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L'opportunità non politica

di

Can Tutumlu
Con il ridimensionamento di Christoph Blocher il 12 dicembre scorso sembrano essersi disciolte molte nubi e il coraggio (politico) e l'onestà (perlomeno intellettuale) sembrano ora poter fare di nuovo capolino dietro alla coltre di dubbi e falsi problemi che ci hanno annebbiato. Le settimane che sono seguite alla fatidica data hanno partorito in particolare due eventi che val la pena di ricordare e mettere in relazione con il disgregamento del "blocherismo".
Pochi giorni dopo la non rielezione dell'ex Consigliere federale l'annosa questione del "bavaglio alla libertà di espressione" costituita dall'abuso dell'articolo contro la discriminazione razziale si è sciolta come neve al sole. Christoph Blocher, durante una conferenza stampa in Turchia, parlava liberamente del suo disagio nei confronti dell'articolo 261bis prendendo al balzo l'opportunità che il governo di Ankara gli aveva messo su un piatto d'argento lamentandosi della troppa attenzione da parte dei giudici elvetici nei confronti della questione del genocidio armeno. In realtà – come area ha documentato più volte – condannare in Svizzera qualcuno per discriminazione razziale è molto difficile. Partito il tribuno, il governo ha subito cestinato la sua proposta di limitare ulteriormente l'applicabilità del 261bis.
E anche il secondo fatto riguarda una questione di "abusi". Questa volta si tratta però dei famigerati abusi nelle assicurazioni sociali. A Zurigo (si veda l'articolo a pagina 3) si è improvvisamente sgonfiato il "complotto dell'abuso". La Commissione della gestione cittadina – presieduta da un parlamentare Udc – ha sancito come sostanzialmente infondate le accuse di abusi nell'ambito dell'assistenza sociale. Smontando così un tema che tanto ha scaldato gli animi e che ha riempito le colonne della Weltwoche. Ma l'onda provocata dalla macchina mediatica dei democentristi è stata cavalcata anche dagli altri partiti. In diversi cantoni sono stati assunti degli ispettori che, raffreddatasi la macchina elettorale, dovranno ora scaldarsi per scovare gli abusi. Anche il Ticino, facendo il passo più lungo della gamba e andando oltre alla richieste contenute in una mozione leghista, si è dotato di un ispettore. Questo nonostante che un rapporto mettesse in discussione l'opportunità di una tale scelta. Il problema, si leggeva a chiare lettere nel messaggio, è l'eccessiva mole di pratiche che ogni assistente sociale – il più adatto a fare verifiche – deve seguire. Ma si sa, l'opportunità politica non sempre coincide con le necessità di una parte consistente della popolazione che arranca ogni giorno per poter vivere dignitosamente. Speriamo che si prosciughi presto l'onda lunga del blocherismo.

Pubblicato

Venerdì 18 Gennaio 2008

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