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L'asfalto non è più l'oro nero

di

Francesco Bonsaver
Due anni fa, il 6 dicembre 2007, la Commissione federale della concorrenza (Comco) pubblicò la sentenza sul cartello dell'asfalto nel Canton Ticino. Come sta oggi il settore della pavimentazione in Ticino?

Iniziata nel 2005 a seguito di una segnalazione del Dipartimento del territorio, la Comco arrivò alla conclusione dell'inchiesta che tutte le ditte di pavimentazione locali, salvo una (Luongo Sa), si erano accordate dal 1998 ad «almeno la fine del 2004» per spartirsi settimanalmente le commesse pubbliche e private della posa di bitume. Un cartello accertato dalla Comco soprattutto grazie alla rivelazione di un'impresa "pentita" che ha fornito la documentazione necessaria per verificarne l'esistenza. Senza il documento della Convenzione tra le imprese e le 209 tabelle delle riunioni settimanali tra i titolari delle diverse aziende nelle quali si decideva la spartizione dei lavori, difficilmente la Comco avrebbe potuto ricostruire con precisione l'esistenza del cartello, fino ad allora avvolto nell'omertà.
Secondo il Dipartimento del territorio, il sistema di spartizione appurato e condannato dalla Comco quale violazione alla Legge federale dei cartelli, aveva artificialmente mantenuto i prezzi superiori del 20-30 per cento al prezzo di mercato in regime di concorrenza. Fattura pagata, in ultima istanza, dai contribuenti e dai clienti privati.
Ad aprile 2005 il cartello cessò di esistere, guarda caso proprio il giorno in cui scadeva il periodo transitorio previsto dalla nuova Legge sui cartelli in cui non sarebbero stati sanzionati i colpevoli d'infrazione. Ciò permise alle ditte coinvolte di non ricevere multe per un importo complessivo di quasi 30 milioni di franchi. Da parte sindacale, si temeva che a farne le spese della cosiddetta "asfaltopoli" sarebbero stati i dipendenti con dei licenziamenti o dei peggioramenti delle condizioni salariali e di lavoro regolate in un contratto cantonale giudicato di buon livello. A due anni di distanza, proviamo a tornare sul "luogo del delitto" per tirarne un bilancio.
Iniziamo con il numero di operai occupati nel settore della pavimentazione. Dalla fine del cartello si è registrato un calo di 103 dipendenti. A prima vista, si può desumere che ci siano state delle conseguenze per i dipendenti nel dopo asfaltopoli. Ma anche nei sei anni di cartello, 1998-2004, il numero di dipendenti era calato di 57 unità. Difficile quindi stabilire con certezza la relazione tra la fine del cartello e i licenziamenti degli operai, ma non si può negare ci sia stata una certa correlazione.  
Un altro dato interessante riguarda l'evoluzione dei crediti quadriennali stanziati dal cantone per la sistemazione delle pavimentazioni e dei cigli sulle strade cantonali. Dal 2000 ad oggi, (si veda la tabella in basso a sinistra), gli investimenti cantonali nella pavimentazione sono rimasti sostanzialmente invariati. Per avere una valutazione esatta della cifra d'affari complessiva, occorrerebbe inserire il dato degli appalti comunali e dei privati. Ma si tratta di dati molto difficili da reperire, in particolare per un periodo così lungo. Essendo però il Cantone di gran lunga il più importante committente per le ditte di pavimentazione, si può desumere che la torta in palio da spartirsi per le ditte di pavimentazione sia stata, milione più o milione meno, sostanzialmente la stessa.
Infine, un ultimo dato per comprendere l'evoluzione dei costi del settore: l'indice dei prezzi dei lavori di pavimentazione. Come si può osservare nella tabella sottostante, la fine del cartello dell'asfalto ha diminuito i prezzi della pavimentazione in Ticino. Prezzi che erano eccezionalmente cresciuti rispetto al resto del paese durante gli anni di asfaltopoli.
Quali possibili conclusioni trarre del settore a quattro anni dalla fine del cartello? Senza dubbio, ci sono stati dei benefici per i contribuenti cantonali. Sebbene l'importo dei crediti cantonali per la pavimentazione non sia diminuiti, grazie al risparmio percentuale sui prezzi, il Cantone può risistemare un numero maggiore di strade, come conferma Carlo Celpi della direzione della Divisione della costruzione.
Il rovescio della medaglia è che gli operai della pavimentazione svolgono più lavori di prima con meno personale, senza averne tratto dei benefici in termini salariali o di condizioni di lavoro. Anzi queste ultime sarebbero peggiorate. In altre parole, gli operai hanno pagato con un'accresciuta produttività non corrisposta con dei miglioramenti contrattuali, come dichiarato ad area da Gabriele Milani del sindacato Unia.
Quest'ultimo, ma anche altri interlocutori che hanno preferito restare anonimi, intravedono un rischio potenziale per il futuro della pavimentazione in Ticino. I grandi gruppi nazionali, grazie alla loro forte capacità finanziaria, sono in grado di abbassare notevolmente i prezzi per sbarazzarsi della concorrenza locale. Il rischio è che, dopo un sistema cartellare, si arrivi ad un sistema di quasi monopolio del settore. Un monopolio in grado di determinare i prezzi a sua discrezione, proprio come ai tempi di asfaltopoli, con la differenza che in questo caso sarebbe una pratica perfettamente legale. Non ci resta altro che darvi appuntamento tra qualche anno, per capire dove sarà finito il settore della pavimentazione in Ticino.

Pubblicato

Venerdì 18 Dicembre 2009

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