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L'eutanasia resta un tabù: intervista a Franco Cavalli

di

Françoise Gehring Amato
La dolce morte fa ancora paura. Anche al Parlamento svizzero che l’altro giorno ha respinto l’iniziativa parlamentare del socialista Franco Cavalli che chiedeva la depenalizzazione di chi aiuta un paziente a morire. Con 120 voti contro 56, il Nazionale ha dunque chiuso le porte ad una proposta certamente delicata ma ha comunque avviato la discussione sul piano politico. Non è andata meglio per l’iniziativa di Dorle Vallender, la liberale che chiedeva di regolamentare, in senso restrittivo, il suicidio assistito. Accolta, invece, la mozione del democristiano Guido Zäch che propone una regolamentazione dell’eutanasia indiretta (si intende la somministrazione di farmaci per lenire le sofferenze) e passiva (si allude alla rinuncia a terapie volte a prolungare la vita). Questo, in sintesi, la sostanza del dibattito che ha permesso un primo approfondimento della questione. Le pressioni dei fondamentalisti L’esito della votazione, e veniamo ai commenti, non ha sorpreso il professor Cavalli. «Mai come per questo dibattito – dice ad «area» il consigliere nazionale – abbiamo ricevuto pressioni così forti e così numerose. I gruppi fondamentalisti hanno bersagliato me, e molti altri, con telefonate e lettere. Il risultato di queste pressioni si è ripercosso su una parte dei deputati, penso in particolare ai liberali, che avevano sostenuto la mia iniziativa e che al momento del voto hanno rinunciato a sostenerla. Hanno comunque deciso di bocciare anche l’iniziativa Vallender in modo tale da non cambiare nulla». Spetta dunque alla mozione Zäch il ruolo di smuovere le acque. Il consiglio federale, che non voleva entrare in materia, sarà ora costretto a richinarsi sulla questione. Il dibattito, quindi, è avviato e già questo, ci dice Cavalli, è un successo se si considera che l’eutanasia resta un tabù e che parte della società non è ancora pronta ad affrontare il tema. «Su temi come questi – osserva Cavalli – i tempi di maturazione sono molto lunghi. Lo stesso scenario si è prodotto per la politica della droga quando, agli inizi dei dibattiti, le posizioni riflettevano piuttosto dei pregiudizi ideologici che delle riflessioni di sostanza». Secondo Franco Cavalli a livello di opinione pubblica c’è una certa apertura ad affrontare il tema della dolce morte. Tuttavia le pressioni dei gruppi fondamentalisti, solitamente ben organizzati, fanno ancora breccia. Lo si è visto nel caso dell’aborto: sono riusciti a combattere la soluzione dei termini con una campagna degna di un vero e proprio terrorismo psicologico e umiliante per le donne. Tornando al tema dell’eutanasia, Franco Cavalli ha fatto notare come anche la posizione dell’Accademia svizzera delle scienze mediche si sta modificando e non rispecchia più una chiusura totale «Qualcosa, dunque, si sta muovendo. La mia iniziativa non è passata – conclude Cavalli – ma ha almeno avuto il merito di mettere sul tappeto la questione dell’eutanasia e il diritto della persona a scegliere la propria morte. In Olanda, ricordo, hanno impiegato diciotto anni prima di giungere ad una prima decisione».

Pubblicato

Venerdì 14 Dicembre 2001

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