< Ritorna

Stampa

 

L'arte della litote

di

Giuseppe Dunghi
La comunicazione postmoderna si è liberata della retorica, cioè di tutti quegli artifici linguistici che servono a dare colore all'espressione. Siamo a buon punto anche nel processo di emancipazione dalla grammatica e dalla sintassi. Il prossimo passo potrebbe essere l'eliminazione della lingua, un traguardo già raggiunto in alcuni casi.
Ma supponiamo che la lingua sia quella che è sempre stata. Tra le cosiddette figure retoriche ce n'è una, la litote, che consiste nell'affermare una cosa mediante la negazione del suo contrario: "il tale scrive niente male" significa "è un bravo scrittore", ma detto in maniera attenuata, evitando un'affermazione che potrebbe apparire troppo perentoria. Insomma un'arte, quella dell'uso della litote, rivelatrice del grado di urbanità nei rapporti tra le persone.
E la litote rovesciata? I manuali non ne parlano, ma dovrebbe consistere nel negare una cosa attraverso l'affermazione del suo contrario. Ad esempio, se si concede al 20 per cento più ricco della popolazione il diritto di non pagare le imposte e di mettere a rendita il surplus di reddito per finanziare il debito pubblico, significa costringere tutta la popolazione a pagare gli interessi del debito a una minoranza di ricchi, cioè negare a una parte sempre più consistente di cittadini il diritto a un posto di lavoro, a uno stipendio, alla casa, alla salute, insomma il diritto alla vita. Un altro esempio. Il partito socialista difende i giovani, gli anziani, il ceto medio, gli emarginati, i deboli, gli artigiani, le piccole e medie imprese, la socialità, la cultura, le energie alternative: tutto fuorché il salario. In questo paese infatti le lotte per l'aumento dei salari sembrano sospese a tempo indeterminato; la parola sciopero, che ha accompagnato la storia dell'emancipazione dei salariati, è ormai scomparsa dal linguaggio comune, i giovani la ignorano, e il contratto collettivo di lavoro è diventato una favola per bambini.
Lo storico Franco Cardini, intervistato da Marco Driussi su laRegione lo scorso 20 marzo, ha affermato che i cristiani non verranno giudicati in base al numero dei crocifissi collocati in cima alle montagne o nelle aule scolastiche, ma se avranno accolto il Cristo povero, nudo, sfruttato, seviziato e ucciso quando passa il mare su un gommone e viene respinto dalla Guardia costiera. Allo stesso modo i socialisti non verranno giudicati sulle piccole e medie imprese salvate, sui diritti civili garantiti, sulla parte di stato sociale conservata, sui giornali intelligenti pubblicati, ma su quanto saranno riusciti a strappare alla rendita per darlo ai salari, su quanta ricchezza avranno sottratto alla speculazione finanziaria per retribuire degnamente il lavoro. Qualcuno da qualche parte saprà riconoscere le figure retoriche.

Pubblicato

Venerdì 2 Aprile 2010

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

 
..

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 22 Maggio 2020

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

..
Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019