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L'opera sindacale dei minatori

di

Francesco Bonsaver
Martedì 6 settembre 2006 la fresa di Bodio del tubo est del cantiere del tunnel ferroviario di base del San Gottardo è arrivata a destinazione. Ha infatti raggiunto la stazione multifunzionale di Faido. Un importante traguardo di questa opera colossale. Aldilà dei festeggiamenti per la conclusione dello scavo dei 13 chilometri e mezzo che dividono Bodio da Faido, una riflessione sul rapporto tra i lavoratori dell'Alptransit e il sindacato Unia s'impone. L'occasione viene da un comunicato stampa di Matteo Pronzini, responsabile edilizia di Unia.
I seicento lavoratori del cantiere Alptransit di Bodio, ai quali si aggiungono i 250 della stazione sotteranea di Faido, sono in prevalenza d'origine italiana, tedesca e austriaca. Questi lavoratori hanno portato con loro, oltre alle competenze tecniche per gli scavi di questo tipo, una esperienza culturale sindacale che si concretizza in una determinazione nel battersi per i diritti del lavoro. La combinazione di questa determinazione e «l'incontro con un sindacato combattivo quale Unia non poteva che produrre effetti positivi» riassume Pronzini. Non è un caso che il 75 per cento degli operai di Bodio e Faido sono affiliati ad Unia. Sono state numerose le conquiste contrattuali ottenute in questi anni di cantieri Alptransit. Si va «dai notevoli supplementi salariali per il lavoro a turno, all'aumento dei salari minimi, alle nuove indennità per lavoro usurante, al miglioramento delle condizioni di vitto e alloggio» precisa Pronzini. Ma questi lavoratori hanno dimostrato di sapersi battere anche per diritti che non li riguardano in prima persona, ma per solidarietà verso i colleghi. Un esempio su tutti è la lotta per il pensionamento anticipato nel settore dell'edilizia. Ben pochi dei minatori di Bodio o Faido rimaranno in Svizzera fino all'età del prepensionamento. Cionondimeno il 4 novembre 2002, in occasione delle sciopero nazionale per il pensionamento anticipato, sui cantieri di Bodio e Faido l'adesione allo sciopero fu generale. «Durante le 32 ore di sciopero non un sol uomo entrò nelle gallerie» rileva Pronzini «A dimostrazione di una solidarietà operaia internazionale di questi operai».


