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L'offesa al potere

di

Alberto Nessi
La prima volta che ho visto Blocher in foto, ho pensato a un molossoide. Merz, invece, mi richiama il levriero. Ma io non ho simpatia per i cani di razza; preferisco il bastardello, il cagnetto del pensionato, della donna sola. Qualche anno fa trovai nella cassetta delle lettere degli opuscoli, dalla grafica funerea, firmati Blocher. Erano scritti in un italiano approssimativo e li misi da parte, turbato dalla loro arroganza, un po’ come si mette da parte un oggetto pericoloso. Non li trovo più, ma nel ricordo offendevano il movimento operaio, gli stranieri, l’Europa. Ora l’offesa è al potere. Al potere, per loro. Io, il mio potere sono i libri, gli scrittori, le vere presenze. Ma la torre d’avorio non esiste, tutti dobbiamo fare i conti con i cani da guardia del liberismo d’assalto, oggi che Helvetia si è tolto il tradizionale velo della prudenza e della temperanza per darsi ai più forti. Ai machi. Quando vedo un debole per le strade, mi viene in mente il molossoide. Mi viene in mente il levriero dell’alta finanza che ride con tutti i suoi denti fra le braccia della patria nuda. Io, lepre già un po’ affannata, continuerò a scorrazzare nei boschi della letteratura come prima. Correrò, se avrò fiato: non è facile scrivere e spesso me ne sto sotto un cespuglio a rosicchiare le bacche, in attesa di spiccare il balzo su parole che pochi leggeranno. Dunque, a me ilmolossoide e il levriero non danno fastidio. Posso ignorarli. Ma vivo in società, accanto a me c’è anche chi campa con poche centinaia di franchi al mese. L’ingiustizia non ha confini e altri cani da guardia mostrano i denti in Europa. Bisognerà svegliarsi dal letargo.

Pubblicato

Venerdì 19 Dicembre 2003

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