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L’importanza di un “aggancio”

di

Fabia Bottani
Si aggira nelle piazze, nelle strade, al parco. È discreta, tanto che per notarla occorre davvero prestare molta attenzione. Discreta ma nel contempo sempre presente per chi ha bisogno. Vita, un nome importante, forse una predestinazione, cerca ogni giorno di ridare gusto al vivere a chi, per un concatenarsi di ragioni quel piacere lo ha perso. Lo faceva prima, lavorando in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, lo fa ora, quasi con più determinazione, quale operatrice di prossimità. Sono ormai cinque anni che Vita-Malia Restivo indossa questa casacca, per alcuni scomoda, ma non per lei. "Una salvatrice, una santa", direbbero alcuni visto l'impegno costante e massiccio che grava sulle sue spalle. «Assolutamente no! – smentisce subito – non dobbiamo mai entrare nella pericolosa percezione di poter salvare o guarire qualcuno attraverso il nostro lavoro se non vogliamo correre il rischio di assumere un atteggiamento di onnipotenza che allontana l'altro. Io mi limito a costruire delle relazioni, a ridare speranza. Una banalità per molti, ma non per tutti, soprattutto non per chi è in una situazione di marginalità». Inizia così l'incontro con l'operatrice di prossimità della città di Lugano, cui prende parte anche Lorenzo Pezzoli, responsabile di "Ingrado sostanze illegali" che da gennaio 2006 gestisce anche il centro di accoglienza diurno di Viganello, in interazione costante con l'operato della signora Restivo.

