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L'energia del rilancio? Verde!

di

Francesco Bonsaver
Aria pulita, creazione di posti di lavoro, importante indotto economico, ricadute positive nella ricerca, meno costi per i cittadini. Tra le molte misure strutturali proposte per uscire dalla crisi economica, ve ne è una che promette dei risultati che a prima vista appaiono "miracolosi": la via verde.

Nello specifico, si tratta dell'uso del legno indigeno per riscaldare le case al posto del gasolio. Il Ticino è il cantone con la maggiore superficie boschiva di tutta la Svizzera. Stando a quanto riporta il Piano direttore cantonale, del legno prodotto in eccesso dai nostri boschi oggi se ne usa solo il 20 per cento. Si potrebbe arrivare a 5 volte tanto con una gestione sostenibile. Grazie alle nuove tecnologie, le centrali di teleriscaldamento alimentate a cippato (truciolato di legno), potremmo uscire dall'era dei fossili, il gasolio, almeno per riscaldare le case. L'ambiente ne trarrebbe un vantaggio enorme, poiché nell'aria sparirebbero svariate tonnellate di anidride carbonica (Co2) oggi prodotte dal gasolio bruciato per riscaldare. Anche i boschi ticinesi ne guadagnerebbero in salute, perché non sarebbero trascurati come oggi spesso accade.  Notevoli anche i benefici economici. Basti dire che l'indotto generato dall'uso del gasolio va per il 60 per cento all'estero, mentre nel caso del legno l'indotto resta integralmente "in casa". Con il vantaggio, non indifferente, di creare nuovi posti di lavoro. Uno studio riportato da Federlegno dimostra che grazie all'indotto degli impianti a legna per ogni milione di watt di potenza istallata si creano 5,3 posti di lavoro in Svizzera.  Per non parlare dell'edilizia. Nella scheda "Energia" contenuta nel Piano direttore cantonale, se si procedesse ad un risanamento su larga scala delle case dal punto di vista del risparmio energetico, il fabbisogno cantonale di energia termica per scaldare le abitazioni sarebbe la metà di quello attuale. Persegue obiettivi simili anche l'iniziativa cantonale "Per il risparmio energetico e la riconversione energetica degli alloggi", sulla quale i ticinesi presto saranno chiamati a votare.  A quel punto il legno indigeno potrebbe scaldare quattro case su dieci. Il risanamento energetico delle case, le costruzioni di centrali di teleriscaldamento e la posa delle condutture, sarebbero una miniera d'oro per il settore edile nostrano, garantendo per anni lavoro alle imprese locali.  
Pensate che tutte queste cose siano solo dei sogni irrealizzabili? Allora accompagnateci nel dossier che segue. Vi porteremo dove questi sogni diventano realtà: in Alto Adige. A Brunico ad esempio, dove le case dei suoi 14mila abitanti sono riscaldate a legna locale, con grande soddisfazione di tutti.


«Una buona misura anticrisi»

Angelo Bernasconi conosce bene la materia "energia". Dottore in fisica,  ha diretto per 10 anni l'Ufficio Protezione dell'Aria del Canton Ticino . È membro della commissione federale d'igiene dell'aria, docente alla Supsi e partecipa al gruppo di lavoro istituito dal Cantone per definire il Piano energetico cantonale. A lui abbiamo chiesto un parere sulla possibile conversione dall'energia fossile all'energia rinnovabile.

