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L'ultima tentazione

di

Generoso Chiaradonna
L’importante appuntamento elettorale che si terrà in Italia dopodomani, è stato trasformato in un referendum pro o contro Silvio Berlusconi, l’anomalia della politica italiana, magnate dell’editoria e portatore di uno dei più grossi conflitti d’interesse che la storia delle democrazie occidentali ricordi. I programmi di governo, infatti, hanno fatto capolino solo nell’ultimo scorcio della campagna elettorale quasi fossero "optionals" alla stessa e con scarsa considerazione del "popolo bue". Quello della cosiddetta "Casa delle libertà" è stato pubblicato su Internet solo all’inizio di questa settimana, mentre quello della coalizione di centro-sinistra, di ben 135 pagine, è stato diffuso solamente con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello forzaitaliota. In fondo a cosa servono i programmi? La cosiddetta gente, come si usa dire adesso al posto di cittadini, è molto più interessata all’immagine dei candidati e a quello che rappresentano. E in uno di loro (Silvio Berlusconi) gli elettori italiani si riconoscono appieno perché incarna i peggiori difetti connaturati agli stessi. Colui che ha commesso un abuso edilizio, il piccolo evasore fiscale, il razzista latente, colui che si sente vittima di soprusi della giustizia e della burocrazia, insomma il borghesuccio piccolo piccolo si identifica in chi tutte queste cose le ha fatte in grande stile utilizzando metodi più sofisticati sì, ma che non cambiano nella sostanza. Quindi come si dice chi si somiglia si piglia o per dirla alla Wiston Churchill ogni popolo ha i governanti che si merita. E gran parte dell’elettorato italiano merita lui anche perché la sinistra, o quel che resta, ha cercato di rincorrerlo sullo stesso piano dell’immagine presentando programmi fotocopia in tema di sicurezza nelle città, chiodo fisso dei due schieramenti, lavoro e socialità, con l’unica differenza di contrapporre al Cavaliere nero, il pacioccone e più bello Rutelli. Sì, ecco qual è l’unica vera novità: Rutelli è più bello di Berlusconi. Se il 13 maggio dovesse vincere l’ex sindaco di Roma, evento improbabile ma non impossibile, l’Italia avrà il più bel primo ministro della sua storia. E gli italiani, intesi quali lavoratori, studenti e membri della società civile? Non contano, torneranno ad essere un elemento irrisorio della sceneggiata politica.

Pubblicato

Venerdì 11 Maggio 2001

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