L'operatrice di prossimità è ormai un ponte tra il non-luogo della piazza e la piattaforma di offerte istituite per rispondere ai bisogni di chi quotidianamente incontra. «Vita-Malia è una figura di contatto, una presa di coscienza attraverso la quale diventa possibile seguire una domanda specifica. Da sola la figura dell'operatrice non avrebbe l'efficacia che ha. Solo con alle spalle una base di strutture differenziate (il centro di accoglienza diurno, l'ambulatorio infermieristico nel quale viene gestita la somministrazione di metadone, il centro di competenza – con uno psicologo e un medico psichiatra – oltre al centro di consulenza e aiuto per il seguito educativo e sociale) può accompagnare adeguatamente chi è nel bisogno nella direzione migliore», spiega Pezzoli.
E quali sono i bisogni? «Si va dal potersi cibare al riposarsi, dal lavarsi al lavare i propri abiti. Ma anche dal prendere distanza dalla piazza fino al poter occupare del tempo in compagnia di qualcuno che non sia del "giro"… tutte quelle richieste, in sostanza, alla base della quotidianità umana – racconta Pezzoli che aggiunge – . Le persone che instaurano un legame di fiducia con l'operatrice poi possono portare avanti domande anche più strutturate, relative al proprio disagio esistenziale, alla propria situazione di tossicodipendenza, alla perdita di legami sociali o del lavoro... Ma a Vita-Malia si chiede anche di essere accompagnati da operatori che potranno poi avviare una presa a carico specifica come la consulenza sociale o un intervento specifico nella direzione dell'emancipazione dalle droghe».
Avete nominato la fiducia. Ma come la si conquista? «Per me è un continuo conquistarla sul campo, lasciandosi conoscere, con la presenza, con l'esserci regolarmente. All'inizio è stato difficile, non si fidavano, poi piano piano si impara. Ma ai contatti "fissi e di lunga data" se ne aggiungono costantemente dei nuovi che debbono a loro volta imparare a fidarsi. I volti cambiano, ne arrivano di nuovi, alcuni spariscono per un po'. Lo scorso anno ho avuto contatti con oltre duecento persone (vedi tabella qui a destra, ndr). E trovare la fiducia di tutti non è sempre facile. A volte la si instaura quando meno te lo aspetti: persone con cui non ho un gran contatto, a un certo punto della loro vita si trovano in una situazione particolare e allora si instaura qualche cosa di più importante… ma non è mai facile. Uno dei timori più ricorrenti è la possibilità che io sia in contatto con la polizia: il minimo sospetto e si alza un muro. È importante per me ribadire sempre che questo contatto non c'è. In rapporto alla fiducia, proprio questa mattina, mi sono addirittura sentita dire "Proprio tutti si fidano di te!"»
Costruire un sano rapporto di fiducia non è facile: uno dei rischi di "essere al fronte" è quello di creare avvicinamenti pericolosi, di passare quel confine tra operatrice e utente, e giungere fino all'amicizia «Deve esserci sempre una grande chiarezza da parte dell'operatore per non perdere la funzione di aiuto», aggiunge Pezzoli.
Quali sono le richieste più frequenti di aiuto? «L'ascolto senza dubbio, il poter discutere privatamente con qualcuno, il potersi sfogare», risponde Vita-Malia. Un ascolto che ha l'effetto di decongestionare quella tensione interna, quella violenza, di ridurre il consumo di sostanze. «E indirettamente un comportamento più accettabile permette alla persona di farsi accogliere nell'ambiente in cui vive, ci sono ad esempio, più chance di non perdere il proprio appartamento», racconta Lorenzo Pezzoli. Già perché bene o male un tetto per dormire le persone che incontra Vita-Malia ce l'hanno anche se spesso non è quello che potremmo pensare. A volte si tratta di un alloggio fittizio, di un garni, di un tetto presso un altro del giro e allora il rischio di situazioni "pasticciate" è grande. In estate vi sono anche situazioni di vagabondaggio. «Non siamo confrontati a situazioni estreme tuttavia è bene rendersi conto che un tetto sicuro è un passo nella direzione della stabilità. E in questo senso un garni non è l'ideale», racconta Pezzoli. «Il rischio è quello di diventare delle persone socialmente "out", espulse da più appartamenti, da più pensioni. Negli anni ne ho viste di persone così. Ed è dunque ancora più importante riuscire ad "agganciare" queste persone per reinserirle nella società», aggiunge Vita-Malia Restivo.
Se non è la salvezza l'obiettivo da raggiungere, lo è dunque l'"aggancio"? «Non possiamo pensare di rimarginare in poco tempo situazioni esacerbate dall'uso prolungato di droga, stadi di tossicomania avanzati, concatenarsi di eventi, di fallimenti relazionali. Ma almeno tentare di ridurre i rischi di degrado, di tenere sotto controllo le malattie (sierologie positive, epatite, Hiv, sida). «Quando parliamo di buon risultato – in un mondo della marginalità in cui a dominare è l'irregolarità – intendiamo riuscire a ricostruire un minimo di stabilità. Constatare che molte delle 220 persone hanno con noi una relazione stabile è un grande risultato. Così come lo è l'affluenza crescente di queste persone al nostro centro di aiuto».
Presto o tardi bisognerà ampliare dunque l'offerta? «Negli anni le persone incontrate da Vita-Malia sono aumentate costantemente. Da quando il nostro centro ha aperto le porte si è passati dagli 8-10 ai 25 pasti al giorno serviti e dalle 140 alle quasi 450 presenze mensili (vedi tabella, ndr). Il Centro diurno di accoglienza è aperto dalle 10 alle 14 ma la fila di persone davanti al centro inizia alle 8 e vi è chi rimane anche dopo la chiusura. Capita di fare degli "straordinari" ma per gli operatori, nemmeno due unità lavoro, non è sempre possibile. Per fortuna esiste il progetto Con-dividere o la mensa di Fra Martino che ci danno una mano; e meno male che c'è chi ci porta vestiti, chi contribuisce dall'esterno». risponde Pezzoli.
La palla torna così nel "campo politico": «Il lavoro svolto sino ad oggi è soltanto una tappa: si è iniziato con l'operatrice di prossimità cui si è affiancato il centro di accoglienza diurno. Un'esperienza che mostra la sua validità. Ma il nostro intento è certamente quello di continuare a costruire una piattaforma più ampia in grado di rispondere ai nuovi bisogni che incontriamo sul terreno, anche in relazione alle problematiche giovanili, legate non soltanto alle dipendenze da sostanze ma in senso più ampio», risponde Nicoletta Mariolini, municipale di Lugano nonché presidente della Commissione intercomunale prevenzione, «attualmente siamo in una fase di sviluppo in cui la Commissione intercomunale prevenzione in collaborazione con il Dicastero integrazione sociale sta elaborando un'ipotesi di lavoro in questa direzione la quale dovrà presto essere messa al vaglio del Municipio».

Pubblicato

Venerdì 7 Settembre 2007

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