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L’esempio dalla Germania

di

Enrico Navarra
Per Klaus Wiesehügel, leader del sindacato Ig Bau, la conclusione dello sciopero di oltre un mese nel settore edile in Germania rappresenta una vittoria su più fronti. «Non abbiamo solo ottenuto ciò che chiedevamo sul piano economico – spiega Wiesehügel –, ma la fine di questa vertenza assicura anche la sopravvivenza della contrattazione collettiva su scala federale, che la nostra controparte sperava, invece, di poter seppellire definitivamente».

Le turbolenze nel settore edilizio hanno avuto inizio in giugno, quando le associazioni dei costruttori di due Länder settentrionali, la Bassa Sassonia e lo Schleswig - Holstein, si sono rifiutate di sottoscrivere il nuovo contratto collettivo di settore, approvato, invece, seppur a denti stretti, dai datori di lavoro delle altre regioni. L'accordo prevedeva un modesto aumento salariale del 3,1 per cento per il 2007 e un ulteriore incremento del 3 per cento a partire da giugno 2008 per i quasi 700 mila lavoratori edili sparsi su tutto il territorio federale. I rappresentanti degli imprenditori di Bassa Sassonia e Schleswig – Holstein, che fin dall'inizio si erano dichiarati pessimisti sull'esito della trattativa, hanno spiegato che, in un quadro economico caratterizzato dall'aumento dell'Iva e dal taglio dei sussidi pubblici ai cittadini che decidono di costruirsi una casa (la cosiddetta "Eigenheimzulage") le loro associazioni non erano in grado di concedere aumenti salariali, anche minimi, ai lavoratori.
In effetti, dopo una breve ripresa nel biennio 2005/06, l'industria edilizia in Germania è tornata in crisi, e questo al Sud come al Nord, con la sola eccezione di alcuni Länder orientali, dove il fenomeno è meno preoccupante. Nei primi quattro mesi del 2007 le commesse del settore sono calate di quasi il 50 per cento su scala nazionale rispetto all'ultimo quadrimestre del 2006, mentre nei due Länder settentrionali si è registrata una diminuzione del giro d'affari di oltre il 60 per cento. È in queste regioni, inoltre, che maggiormente si fa sentire la concorrenza delle imprese edili della Germania Est che, in gran numero, non applicano il contratto collettivo ma si limitano a pagare il salario minimo ai propri operai. Questa concorrenza, cui va aggiunta quella più sleale, ma difficilmente quantificabile, delle aziende che sfruttano il lavoro nero degli immigrati clandestini, costituisce un problema serio per tutto il settore edile nel Nord della Germania. C'è da dire, però, che negli anni della ripresa, dopo la crisi economica da cui la Germania è uscita verso la fine del 2004, e fino a qualche mese fa, gli imprenditori edili tedeschi, anche quelli di Bassa Sassonia e Schleswig – Holstein, hanno incassato utili da sogno senza spartire nemmeno le briciole della torta con i loro dipendenti. La sfortuna del sindacato Ig Bau, insomma, è stata quella di arrivare al rinnovo del contratto proprio nei mesi dell'improvvisa fine del boom nel settore edile.
A sentire Klaus Wiesehügel, dietro il rifiuto degli imprenditori edili di Bassa Sassonia e Schleswig – Holstein di sottoscrivere l'accordo c'era in realtà un tentativo di mettere alla prova la capacità di resistenza di un sindacato come la Ig Bau che, in dieci anni, ha visto dimezzarsi il numero degli iscritti. Una tendenza proporzionale al calo, da 1,5 milioni a meno di 700 mila unità, degli addetti del settore. La lunga crisi dell'edilizia tedesca precedente al 2005 ha, infatti, stravolto la fisionomia del lavoro nei cantieri tedeschi: quelli che un tempo erano operai edili hanno cambiato mestiere o sono andati ad ingrossare il fiume di disoccupati. Difficile in queste condizioni vincere uno sciopero e mantenere il "privilegio" di un contratto collettivo federale.
Eppure è quello che è successo. Dopo quasi cinque settimane di scioperi, condotti da alcune migliaia di operai in circa 200 cantieri nei due Länder settentrionali, gli imprenditori edili di quelle regioni hanno finalmente posto la loro firma sotto l'accordo di giugno, senza cambiarne una virgola. «È stato uno sciopero lungo e difficile – commenta Wiesehügel – ma, nonostante le legittime paure dei nostri iscritti per i loro posti di lavoro, non ci rimaneva altra strada».
Alle critiche mosse alla Ig Bau da una parte del mondo politico, che ha bollato gli scioperi come «espressione dell'egoismo dei lavoratori maggiormente protetti», Wiesehügel risponde che non è colpa del suo sindacato se tante imprese edili non applicano il contratto collettivo e si limitano a pagare il salario minimo ai loro operai. A ben guardare, inoltre, la vittoria della Ig Bau costituisce un evento positivo anche per quest'ultima categoria di lavoratori: la crescita dei salari in base al nuovo contratto nazionale porterà, infatti, ad un automatico aumento del salario minimo, che dovrebbe andare ad assestarsi attorno ai 13 euro l'ora. Sarà il ministero federale del lavoro a fissarne, nel corso delle prossime settimane, l'entità, come sempre distinta tra Länder occidentali e orientali.
E proprio sul terreno del salario minimo, al centro dell'attuale dibattito politico in Germania, Wiesehügel ritiene che l'edilizia possa essere da esempio per gli altri settori: «Da noi il salario minimo esiste da diversi anni e si è dimostrato uno strumento in grado di difendere i lavoratori dallo sfruttamento, senza diminuire la competitività delle imprese. Spero che il governo federale guardi al nostro caso e si decida ad estenderlo a tutte le categorie del lavoro dipendente».

Pubblicato

Venerdì 7 Settembre 2007

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