L'Onda arriva con il suo programma. Cinque punti cardine ne guidano il corso, punti che contraddistingueranno l’azione politica del movimento in vista delle elezioni per il rinnovo del Gran Consiglio il 6 aprile 2003. Intanto il coordinatore Donatello Poggi precisa che, riguardo alle congiunzioni di lista, L’Onda considera praticamente impossibile un apparentamento con il Plst di Rossano Bervini e con il movimento degli Indipendenti insubrici di Werner Nussbaumer. Non si escludono comunque altre congiunzioni con le forze della sinistra. «Ma non ad ogni costo», precisa Poggi, «e, se sarà il caso, il dover presentarci da soli non ci spaventa affatto. Saranno gli elettori a decidere il nostro ingresso o meno in Parlamento». Resta da vedere a quale parte della sinistra riusciranno ad agganciarsi visto il profilo temerario di alcuni punti del programma. Punti sui quali abbiamo rivolto alcune domande a Donatello Poggi (che si candida per il Gran Consiglio insieme a Kathya Capra). Cosa significa che siete per uno Stato sociale forte ma contro «l’assistenzialismo industriale che serve unicamente a fare gli interessi dei datori di lavoro»? Intendiamoci, non siamo affatto contro gli incentivi del Comune o del Cantone alle imprese che s’impiantano sul nostro territorio; e non siamo neanche contro le agevolazioni fiscali. Troviamo inaccettabile però che queste imprese o ditte, una volta ottenuti contributi ed esoneri fiscali piangano poi miseria per non riversare allo Stato quanto dovrebbero. E non si può mettere su un’impresa - come è accaduto all’Apc Sa di Biasca -, promettere circa duecento posti, avere agevolazioni fiscali e poi, dopo tre anni, arrivare a dar lavoro a soli 32 operai. Ciò che noi chiediamo è che prima di elargire prestiti o dare agevolazioni varie, si facciano tutti i controlli di dovere. Voi dite che «La politica d’asilo va sensatamente discussa in quanto vi sono delle circostanze dove gente male intenzionata approfitta della nostra ospitalità». Non crede che di muri contro gli stranieri se ne siano innalzati abbastanza? La sinistra deve smetterla di agire pensando che problemi quali l’ordine pubblico, la sicurezza o la politica d’asilo non la riguardino. Insomma, dietro le quinte sono in molti, a sinistra, a dire che bisogna mettere un argine e stringere le maglie per evitare che la criminalità straniera si infiltri insieme ai richiedenti l’asilo onesti. Poi, però, a livello pubblico la sinistra tace, chissà, forse per paura di essere tacciata di razzismo. Si considerano certi argomenti come tabù insuperabili. Bisogna avere il coraggio di affrontarli se non si vuole – come è successo – che molte persone si allontanino dalla sinistra per abbracciare posizioni diametralmente opposte. Mi scusi, ma la legge è abbastanza ferrea in materia di richiedenti l’asilo. E se i criminali entrano, lo fanno a dispetto di tutti i deterrenti e barriere che si possano concepire. Parliamoci chiaro. Quando si vede un richiedente l’asilo che non fa niente per integrarsi, per lavorare, perché non intervenire? Ed è un fatto, purtroppo, che il mercato della droga sia in mano a bande albanesi. Ecco, noi sosteniamo che «difendere tutto e tutti indiscriminatamente alla fine non fa gli interessi di nessuno, neppure della gente onesta». Troppe volte mi sono sentito dire a sinistra: «hai ragione, però devi stare attento a dire queste cose in pubblico». Non possiamo chiuderci a riccio di fronte a quelli che sembrano argomenti scivolosi. Credo che in Francia la sinistra abbia subìto una tremenda batosta non tanto per le frammentazioni interne quanto per essersi lasciata sfuggire il tema della sicurezza e della criminalità dovuta all’immigrazione clandestina. L’Onda esce allo scoperto e dichiara che questo problema è da affrontare, con tutta la delicatezza del caso che si vuole, ma è da affrontare. Senza isterismi all’Udc o leghisti. Beh, anche la Lega afferma di non essere contro gli stranieri indiscriminatamente. Non temete di essere assimilati a loro? Un momento, la Lega ribadisce «prima i nostri e poi loro». Noi non facciamo questo tipo di discriminazioni, diciamo «apriamo le porte ma solo alla gente onesta». Non ci nascondiamo dietro un dito. La base della sinistra è stufa, non vuole più autocensurarsi su questi temi e vuole che se ne parli. Chissà quante sorprese avrebbe in questo senso il Ps (che ne ha i mezzi) se decidesse di fare un sondaggio su queste tematiche. Commento: dove va l’Onda L’Onda di Donatello Poggi sembra non temere gli scogli, neanche quelli scivolosi della politica d’asilo e della sicurezza pubblica. Ma è proprio qui che, buttandosi a peso morto, rischia d’infrangersi. Ciò che distingue una posizione politica da un’altra è il modo in cui si affrontano – o non si affrontano – tematiche e problemi. Ebbene, Poggi, afferma che la «la politica d'asilo va sensatamente discussa», senza censure e senza veli. E bisogna farlo con urgenza, ribadisce, perché la base (della sinistra), che dietro le quinte esprime la propria rabbia e acredine nei confronti dei richiedenti l'asilo, non fugga tra le greggi di recinti destroidi e razzisti. Poggi sembra avere buone intenzioni, d'accordo, ma di buone intenzioni è lastricato l'inferno. Il rischio è che qui dal popolare si approdi al populismo. Sottintendere che l'attuale politica d'asilo tollera «gente malintenzionata (che) approfitta della nostra ospitalità» è come buttare benzina sul fuoco già alto del razzismo strisciante. Ed in questo bastano e avanzano Udc e Lega. L'onda che il movimento di Poggi vuole cavalcare è un'onda davvero pericolosa: alla prova dei fatti (elezioni cantonali 2003) potrebbe travolgerlo. Per questo è importante misurare i propri passi (o parole, se si vuole), non correre ad occhi chiusi finendo magari laddove non si sarebbe voluto. Fare un passo indietro, a volte, permette di riorientarsi nella giusta direzione. Ma. Pi. Il programma politico in pillole Ricordiamo, in sintesi, i cinque punti del programma dell’Onda. «1. Il movimento si impegna a difendere, innanzittutto, gli interessi dei ceti medio/bassi e bassi(...). 2. Siamo per uno Stato sociale forte, non assistenziale (...). 3. Siamo per una vera ridistribuzione della ricchezza all’interno del nostro cantone (...). 4. Siamo contro lo smantellamento del servizio pubblico anche qui in Ticino (...). 5. La politica d’asilo va sensatamente discussa in quanto vi sono circostanze dove gente male intenzionata approfitta della nostra ospitalità (...)».

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11.10.02

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