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L’edilizia delle scatole ticinesi

di

Francesco Bonsaver
Due ditte sciolte come neve al sole, lasciando mesi di stipendio arretrati da pagare a una decina di lavoratori. E il conto da pagare, 200mila franchi, lo salderemo noi, i cittadini contribuenti e gli operai gabbati.

È il risultato dell'ennesimo caso di mala edilizia denunciato pubblicamente da Unia in merito alla costruzione del nuovo stabilimento di Stabio della Vf International, società che raggruppa diverse marche famose dell'abbigliamento sportivo.
Unia ha dunque rotto il silenzio mediatico sul tema iniziato il 10 maggio dello scorso anno (mentre continuavano le segnalazioni sindacali in procura sui casi di malaedilizia). E lo fa, ha spiegato il segretario regionale Enrico Borelli «perché la mala edilizia è lontana dall'essere sradicata e l'opinione pubblica va informata». Unia ha quindi deciso di denunciare il caso perché "esemplare" di quanto stia accadendo nei cantieri ticinesi. Nello specifico, una catena di subappalti affidati a delle società bucalettere hanno prodotto questo disastro. Riassumere lo schema delle scatole cinesi composto dalle società buca lettere, non è impresa semplice. Ecco il sunto. Per le opere di metal costruzione del nuovo stabile a Stabio della Vf International, la catena dei subappalti porta a due ditte ticinesi con recapito presso una fiduciaria di Lugano. La prima, Iris Consulting di via Giacometti a Lugano, dopo aver ricevuto il subappalto da un gruppo milanese, rigira l'appalto a un'altra ditta, la Allia Enterprise di via Giacometti a Lugano. Lo stesso indirizzo non è una casualità. Le due ditte hanno lo stesso gerente e lo stesso proprietario. Il gerente è Carmine Ventrella. Di lui e le sue disavventure giudiziarie parleremo in seguito.

Le scatole ticinesi

Il proprietario di Iris e della Allia è invece la Imprenord Sa, il cui direttore e l'amministratore unico sono i due titolari della fiduciaria Fidirex di via Giacometti a Lugano. Vi è venuto il mal di testa in questo rompicapo? Normale. Le scatole cinesi di società hanno questa funzione: creare confusione per non capirci più nulla e, soprattutto, evitare delle responsabilità penali e legali per eventuali reati o debiti. Infatti, quanto accaduto è tutto a norma di legge.
Aggiungiamo un altro elemento. Sia la Allia che la Iris sono delle società a garanzia limitata (Sagl), mentre la proprietaria Imprenord è una società anonima. La differenza è sostanziale. I titolari delle Sagl devono rispondere dei debiti da loro causati solo per l'ammontare del capitale proprio (20mila franchi), mentre quelli della società anonima possono essere chiamati a rispondere di cifre superiori. Per questo motivo dei 200mila franchi di stipendi non versati dalla Allia e la Iris non deve risponderne il proprietario. A lui è sufficiente coprire i 20mila franchi di capitale sociale della Sagl e il problema è risolto.
Non è una ricostruzione fantasiosa. È quanto si è sentita rispondere Unia quando ha sollecitato i titolari della Imprenord, ossia i titolari della fiduciaria Fidirex di via Giacometti, quando il sindacato ha chiesto loro di rispondere al mancato versamento dei salari. La risposta scritta è arrivata da un noto studio notarile e avvocatura luganese, che pur confermando tutte le relazioni tra ditte e personaggi, conclude definendo la ricostruzione di Unia "giuridicamente bizzarra". E hanno ragione. «Il problema – ci ha confidato un fiduciario onesto ormai in pensione a cui ci siamo rivolti per capire l'intreccio - è che le leggi le elaborano i parlamenti composti in gran parte da avvocati e giuristi. Mentre le approvano, pensano già in quale modo eluderle…».

