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L'italiano in Svizzera

di

Dino Nardi
La votazione che si è tenuta nel Cantone Grigioni, con la quale la popolazione ha accettato la nuova legge sulle lingue, che rafforza sia il romancio che l'italiano, è l'occasione per ricordare che cosa abbia significato e continui tuttora a significare per la lingua italiana in questo Paese, e soprattutto per i cantoni italofoni (Grigioni e Ticino), la forte e diffusa presenza della comunità italiana. Ma anche gli effetti positivi, pure in terra elvetica, della legge italiana n.153 del lontano 1971 sulla promozione e difesa della lingua e della cultura italiana nel mondo. Una legge, peraltro, di grande attualità per tutti gli italiani all'estero e per tutti gli italofoni, e quindi anche per gli stessi svizzeri di lingua italiana, per il fatto che sembrano ormai maturi i tempi per un'ampia riforma di questa legge, vecchia di trentasei anni, della quale si discute da tempo sia nei Comites che nel Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie). Infatti, nel Parlamento italiano, vi sono adesso diversi progetti di riforma di questa legge presentati anche da dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero, tra cui gli onorevoli Narducci e Razzi. Una norma grazie alla quale milioni di ragazzi, figli e discendenti di emigrati italiani, in ogni angolo del mondo, hanno potuto imparare la lingua e la cultura italiana. Tuttora il numero di coloro che frequentano annualmente questi corsi ammonta ad oltre mezzo milione! Per limitarci alla sola Svizzera, basti pensare che, come informa l'Ambasciata d'Italia in Berna (citando dei dati relativi all'agosto 2006 forniti dall'Ufficio Federale della Migrazione), su una comunità italiana di 591'092 persone, di cui circa 160mila doppi cittadini, ben 15'953 alunni frequentano 1'415 corsi di lingua e cultura italiana che si tengono nei cantoni romandi e tedescofoni, gran parte dei quali inseriti nell'orario e nel curriculum scolastico locale, che vedono impegnati 194 docenti italiani, mentre 1'160 alunni frequentano le diverse scuole italiane presenti nella Confederazione (a livello elementare, medio o secondario superiore). Ciò significando che in Svizzera ci sono complessivamente, ancora oggi, oltre 17'000 alunni e giovani che studiano l'italiano. Un fatto di notevole importanza se si pensa che i corsi di lingua e cultura italiana, istituiti dalla citata legge 153/1971, in origine, avevano lo scopo di facilitare l'inserimento nella scuola italiana dei figli in età scolare degli emigrati italiani qualora i loro genitori fossero rientrati in Italia. Mentre oggi, evidentemente, per i 17mila alunni che frequentano questi corsi non è più questo il motivo poiché sono ormai figli di italiani o italofoni di seconda e terza generazione che, certamente, non hanno alcuna intenzione di trasferirsi in Italia, ma vogliono più semplicemente che i loro figli, pur integrati completamente in questo Paese, possano mantenere o avere anche una conoscenza della lingua e della cultura delle loro origini familiari. Una vera e propria ricchezza per l'italianità della Svizzera e quindi un valore aggiunto per i Cantoni Grigioni e Ticino da far valere nei confronti delle istituzioni confederali a difesa della lingua italiana!

Pubblicato

Venerdì 29 Giugno 2007

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