Professor Bernasconi, tecnicamente sarebbe possibile sostituire il legno al gasolio per riscaldare le case in Ticino su larga scala ?
In generale affinché le energie rinnovabili possano sostituire i combustibili di origine fossile occorre agire sulle isolazioni delle case vecchie. La prima tappa consisterebbe nel risanare il parco immobiliare cantonale esistente dal punto di vista del risparmio energetico. Si calcola che questo risanamento permetterebbe di quasi dimezzare il fabbisogno di energia per riscaldare le case. Una volta ridotto il consumo di energia, diventa ancora più interessante usare il legno e le altre energie rinnovabili. Nel caso del legno bisogna tener conto della quantità che i nostri boschi sono in grado di fornire in modo sostenibile. Stabilita la quantità di legno indigeno a disposizione, si valuta quante centrali di teleriscaldamento di media potenza si potrebbero costruire per fornire riscaldamento al maggior numero di immobili ad energia rinnovabile invece del gasolio.
Il margine di miglioramento dell'uso del legno indigeno è importante ?
Certamente, secondo i dati forniti dalla sezione forestale - 80mila metri cubi di legna che si potrebbero ottenere dai nostri boschi senza intaccare il patrimonio forestale - si valuta che con un contemporaneo risanamento gli edifici, la quota di energia rinnovabile potrebbe aumentare del 15-20 per cento con un utilizzo sostenibile del legno indigeno.
Quali sarebbero i vantaggi economici per il cittadino nel riscaldare la casa con una centrale di teleriscaldamento a legno?
Grazie a una rete di teleriscaldamento alimentata da una centrale a legna, il cittadino non avrà più il costo della gestione della sua caldaia a gasolio. Per quanto concerne la sua bolletta per il riscaldamento, il cittadino potrà contare su un prezzo più stabile del combustibile, il legno indigeno, oggi inferiore al prezzo del petrolio, che come ben sappiamo ha un costo molto variabile e che comunque - per ragioni di mercato legati alla crescente domanda e per le misure di politica climatica - in futuro tenderà ad aumentare. Va detto che sul prezzo finale del riscaldamento a legna influirà anche il costo d'ammortamento dell'investimento iniziale di chi ha costruito la centrale e della rete di tubature necessarie per portare l'acqua calda nelle case. Anche in questo caso però si tratta di un costo stabile nel tempo che non farà variare il prezzo del riscaldamento per l'utente. Infine, è importante sottolineare che il legno indigeno garantirebbe l'autosufficienza locale per l'energia del riscaldamento. Non si sarebbe dunque dipendenti da risvolti internazionali, come nel caso del gas proveniente dalla Russia.
Quale sarebbe invece l'impatto per l'economia cantonale?
Sarebbe un provvedimento molto interessante per le ricadute economiche. Pensiamo all'ampliamento della filiera del legno con la creazione di posti di lavoro, alle gestione del patrimonio boschivo con uno sbocco sul mercato, alla posa delle condutture e la costruzione delle centrali per l'edilizia. Inoltre ci sarebbe una ricaduta positiva anche sul settore della ricerca applicata grazie alle competenze tecniche e di mercato, il know-how, che si creerebbero attorno allo sviluppo di una rete energetica e di un hub energetico nel quale convoglierebbero più forme di energia (calore e elettricità). Si tratta di un tema che rientra nella strategia della ricerca della Supsi.
Per arrivare a questo punto, sarebbe però necessaria una visione d'insieme…
Dopo tanti anni in cui la visione d'insieme sulla questione energetica era stata trascurata, negli ultimi 3-4 anni - complice l'innalzamento dei prezzi dell'energia e i sempre più evidenti effetti sul clima causati dalla combustione di enormi quantitativi di combustibili e carburanti di origine fossile - si constata un rinnovato attivismo sia sul piano federale che cantonale in questo senso. Per quanto riguarda il nostro Cantone cito ad esempio la scheda di Piano direttore sull'energia e la costitutizione di un gruppo di lavoro incaricato di elaborare un Piano energetico cantonale. Questi provvedimenti permettono di fissare degli obiettivi chiari su dove si vuole andare nel campo energetico. La conversione dell'uso dell'energia fossile a quelle rinnovabili per il riscaldamento è un obiettivo della nuova scheda di Piano direttore.
Le buoni intenzioni non rischiano però di rimanere sulla carta?
Avere una visione chiara in cui sono stati fissati degli obiettivi, stimola sia il pubblico che il privato ad agire in quella direzione.
Riassumendo, riscaldare le case con centrali di teleriscaldamento con legno indigeno, oltre ai vantaggi ambientali, avrebbe anche delle importanti ricadute positive sull'economia locale e sulle tasche dei clienti-cittadini. Perché non si riesce a dare un'accellerata in questo senso ?
L'ostacolo principale è legato ai costi. Per costruire delle centrali di teleriscaldamento per molti utenti, sono necessari investimenti iniziali importanti o sussidi di un certo spessore da parte dell'ente pubblico.
Ma viste le ricadute economiche che darebbe l'uso del legno indigeno, non si tratta di un costo ma di un investimento. Non potrebbe essere una buona misura anticrisi?
Certamente. Un altro ostacolo però è culturale. Spesso il cittadino dice : «Voglio avere il mio impianto del riscaldamento» per sentirsi indipendente, mentre invece nessuno s'immagina di avere la «sua» centrale elettrica in casa per la luce. Un ruolo importante l'hanno anche i professionisti della costruzione, architetti e impiantisti, per i quali da anni la Supsi organizza corsi di formazione continua di breve e lunga durata, che riscontrano un notevole interesse. Infine, va detto che anche il problema del costo era un ostacolo, in quanto per decenni il gasolio è stato a buon mercato e quindi qualsiasi altra risorsa energetica non era conveniente. Oggi, grazie all'accresciuta consapevolezza dei problemi ambientali e all'aumento del costo dell'energia fossile, tra i cittadini e gli enti preposti c'è una maggiore propensione ad agire.
Ma chi dovrebbe fare da propulsore sull'uso del legno indigeno per il riscaldamento? Forse l'Azienda elettrica ticinese che per mandato dovrebbe pianificare la qualità dell'approviginamento energetico cantonale?
È lecito chiedersi se l'Aet e le aziende distributrici di energia possano giocare un peso maggiore nella produzione del calore attraverso l'uso di energie rinnovabili.  In passato di fronte ai problemi causati dal diossido di zolfo (SO2) presente nell'aria, l'AIL aveva avuto un importante ruolo nel proporre il gas naturale, che a differenza dell'olio combustibile non contiene impurità di zolfo.


L'Aet: «in Ticino mancano le strade»

L'azienda elettrica ticinese (Aet) ha il  mandato legale di concorrere all'attuazione e al coordinamento delle scelte di politica energetica cantonale. Nel campo delle energie rinnovabili, Aet è molto attiva nello sfruttamento dell'acqua quale fonte energetica attraverso le centrali idroelettriche. Partecipa anche ad alcuni progetti nel campo dell'energia solare ed eolica (Parco del San Gottardo). Nei prossimi dieci anni, Aet ha pianificato investimenti per 200 milioni nelle energie rinnovabili. La somma prevista comprende anche il potenziamento della centrale idroelettrica della Val d'Ambra in Leventina. La legna indigena invece quale risorsa energetica termica non figura tra gli investimenti pianificati di Aet.  Abbiamo chiesto alla responsabile della comunicazione Aet, Roberta Trevisan, i motivi di questa scelta.«In realtà di biomassa ce ne stiamo occupando. Attualmente si stanno valutando gli aspetti logistici e di qualità del legname. Uno dei problemi in Ticino è legato alla logistica. Mancano strade adatte a trasportare il legname, che inoltre non sembra presentare caratteristiche qualitative soddisfacenti. Si è tuttavia ancora nei primi passi, tutto è ancora sviluppabile» ci ha risposto Trevisan.

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Venerdì 3 Luglio 2009

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