Basta un clic

Ma ritorniamo ai nostri impresari e fiduciari coinvolti nella realizzazione dello stabile della Vf di Stabio. L'Allia Enterprise, l'ultimo anello della catena del subappalto, ha zero dipendenti. Non c'è problema, basta un clic. Ne assumono una decina sul mercato italiano in grave depressione, inviano al cantone una notifica via internet per lavoratori distaccati con permesso di novanta giorni e il gioco è fatto. Anche in questo caso però fanno le cose a metà. Solo alcuni lavoratori sono stati notificati e in certi casi anche solo per un giorno di lavoro. Speculano sul fatto che i controlli non possono arrivare a verificare la marea delle novemila notifiche annuali di distaccati annunciate al cantone. E l'azzardo è vincente, finché i lavoratori, senza paga da mesi, sono intercettati da Unia. Inizia il paziente lavoro di costruzione della fiducia tra il sindacato e gli operai per la prima volta sul suolo ticinese. Il sindacato accerta fatti e documenti e promuove iniziative per il recupero dei soldi. Nel frattempo però il gerente delle due ditte, Carmine Ventrella, a maggio viene arrestato per un'altra faccenda in Italia.
Il mese dopo, l'autorità competente dichiara d'ufficio fallite le due ditte, la Iris e l'Allia. Questo avvia la procedura d'insolvenza, ossia l'anticipo della cassa disoccupazione per gli arretrati salariali fino a quattro mesi dei lavoratori. Si parla di 150-180mila franchi arretrati. Ma come detto, i responsabili delle due ditte, essendo delle società a garanzia limitata non sono responsabili dei debiti societari contratti. E quindi li pagherà la collettività. È il progresso della nuova cultura d'impresa. A dire il vero, la puzza che emana ricorda gli albori della rivoluzione industriale, dei tempi dello sfruttamento abietto dell'uomo sull'uomo. Ma c'è chi la chiama modernità.

Le risposte sindacali
A un anno e mezzo dall'ultima conferenza stampa sul caso di presunto caporalato del Palace, il sindacato ha dunque deciso di rompere il silenzio pubblico sulla mala edilizia . «In questo lasso di tempo», ha precisato il segretario regionale di Unia Enrico Borelli «abbiamo continuato a segnalare alla procura casi di mala edilizia senza informare l'opinione pubblica. Oggi invece abbiamo deciso di farlo perché il degrado è ben lontano dall'essere sradicato e il caso che esporremo è esplicativo del nuovo modo di fare impresa».
Tre sono i fattori che concorrono nella diffusione della piaga, ha riassunto Borelli. La brutale messa in concorrenza tra operai con la liberalizzazione del mercato del lavoro, la grave crisi edile e artigianale che attanaglia l'Italia e il regresso nei rapporti di lavoro nell'edilizia in vigore nella vicina Lombardia. Al contempo, ha spiegato il segretario regionale, in Ticino si assiste a una forte concorrenza tra imprese che genera nuove forme di sfruttamento dei lavoratori. Per cercare di arginare la piaga, Unia ha abbandonato la via mediatica per prediligere la risposta collettiva organizzata degli operai. «Tre scioperi nell'edilizia nel giro di poco più di un anno ne sono il risultato più evidente» ha riassunto il sindacalista. Le mobilitazioni operaie e la pressione dell'opinione pubblica qualche risultato l'hanno prodotto, ha evidenziato Dario Cadenazzi, responsabile Unia per il settore edile. «È stata modificata la legge cantonale sulle commesse pubbliche nel senso da noi auspicato e il concetto di responsabilità solidale nei subappalti tematizzato dal sindacato potrebbe dare i risultati sperati a livello federale». Di recente, il Consiglio degli stati ha approvato l'introduzione della responsabilità solidale. Lunedì scorso anche  la Commissione del Nazionale si è espressa a favore della sua introduzione, ribaltando il voto contrario del Consiglio nazionale in primavera. Nella  sessione di fine novembre, i consiglieri nazionali dovranno nuovamente esprimersi. In quest'ottica, Unia Ticino ha scritto una lettera aperta ai deputati ticinesi per chiedere il sostegno alla responsabilità solidale. Ad oggi, hanno risposto solo i deputati Lega-Udc, dichiarando di sostenere la misura. Unia: scioperi e pressione pubblica danno dei risultati. Ma non basta


Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2012

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