«Stiamo entrando nella fase decisiva che precede le elezioni federali, e constato con soddisfazione che con i nostri progetti siamo presenti sui principali temi politici e diamo il "la" al dibattito». È stata questa la valutazione di fondo espressa dal presidente del Pss, Hans-Jürg Fehr, al momento dell'adozione, da parte dell'assemblea dei delegati del 24 giugno, del nuovo programma di politica economica del partito. Questo documento, che sostituisce quello precedente del 1994, è frutto di un anno e mezzo di dibattito interno e dovrebbe rimanere valido fino al 2015.

Ma perché i socialisti dovrebbero cambiare il proprio orientamento politico rispetto all'economia? Certo, il Pss rimane ufficialmente fedele all'obiettivo ultimo del «superamento del capitalismo». Questa intenzione appare tuttavia sempre meno collegata con la realtà. Se infatti il punto di partenza sono le linee direttive adottate nel 1994, quando il partito era guidato da Peter Bodenmann, molte cose nel frattempo sono cambiate: la disoccupazione che non viene riassorbita, il potere d'acquisto che ristagna, l'allargamento del divario tra ricchezza e povertà,  la pressione sul mercato interno verso la liberalizzazione, la globalizzazione che avanza,  il rallentamento della trasformazione dell'economia in senso ecologico, la riorganizzazione del mercato del lavoro nei settori industriale e terziario.
Tutto questo ha fatto invecchiare la politica economica del Pss di dodici anni fa. Il partito continua a stigmatizzare l'avidità del capitalismo, ma le riforme non possono venir realizzate che all'interno del sistema esistente. Perciò oggi il Pss vuole rilanciare il discorso e, seguendo il modello dei paesi scandinavi, intende farsi promotore di una crescita che non si limiti alla creazione di valore aggiunto, ma che includa gli obiettivi dell'incremento dei posti di lavoro e del finanziamento delle assicurazioni sociali. Il documento vuole quindi delineare le sfide necessarie per conciliare crescita ed economia di mercato con uno sviluppo sociale ed ecologico.
Attualmente, secondo il presidente Fehr, «la crescita mette purtroppo l'uno contro l'altro questi aspetti». Ad esempio la crescita basata esclusivamente sull'interesse del capitale «mira a ridurre il numero di impieghi necessari piuttosto che ad aumentarlo». La conciliabilità tra impiego e crescita è possibile – come ha indicato la consigliera nazionale basilese Susanne Leutenegger Oberholzer, coautrice del progetto insieme con il collega vallesano Jean-Noël Rey – per esempio mediante la trasformazione ecologica delle strutture di produzione, che oltre a salvaguardare il clima, è garanzia di nuovi posti di lavoro. La promozione dell'impiego, condizione necessaria alla crescita, permetterebbe anche di favorire la parità di trattamento tra uomini e donne, giacché è tra queste ultime che sussiste il maggiore potenziale di integrazione nel mercato del lavoro.
L'ala sinistra del partito ha tuttavia contestato parecchi punti del documento, manifestando disagio in particolare per l'assenza di critiche al sistema e deplorando che si faccia l'elogio dell'economia di mercato. E non sono mancate le richieste di maggiori dettagli sul tipo di crescita economica difesa dal vertice del partito. Questa resistenza era prevista, ed è stata in effetti superata all'assemblea dei delegati. Per rendere accettabile alla base del partito la necessità della crescita, è stato indispensabile vincolarla all'ambientalismo, alla parità di trattamento dei sessi, ad un potenziamento della partecipazione democratica alle decisioni economiche, alla necessità di perseguire il pieno impiego. Si tratta di «una politica economica che dia maggior peso al polo ecologico e allo stato sociale», ha detto Jean-Noël Rey, sottolineando quanto questo programma sia «un'opera collettiva e partecipativa».  Ha quindi rilevato che il documento vuole porre l'individuo al centro delle preoccupazioni economiche, mentre «il capitalismo divide, l'economia liberale oppone le generazioni tra loro, i poveri contro i ricchi, le nazioni sviluppate contro quelle in via di sviluppo». Avendo come obiettivo centrale il pieno impiego, il Partito socialista vuole rovesciare «la logica neoliberale che fissa la redditività del capitale al centro delle preoccupazioni».

Critiche dalla WoZ

Il nuovo programma economico del Pss è stato redatto dai due copresidenti della commissione "Economia e finanze" del partito, i consiglieri nazionali Susanne Leutenegger Oberholzer e Jean-Noël Rey. Ma sulla discussione intorno al documento aleggiano gli spiriti di un'altra coppia di suggeritori, quella della consigliera agli Stati bernese Simonetta Sommaruga e dell'ex-consigliere nazionale ed oggi "Mister prezzi" Rudolf Strahm. Questo, almeno, è quanto pensa il settimanale di sinistra "Wochenzeitung" (Woz), che ha sottoposto il programma del Pss ad una critica puntuale quanto impietosa. Queste linee di politica economica sarebbero, secondo il giornale, uno «strano ermafrodito politico», che da un lato vuole lottare contro il neoliberalismo, dall'altro reclama proprio quelle riforme che «servono in definitiva a tenere i cittadini in forma per il nuovo capitalismo»; ritiene che l'economia debba trovare nuove ricette in sostituzione di quelle obsolete, e nello stesso tempo reclama con forza le tradizionali regolazioni.
Per la Woz, il nuovo programma economico del Pss sarebbe «in gran parte dominato dal progetto di riforma social-liberale di Simonetta Sommaruga e di Rudolf Strahm». Tale progetto sarebbe in sostanza un patto di flessibilizzazione con i borghesi, che considera soprattutto il ceto medio e tenderebbe a lasciar cadere  i ceti inferiori. «Il linguaggio è bizzarro, non indica alcun attore, utilizza molte formulazioni passive, delinea in modo poco chiaro concetti basilari come la globalizzazione, ed il fatto che siamo in regime capitalistico talvolta lo si deve indovinare». In particolare, secondo la Woz, nel documento del Pss manca un'attenzione al lavoro, «alla riproduzione ed all'estensione delle forme di lavoro socialmente riconosciute». Insomma,  «la tendenza  Sommaruga-Strahm percorre nel programma del Pss una via completamente diversa», è la conclusione del giornale.

Pubblicato il 

30.06.06..

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