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L’orologeria ferma il tempo

di

Francesco Bonsaver
«Non dobbiamo mai dimenticare che negli ultimi anni, l'industria orologera ha avuto una crescita pazzesca. È vero, il 2009 è stato un po' più tranquillo, ma vediamo già questi ultimi mesi un'accelerazione delle vendite (40-50 per cento per Swatch). Non c'è ragione per non ritenere che questo sviluppo sia a lungo termine per l'industria elvetica. Il centro del mondo dell'orologeria è la Svizzera».  Così Nicolas Hayek Junior, amministratore delegato del gruppo Swatch, ha commentato alla Radio della svizzera italiana l'aumento del 14 per cento di esportazioni degli orologi "made in Switzerland" nel mese di febbraio.
E ha ragione Hayek nel non drammatizzare il calo del 22 per cento del 2009 rispetto all'anno precedente, perché il volume in franchi delle esportazioni è simile al 2006, quasi 14miliardi di franchi. Una cifra di tutto rispetto ottenuta dopo anni di crescita "pazzesca". È quindi lecito immaginare che le imprese abbiano accumulato molta ricchezza in questi anni, un capitale che gli permetta di far fronte ad un calo temporaneo che non ha nulla di drammatico.
E invece no. In Ticino, la quindicina di aziende attive nel settore (di cui 3 del gruppo Swatch, ma le altre sono sue fornitrici) ha deciso unilateralmente di congelare l'aumento di 100 franchi dei minimi salariali del 2010. Un aumento contemplato nell'accordo siglato tre anni fa tra padronato e sindacati che prevedeva un progressivo aumento dei minimi salariali da 2'400 franchi lordi mensili nel 2008 ai 2'600 franchi di quest'anno. Non si tratta di un errore di battitura, si parla proprio di 2600 franchi mensili lordi. Eppure ci sono voluti molti anni anche solo per raggiungere questa cifra.
area si è occupata a più riprese del "Far-West elvetico dell'orologeria": il Ticino (articoli reperibili sul sito www.area7.ch).
Nel 2003 alla Diantus Watch di Mendrisio, gruppo Swatch, i salari delle lavoratrici non qualificate oscillavano tra i 9 e gli 11 franchi. Per i minorenni la paga mensile ammontava a 1600 franchi. Un salario allora legale, perché leggermente superiore allo stipendio minimo fissato dalle autorità cantonali. Poi sono arrivati gli accordi bilaterali e con essi, la possibilità per la Commissione Tripartita d'imporre dei salari minimi di settori professionali. In tal senso, Unia aveva inoltrato un'istanza alla Commissione Tripartita per decretare d'obbligatorietà generale il Contratto collettivo di lavoro nazionale dell'industria orologiera. Istanza poi congelata a seguito dell'accordo prima citato che avrebbe portato i salari da 2'400 a 2'600 franchi in tre anni, adeguandosi al Ccl nazionale che fissa i salari regionali.
Quell'accordo prevedeva anche una «clausola di salvaguardia» per rinegoziare immediatamente l'accordo (e di non applicarlo) in caso di un «deterioramento della congiuntura economica». Ed è quanto è successo lo scorso settembre, quando per il tramite dell'Associazione industrie ticinesi (Aiti), le aziende di settore hanno chiesto di sospendere l'accordo in ragione della crisi, e quindi di non concedere i 100 franchi di aumento dei salari minimi per il 2010.

Hayek va bene ma congela i salari

Beatrice Howald, portavoce del gruppo Swatch, anche le 3 imprese del vostro gruppo in Ticino hanno chiesto di sospendere l'aumento previsto dall'accordo di 100 franchi?
L'accordo tra le imprese e i sindacati prevede un miglioramento delle prestazioni del personale in quattro ambiti, non solo quello salariale. I miglioramenti riguardano le vacanze, i congedi di formazione, il passaggio a salari mensili invece di paga oraria e infine il montante dei salari minimi. Le nostre aziende attive in Ticino hanno raggiunto tre anni fa gli obbiettivi in tre ambiti su quattro. Il nostro gruppo ha già concesso lo scorso anno aumenti superiori a 100 franchi nel 2009. Per ciò che riguarda i salari minimi (oggi a 2500 franchi), abbiamo aderito alla domanda inoltrata dall'Aiti di sospendere gli aumenti per ragioni economiche e per preservare degli impieghi.
Stando però alle dichiarazioni del Ceo di Swatch, Nicolas Hayek Junior, la situazione economica non sembra così drammatica…
Sì, è vero. Ma questo riguarda il 2010. Le trattative per il futuro con i partner sociali vanno avanti come sempre.
Resta il fatto che avete negato l'aumento proprio per il 2010, dove si trattava di adeguare i salari minimi da 2'500 a 2'600 franchi.  E i livelli salariali ticinesi del settore sono decisamente "convenienti" per i datori di lavoro…
Si, ma bisogna tenere conto delle particolarità delle regioni. Ci sono differenze regionali di costi della vita che giustificano le differenze salariali.
Si può definire la soglia di salario minimo per cui alla vostra azienda conviene mantenere l'attività in Ticino?
Capirete che non vogliamo cominciare a negoziare questo nei media. Di sicuro non ve lo diremo. Abbiamo dei partner sociali coi quali discutiamo.
Però la decisione di sospendere l'aumento dei salari minimi è stata presa unilateralmente dall'associazione padronale…
Se avessimo preso la decisione di aumentare i salari nel contesto di crisi del 2009, l'impegno finanziario sarebbe stato troppo importante. Il rischio era quello di sopprimere dei posti di lavoro. Abbiamo quindi scelto di optare per il congelamento dell'aumento per salvaguardare dei posti. Se la situazione economica cambierà, potremo tenere in conto gli eventuali aumenti.
Ci sono delle speranze per il futuro?
Bisogna sempre mantenere la speranza. 


Pubblicato

Venerdì 2 Aprile 2010

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