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Socialità

L'assistenza da reinventare

Negli istituti e nei centri per persone con disabilità mentali ci si adatta alla nuova situazione: "Serve un giusto equilibrio tra protezione e supporto"

di

Federico Franchini

C'è preoccupazione nel settore dell'assistenza sociale in Ticino. Se tutti noi siamo vulnerabili di fronte a questo virus, ci sono categorie di persone che lo sono di più. Pensiamo, oltre agli anziani, a tutte quelle persone con disabilità mentali che sono ospiti di residenze protette oppure che frequentano centri e laboratori diurni. Un conto è fermare l'economia (anche se, abbiamo visto, le sensibilità variano), altra cosa è limitare la socialità. Quale è l'impatto del Covid-19 e delle misure prese dalle autorità sulla vita di queste persone e sui loro famigliari? Abbiamo cercato di capirlo facendo un breve giro d'orizzonte in questo settore dove operano molte lavoratrici e lavoratori impegnati al massimo per far fronte ad una situazione molto delicata.

 

A Lopagno, la Casa Don Orione ospita 34 persone, in gran parte in età avanzata. “C'è una grande preoccupazione, non lo nego” ci spiega Claudio Naiaretti, direttore della Fondazione San Gottardo che gestisce l'istituto e altri centri nel Sottoceneri. Per quanto riguarda le residenze abitative, la prima misura è stata quella di proteggere il più possibile gli ospiti, bloccando l'entrata a fornitori e visitatori. L'impatto per gli utenti e la loro comprensione della situazione varia a seconda dei caratteri e delle problematiche individuali: “C'è chi fa più fatica di altri a questa nuova dimensione alla quali ci dobbiamo tutti adattare”. Infatti, le uscite sono limitate al giardino e al bosco annesso alla struttura, ciò che per alcuni risulta restrittivo. “L'obiettivo” prosegue il direttore “è quello di trasformare positivamente questa situazione difficile che ha già fatto emergere risorse inaspettate e ci obbliga a inventare e realizzare nuove attività”.

 

Il discorso è più complesso per le persone che frequentano i servizi diurni e che vivono a casa, in famiglia. “In questo periodo abbiamo dovuto chiudere i centri diurni e chiuso parzialmente il laboratorio agricolo” conferma Claudio Naiaretti. Questa situazione va naturalmente ad impattare sui famigliari che, di colpo, si ritrovano a dover gestire 24 ore su 24 il figlio o la figlia con disabilità. Questo non è sempre evidente, come ammette lo stesso Naiaretti, anche presidente della conferenza dei direttori dell'Associazione ticinese istituti sociali: “Percepiamo la preoccupazione e le difficoltà legate ai mutati equilibri. Se in alcuni casi l'esperienza di vita famigliare si sta rivelando positiva, in altri casi la situazione è più complessa e di difficile gestione”. Per questo i vari attori della socialità si stanno mobilitando e coordinando al fine di garantire un appoggio ancorché limitato.

 

“È un momento particolare in cui occorre trovare il giusto equilibrio tra protezione delle persone e supporto”. Danilo Forini è direttore di Pro Infirmis Ticino, un'associazione che consiglia, accompagna e sostiene le persone con disabilità. In questi giorni sta lavorando insieme ad altri colleghi su come coordinare la rete di supporto alle famiglie in difficoltà alle quali, di colpo, sono venute a meno aiuti indispensabili. Il primo punto è sicuramente quello di mantenere un contatto con tutti gli utenti e le famiglie per individuare le situazioni più problematiche. Forini sottolinea però le difficoltà dei famigliari curanti, confrontati spesso con situazioni difficili: “Non tutti hanno un bell'appartamento o possono uscire nel bosco; per molte famiglie di persone con disabilità, ma anche per le persone con problematiche psichiche, le misure di quarantena e di distanza sociale sono molto difficili da vivere. Per questo occorre continuare a lavorare, cogliere i bisogni e trovare le soluzioni per i casi più difficili”.

 

Casi difficili che preoccupano anche Claudio Cattaneo, direttore della Fondazione Autismo Risorse e Sviluppo che ha dovuto abbandonare le attività di presa a carico e di consulenza diretta cercando di coprire con altre modalità le proprie attività di consulenza. Una situazione non facile, soprattutto per i genitori confrontati di figli con disturbi dello spettro autistico. “Il principale problema è come gestire il tempo e come affrontare le uscite tenendo conto dell'imprevedibilità di chi soffre d'autismo” ci spiega Cattaneo. Per questo la Fondazione ha inviato in questi giorni alle famiglie una sorta di guida alla quotidianità nel contesto del Coronavirus. A preoccupare sono però quelle famiglie già in difficoltà in tempi normali che, in questa situazione, stanno facendo molto fatica a reggere: “ Per alcune famiglie, magari già anziane, la situazione si sta rivelando molto difficile e per questo occorre provare ad immaginare delle soluzioni”. Soluzioni che occorre anche trovare nel caso si verifichi lo scenario peggiore: che fare se i famigliari di queste persone fragili dovessero contrarre il virus?

 

Pubblicato

Martedì 31 Marzo 2020

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