L’ultima fabbrica di bottiglie di vetro della Svizzera è destinata a chiudere definitivamente i battenti. Vetropack prevede di chiudere il proprio stabilimento di Saint-Prex (VD) per il prossimo mese di luglio. Più di 180 dipendenti saranno così licenziati. Ma le maestranze non ci stanno e stanno portando avanti un’encomiabile battaglia.

 

La lotta è iniziata a pochi giorni dalla Pasqua quando un centinaio di lavoratori si sono riuniti nello stabilimento per chiedere il mantenimento del posto di lavoro. In fila, hanno gettato in una pattumiera la lettera che avevano ricevuto qualche giorno prima dalla direzione, che offriva un bonus equivalente a un mese di stipendio se fossero stati raggiunti gli obiettivi di produzione per il 2024. «No al bonus! Vogliamo il lavoro!» hanno scandito i lavoratori. Le lettere accartocciate sono state poi messe in un pacco, insieme a un sacchetto di noccioline come regalo, e inviate a Claude Cornaz, presidente del Consiglio di Amministrazione dell’azienda.

 

Il 26 marzo, i dipendenti di Vetropack hanno ricevuto la visita e il sostegno dei senatori vodesi Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), e Pascal Broulis. I due politici hanno ribadito l’importanza strategica di mantenere la produzione di contenitori in vetro in Svizzera e si sono impegnati a prendere tutte le misure necessarie a livello federale per garantire che tutte le opzioni siano esaminate seriamente al fine di mantenere la produzione nel sito di Saint-Prex.

 

Sostenuti da Unia, gli operai hanno chiesto una proroga del termine di consultazione al 30 aprile e la presenza di Cornaz a Saint-Prex per negoziare. La prima richiesta è stata soddisfatta e il processo di consultazione è proseguito nelle ultime settimane. «C’è speranza», ha commentato Abdeslam Landry, segretario sindacale di Unia. Da parte sua Claude Cornaz ha risposto per lettera che non sarebbe venuto a Saint-Prex per incontrare i lavoratori. Nel 2023 Vetropack, gruppo basato a Bülach (ZH), ha realizzato un utile netto di 63,3 milioni di franchi, in crescita del 55% rispetto al 2022.

 

In gioco non vi è solo l’impiego di molte persone. È anche una questione di politica industriale. In tal senso, il 16 aprile è stata presentata una mozione al Consiglio nazionale da parte della Verde Sophie Michaud Gigon (sostenuta da 18 deputati vodesi di tutti i partiti politici) che chiede al Consiglio federale di sviluppare una strategia industriale per mantenere i settori chiave per l’approvvigionamento del Paese, promuovendo al contempo la transizione energetica, in particolare il settore del vetro.

 

Vetropack svolge un ruolo centrale nel riciclaggio del vetro a livello nazionale: la maggior parte dei cocci di bottiglia di vetro recuperati per essere utilizzati nella fabbricazione di nuove bottiglie nella Svizzera francese passa da Saint-Prex, sede dell’unica vetreria del Paese. Una buona parte del vetro svizzero viene già riciclata all’estero. Secondo la stessa Vetropack, la chiusura del sito vodese comporterebbe viaggi più lunghi del vetro da riciclare verso gli stabilimenti del Gruppo in Austria, Croazia e Repubblica Ceca. Un trasporto che avrebbe un costo, anche ambientale, non indifferente. Un’altra ragione per dire no a questa chiusura ingiustificata.

Pubblicato il 

30.04.24
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