Crescono i salari di dirigenti e quadri. Rimangono stagnanti quelli dei dipendenti. È quel che sta succedendo alla Migros. I sindacati Fcta e Unia hanno quindi lanciato un’iniziativa in seno alla Federazione delle cooperative Migros (Fcm) denominata “Per una politica salariale sociale”. I sindacati si aspettano che la politica salariale della Migros sia sociale ed esemplare, in ossequio ai principi che ispiravano il fondatore della catena di distribuzione, Gottlieb Duttweiler. Ma, mettendo improvvisamente in vigore e con effetto immediato una modifica degli statuti da tempo allo studio, i vertici di Migros hanno trovato il modo di dichiarare l’iniziativa sindacale irricevibile. Le richieste sindacali si possono riassumere nei seguenti punti. Innanzitutto i salari minimi devono permettere di condurre una vita autonoma e dignitosa. E devono tener conto dell’esperienza e della formazione dei lavoratori. I salari devono esser adattati regolarmente all’evoluzione del costo della vita. Non sono ammesse discriminazioni di sesso, nazionalità o di tipo di impiego. Infine il rapporto tra i salari più alti e quelli minimi dev’essere mantenuto in una proporzione sociale. Veniamo ai salari bassi. Molti impiegati della Migros, seppure qualificati e con esperienza professionale, guadagnano meno di 4 mila franchi lordi il mese. Neppure l’aver ancorato al Contratto collettivo di lavoro (Ccl) un salario minimo di 3 mila 300 franchi lordi il mese ha regolamentato una volta per tutte la questione dei salari bassi. Di fronte a tale situazione, che va vieppiù aggravandosi, può stupire che i top manager della Migros intendano aumentarsi gli stipendi fino ad un massimo del 25 per cento. Non che fossero sottopagati prima: i salari più alti erano comunque già ben 14 volte superiori a quelli più bassi. Il sindacato sottolinea che non è questione di confrontare tali guadagni con quelli dei top manager attivi nell’economia privata, comunque orientata a ottenere il maggior profitto possibile. Ma nel caso della Migros, dicono i sindacati, deve imporsi il principio di un rapporto socialmente accettabile per i guadagni dei lavoratori. Insomma il management della Migros deve ispirarsi ad un’ideologia sociale cooperativa e non a dei confronti salariali con persone che hanno completamente perso di vista la realtà sociale. Di regola lo scarto tra il salario più basso e quello più alto alla Migros non dovrebbe quindi superare il rapporto di 1 a 6. Il testo dell’iniziativa è stato esaminato preliminarmente dall’amministrazione della Migros. Ma questa settimana la stessa Migros ha dichiarato l’iniziativa irricevibile. I vertici della catena di distribuzione hanno infatti messo in vigore a tempo di record una modifica degli statuti che elimina il diritto d’iniziativa all’interno della cooperativa, soffocando ulteriormente lo spirito dell’impresa voluto da Duttweiler. Ed ecco riassunti in breve i motivi che hanno spinto i sindacati a promuovere l’iniziativa “Per una politica salariale sociale”: •In media i dipendenti della Migros guadagnano di più che gli impiegati nel commercio al dettaglio. Ma neppure il minimo salariale di 3 mila 300 franchi lordi il mese iscritto nel Ccl garantisce un introito sufficiente per vivere autonomamente e decentemente. •Spesso le donne finiscono in categorie salariali inferiori rispetto a quelle degli uomini. •È troppo forte il divario tra i salari bassi e quelli più alti, a maggior ragione se i top manager si aumenteranno gli stipendi del 25 percento. •Il divario salariale tra stipendi bassi e alti deve rimanere nel rapporto di 1 a 6. •La discussione sui salari non dev’essere fatta prendendo ad esempio quelli degli alti dirigenti dell’economia privata o degli Stati Uniti. •In questi ultimi tempi la Migros sta attentando ai diritti democratici quali il diritto all’informazione e la libertà di associazione sindacale. Non solo Migros: intervista ad Andreas Rieger, sindacalista di Unia Sull’iniziativa “Per una politica salariale alla Migros” lanciata dai sindacati Unia e Fcta abbiamo avvicinato Andreas Rieger di Unia, il sindacato del settore terziario. Signor Rieger, innanzitutto perché un’iniziativa proprio sui salari Migros? Siamo partiti da una situazione concreta. La media dei salari dei manager della Migros è di 540 mila franchi l’anno e, non contenti, hanno deciso di aumentarseli del 25 per cento nei prossimi anni. Mentre per gli impiegati sono previsti, in media, aumenti del 2 per cento (non sempre garantito). Tutti hanno gridato allo scandalo. Ed è stato questo il nostro primo spunto di riflessione. Altra questione di attualità: la cooperativa Migros vuole abolire il diritto di iniziativa, tramite un cambiamento di statuto. Noi, con la nostra iniziativa, volevamo dunque mostrare che se ne possono lanciare con dei contenuti interessanti. E ci tenevamo a presentarla prima dell’assemblea dei delegati che trattava i cambiamenti di statuto. Ma lo statuto è stato modificato. Per reazione alla nostra iniziativa i vertici Migros hanno messo subito in vigore il nuovo statuto che abolisce il diritto di iniziativa. Questa settimana ci hanno comunicato che l’iniziativa non è valida. Si dice sempre che per tenersi i manager buoni bisogna pagarli bene. Cosa rispondete a questo? Il mercato degli alti dirigenti è impazzito negli ultimi anni. Coi risultati che tutti conosciamo... Anton Scherrer, presidente della delegazione dell’amministrazione Migros, ha argomentato la decisione sostenendo che Migros si accodava alle leggi del mercato dei manger. Inoltre sosteneva che se si definisce un rapporto fisso tra il salario più basso e quello più alto adottiamo un metodo dittatoriale. «Non mi si può paragonare ad una venditrice. Al massimo mi si può paragonare con gli altri manager dell’economia privata», dice Scherrer. E così trova esempi di alti dirigenti che guadagnano ancor di più. Noi però da una cooperativa ci aspettiamo qualcosa in più rispetto ad un’altra azienda perché ha una responsabilità sociale. I salari dei dipendenti Migros sono comunque più alti rispetto a quelli nella vendita al dettaglio... Migros in effetti vanta l’introduzione di salari minimi di 3 mila 300 franchi lordi il mese. L’idea della nostra iniziativa è di politicizzare la questione dei salari. Con la campagna dei 3 mila franchi abbiamo politicizzato i salari bassi. Ora vorremmo estendere questo principio all’intero spettro dei salari. In realtà Migros conosce un unico salario minimo che non tiene conto di esperienza professionale o formazione. Possiamo considerare questa iniziativa un primo passo nella lotta per salari sociali in tutto il settore della vendita? Ci siamo concentrati sulla Migros perché è l’azienda più grande in Svizzera e perché è una cooperativa. Ma questa battaglia avrà certamente delle ripercussioni anche sulle altre aziende del settore. Noi intendiamo soprattutto discutere questo concetto: quanto vale il lavoro? Quanto vale quello di un dirigente e quanto vale quello di un venditore?

Pubblicato il 

29.11.02..

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