delle trattative 100 milioni di franchi. Senza farci vedere un pezzo di carta. 100 milioni sono tre volte il gettito fiscale della città che tra l’altro non ha praticamente capitale proprio. A noi socialisti l’idea di ipotecare il gioiello di famiglia Amb (le Aziende municipalizzate di Bellinzona che riforniscono la città anche di energia elettrica, ndr), per avere i soldi per partecipare ad un’azienda elettrica di carattere privato, come l’Atel non piace per nulla. Abbiamo deciso di tranciare subito un’operazione dal sapore speculativo che non ci porterebbe comunque nella stanza dei bottoni. Quindi Bellinzona non deve partecipare perché non ha soldi? PB: Non solo. Oltre a non avere alcun tornaconto noi crediamo che se in questo Cantone si deve fare un discorso sull’energia si deve passare attraverso l’Azienda elettrica ticinese (Aet) che è pubblica e che è chiaramente in concorrenza con la società anonima Atel. Perché comprare azioni della concorrente? Azioni che, lo ripeto, non ci darebbero comunque alcun potere decisionale all’interno di questa impresa. Non vogliamo che un giorno l’Aet venga sbalzata dall’Atel con i nostri soldi. Alberto Leggeri i socialisti di Lugano non sono preoccupati per il futuro dell’Azienda elettrica ticinese? (Che ha infatti deciso di non partecipare alla cordata per l’acquisto di azioni Motor-Columbus) AL: Stiamo correndo troppo. L’abbiamo detto prima, le realtà di Lugano e Bellinzona sono diverse. Il mandato delle Ail, società anonima di proprietà di Lugano, è chiaro: fornire la città di elettricità e cercare di farlo al prezzo più conveniente. Noi crediamo che 150 milioni non sia un investimento scriteriato ma che protegga l’Ail in uno scenario futuro. Chiaro, come socialisti preferiremmo si potesse farlo con un’impresa ticinese. Non è un investimento speculativo che vogliamo, è strategico per il futuro della nostra impresa. Al momento non è comunque stato ancora deciso nulla di definitivo. Avete quindi pensato al bene delle Ail? AL: Sì, è così. Anche se personalmente non sono molto contento della piega che ha preso la discussione in Ticino, si doveva essere uniti in questa trattativa. PB: sono contento di sentire che comunque anche da parte dei compagni di Lugano le antenne sono all’erta. Sulla coesione non c’è molto da dire: Lugano ha deciso di partecipare da sola, è meglio che il nostro Sindaco se lo ricordi visto che persegue nell’idea dell’investimento da 100 milioni. La sezione di Bellinzona nella sua nota stampa fa notare che vuole difendere il servizio pubblico. Ma se le azioni di Motor-Columbus non verranno acquistate dagli svizzeri Atel finirà senza dubbio sotto il controllo dei suoi azionisti esteri (in prima fila il gigante francese Edf e la milanese Aem). Non coglie un controsenso in questo? Una delle maggiori imprese energetiche svizzere potrebbe cadere in mani straniere. PB: Atel è un’impresa privata. L’Ubs non vende per beneficienza. Le nostre aziende municipali, come quelle di Lugano e Bellinzona, dovrebbero finanziare un’azienda a scopo di lucro. Com’è possibile conciliare il mandato pubblico con il lucro? Noi crediamo che si debba passare dall’Aet e non dall’Atel. Le Ail hanno un contratto di fornitura di energia elettrica con l’Aet che scade nel 2008. Ora vuole diventare azionista di Atel. Non c’è la speranza di poter ottenere prezzi migliori magari proprio a scapito di Aet in vista della scadenza di contratto? AL: Se guardiamo la faccenda dal punto di vista del mandato pubblico dell’Ail – che ha il compito di fornire elettricità ai suoi consumatori al miglior prezzo possibile – allora evidentemente non si guarda in faccia a nessuno. Dall’altro lato però c’è lo scenario di apertura del mercato, si potrà acquistare elettricità da qualsiasi fornitore. La concorrenza fra Atel e Aet è un fatto ineluttabile, è nella natura di questo mercato. Quindi varrebbe la regola del prezzo più basso? AL: No. Al prezzo basso si deve mettere un limite. Ci si deve spingere fino a dove l’abbassamento delle tariffe non comporta lo sviluppo di tecnologie pericolose come il nucleare o al commercio di questi tipi di energie fra i paesi. Per tornare alle nostre dimensioni a noi socialisti di Lugano preme dare adito al mandato delle Ail, abbiamo agito in questo senso. Avete delle critiche da farvi? AL: di primo acchito ho pensato che la sezione Bellinzona avesse preso la propria decisione in maniera troppo precipitosa. Poi ho capito che non avevano altra scelta. Le possibilità e le sensibilità sono diverse. A Bellinzona è stato costruito qualcosa con le Aziende municipali che non si vuole mettere in pericolo, posso capirlo. Noi abbiamo altre esigenze, un’azienda in mano alla città ma di diritto privato che con questa operazione non si espone più di quel tanto e che cerca di diventare più forte. PB: neppure io ho critiche da fare, ogni sezione ha la sua propria autonomia. È giusto che sia così. Chiaro, ognuno resta sulle proprie posizioni: noi difendiamo l’Aet. Confido nel fatto che l’operazione a Lugano verrà vigilata a dovere dai nostri compagni.

Pubblicato

Venerdì 18 Febbraio 2005

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