Matteo Pronzini, nel suo comunicato lei parla di una forte coscienza sindacale da parte degli operai provenienti in buona parte da Germania, Austria e Italia. Cosa intende dire esattamente?
Faccio un esempio. Un minatore della Germania dell'est mi ha detto che aveva lavorato presso una miniera di uranio nella quale lavoravano 200 mila persone. In queste realtà esiste un forte senso di appartenenza alla classe operaia, frutto anche di generazioni familiari di salariati che si tramandano il mestiere da padre in figlio. Sono realtà molto diverse dal contesto svizzero.
Come si è dimostrata questa particolare forte coscienza sindacale?
Si è dimostrata fin dall'inizio. Quando dei nuovi lavoratori arrivavano sul cantiere, distribuivamo loro i Contratti collettivi concernente il lavoro sotteraneo. La cosa che ci impressionava era che i lavoratori li leggevano attentamente e il giorno seguente ci facevano delle domande su degli aspetti del Ccl che non gli erano chiari. Fin da subito volevano sapere quali fossero i loro diritti.
Sono state numerose in questi anni le conquiste contrattuali nei cantieri sotteranei legati ad Alptransit. Come è stato possibile raggiungerle?
Inizialmente è stato necessario creare un rapporto di fiducia con i lavoratori. Benché dotati di una coscienza operaia, lo scetticismo e la diffidenza nei confronti dei sindacati in genere è evidente. È solo con una costante presenza quotidiana sul cantiere, abbinata alla sincera volontà di Unia di lottare al loro fianco per trovare delle soluzioni ai loro problemi che siamo riusciti ad istaurare quel rapporto di fiducia essenziale tra sindacato e lavoratori. Una volta ottenuta la fiducia, abbiamo organizzato numerose consultazioni tra i lavoratori, tramite questionari e assemblee, per definire insieme quali dovevano essere le rivendicazioni fondamentali. Seguendo queste logiche democratiche si costruivano le vertenze sindacali, nelle quali gli operai si riconoscevano ed erano disposti a lottare fino in fondo.
Questo modo di agire sindacalmente ha generato anche delle sorprese?
I turni attuali in vigore sui cantieri Alptransit ticinesi, 10 giorni di lavoro e quattro di riposo, sono contrari alla legge sul lavoro. È possibile attuarli solo con una deroga, che presuppone l'approvazione di maestranze e rappresentanze sindacali. Essendo persone che in grande maggioranza provengono da posti lontani, ci avevano espresso la necessità di trascorrere più tempo possibile con i propri cari facendo un solo viaggio. La preoccupazione sindacale era di conciliare al meglio il tempo di riposo e la qualità di vita sociale. La turnistica attuale, elaborata di concerto con gli operai, permette loro di rientrare a fine turno in Germania, Italia o Austria e di rimanervi quattro giorni interi, tra cui il sabato e la domenica, nei quali è più facile trascorrere una giornata intera con amici o parenti. Certo, questa è una soluzione contraria alla legge, ma risponde alle esigenze espresse dalla grande maggioranza degli operai ed è attuabile in un cantiere specifico come quello di Bodio. E per questo l'abbiamo difesa.
Il forte rapporto tra i lavoratori dell'Alptransit in Ticino e Unia ha avuto delle ripercussioni nazionali?
Molte delle conquiste ottenute di fatto nei cantieri ticinesi di Alptransit sono diventate norme contrattuali in seguito. Un esempio può essere la stanza singola per ogni operaio negli alloggi del cantiere. Nel 2002 siamo riusciti ad imporla nei cantieri di Faido e Bodio; dal 1 luglio 2003 è diventata una norma obbligatoria del contratto valido a livello nazionale. Questo è solo un esempio, ma sono state diverse le rivendicazioni partite dagli operai Alptransit dei cantieri ticinesi che si sono poi tradotte in norme contrattuali nazionali. Come sindacato, questo ci ha indotto a riflettere su come costruire sindacalmente a livello nazionale partendo da impulsi locali, tenendo conto della forte disparità di presenza sindacale su scala nazionale.
L'esperienza dei cantieri Alptransit è stata quindi utile anche al sindacato?
Negli anni '90, nell'allora Sindacato edilizia e industria, non era stata trasmessa nessuna esperienza di costruzione sindacale nel campo del lavoro sotteraneo. Quando sono arrivati i cantieri Alptransit abbiamo dovuto iniziare da zero. Tutto quanto abbiamo appreso ci sarà utile per molto tempo ancora, considerato che i lavori in galleria saranno una priorità sindacale in Ticino almeno per i prossimi 15 anni. Questo bagaglio di esperienza lo abbiamo già potuto mettere in atto nella fase di preparazione dei nuovi cantieri di Sigirino (Alptransit ndr.) e Lugano (galleria stradale ndr.) intervenendo per tempo, proprio grazie all'esperienza accumulata precedentemente.
E per quanto riguarda il futuro della tratta Bodio-Faido?
L'esperienza acquisita finora ci sarà molto utile anche per la seconda fase dei lavori della tratta Bodio-Faido, dove interverrà la tecnica ferroviaria. Con questo termine si intende tutte quelle categorie di lavoratori che interveranno sul cantiere conclusa la fase di scavo della galleria. Ad esempio, ci sono elettricisti, posa-binari, tecnici dell'aereazione ecc. Il nostro obiettivo sindacale è di far ottenere a tutte queste categorie, che di norma sottostanno a Contratti collettivi differenti, le stesse condizioni contrattuali fissate dall'appendice 12 del Contratto nazionale mantello, che regola il lavoro sotteraneo.

Pubblicato

Venerdì 8 Settembre 2006

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