L'inaffidabilità dell'Aire dimostrata da una sua lettera

In concomitanza con lo Scudo fiscale che tante polemiche ha innescato sia in Italia che in Svizzera è in corso un'altra iniziativa del fisco italiano che ha interessato decine di migliaia di cittadini italiani (compreso molti con doppia cittadinanza), tra cui ex emigrati, lavoratori frontalieri ed anche residenti all'estero. Si tratta di una lettera dell'Agenzia delle Entrate con la quale si ricorda a questi cittadini italiani con esperienza di lavoro e/o residenza all'estero quali siano gli obblighi fiscali di chi risiede in Italia e possiede redditi, beni e capitali all'estero. Grazie al Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie), siamo ora in condizioni di poter fare maggiore chiarezza sull'intera questione e poter dare, così, una risposta a tutti gli interessati.
Infatti nel corso del Comitato di Presidenza del Cgie, tenutosi a Roma martedì 10 novembre, su esplicita richiesta dello stesso Cgie, è intervenuto un dirigente dell'Agenzia delle Entrate per dare gli opportuni chiarimenti in merito a questa iniziativa che sta terrorizzando migliaia di emigrati e, soprattutto, di ex emigrati.
Il funzionario ha spiegato che la lettera in questione (ne sono state spedite ben 37'500) doveva essere destinata esclusivamente a cittadini italiani emigrati già iscritti all' Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (Aire) che, nell'ultimo quinquennio, sono rientrati in Italia definitivamente, o vi hanno comunque soggiornato per un certo periodo di tempo, per poi riespatriare nuovamente. Pertanto il dirigente dell'Agenzia delle Entrate ha dichiarato che tutti coloro che sono emigrati e residenti all'estero ininterrottamente da più di cinque anni, e si sono visti recapitare ugualmente la lettera dell'Agenzia, sono stati coinvolti a causa di un errore dovuto a delle iscrizioni non corrette nelle anagrafi dei Comuni italiani. Ne consegue che quest'ultimi potrebbero anche stracciare la lettera e non dare alcun seguito alla stessa.
Tuttavia, conoscendo il funzionamento, ovvero il malfunzionamento dell'amministrazione statale italiana, ad avviso dello stesso Cgie (un'opinione che facciamo nostra) è comunque consigliabile che tutti gli interessati rispondano ugualmente all'Agenzia delle Entrate, anche se non dovuto, per evitare eventuali inutili complicazioni. Si tratta, semplicemente, di inviare  all'Agenzia delle Entrate (Direzione centrale accertamento – Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali – via Cristoforo Colombo 426 c/d – I.00145 Roma) un'autocertificazione da dove risulti lo stato di residenza ininterrotta all'estero da più di cinque anni, allegandovi una fotocopia del permesso di soggiorno svizzero e del documento di identità italiano, con copia, per conoscenza, al Comune di iscrizione all'Aire in Italia.
Da tener presente che, pure rispetto a questo problema, le sedi della Uim, gli uffici dell'Ital-uil e degli altri patronati del Ce.Pa. in Svizzera sono a disposizione per aiutare gratuitamente tutti gli interessati che lo volessero fornendo anche il facsimile dell'autocertificazione.
Ma come è possibile che in questa iniziativa del fisco italiano siano stati coinvolti, sia pure erroneamente, anche i residenti all'estero?
Questa è la domanda che ovviamente ha posto il Cgie al funzionario dell'Agenzia delle Entrate e che tutti noi, addetti ai lavori o meno, pure ci poniamo. La risposta sta nel fatto che, come già è stato possibile constatare in occasione delle consultazioni elettorali italiane in cui all'estero gli iscritti all'Aire possono votare per corrispondenza, i dati relativi agli iscritti nei registri Aire dei Comuni italiani non corrispondono sempre ai dati che risultano nelle Anagrafi dei Consolati italiani con la conseguenza che molti emigrati non ricevono, poi, il plico elettorale.
Il motivo è da ricercare, da un lato, nel fatto che non sempre chi va all'estero si annuncia al suo Comune in Italia e, d'altra parte, molti Comuni per "ragioni di cassetta" preferiscono tenere alto il numero dei residenti stabilmente  e quindi non trasferire nell'Aire chi va o risiede all'estero. Dall'altro lato vi sono anche molti emigrati che, per qualche motivo (non ultimo quello di evitare di dover pagare l'Ici sull'abitazione di proprietà) decidono di non iscriversi all'Aire, forse con la connivenza di qualche impiegato, pur risiedendo all'estero.
Se così fosse (ma il dubbio è retorico), con l'invio dell'autocertificazione per conoscenza anche al Comune, questa è l'occasione per mettersi finalmente in regola o, quantomeno, per mettere l'Amministrazione comunale di fronte alle sue responsabilità!

Pubblicato il

04.12.2009 13:00
Dino Nardi