Gli anziani sono spesso visti come un fardello, un costo sempre più insostenibile per la società, per gli attivi, siano attivi umani o finanziari. Sotto sotto lo si dice quando si presentano i dati sull’evoluzione demografica o sulle finanze delle assicurazioni sociali o della previdenza professionale. Il tema dell’invecchiamento, che è poi la proporzione di anziani rispetto alla popolazione totale, è sempre preponderante e assume l’aria di una catastrofe incombente. La percentuale delle persone con più di 65 anni passerà dal 17 per cento al 26 per cento nel prossimo ventennio e tra i cantoni che invecchiano maggiormente, con Appenzello e Sciaffusa, c’è  il Ticino che supererà il 30 per cento.


Ecco quindi che, con l’immancabile inglese, finiamo nella “silver economy”. Potremmo tradurre: l’economia dai capelli d’argento. Alcuni economisti francesi, giocando con la loro lingua, partono proprio da lì per smontare il catastrofismo demografico e riabilitare gli anziani. “Argent”, in francese, significa anche denaro. E allora avvertono: guardate che i capelli d’argento sono denaro! Cinico o riduttivo, forse, ma con qualche pizzico di  verità da non ignorare.


A livello svizzero potremmo partire dalle indicazioni trimestrali sulla crescita (stagnante) o sul prodotto interno lordo indicate negli scorsi giorni: salvano la situazione «gli impulsi positivi dati dal consumo delle economie domestiche». E in quel consumo giocano per un buon quinto proprio i consumi degli anziani.
La “silver economy” non si riduce però alla spesa o alla rimessa in circolazione del risparmio di una vita (Avs, previdenza professionale, terzo pilastro). Sposta il discorso su quella che vien definita «un’opportunità di crescita» da non perdere. Tanto da parlare pure di «nuova filiera industriale» che merita attenzione.

 

Insomma, gli anziani non sono un fardello e un costo perché la “silver economy” può generare posti industriali e tecnici in due direzioni: la produzione di apparecchi di domotica (attività che si occupa delle applicazioni dell’informatica e dell’elettronica nell’abitazione, nella casa-domus) e la creazione di tutti i dispositivi di assistenza (vendita, installazione, manutenzione degli strumenti). Con la possibile estensione e un sicuro impatto su altri settori contigui: il turismo, gli svaghi, l’adeguamento degli alloggi e, andando oltre, tutto ciò che viene ormai definito “e-autonomia” (teleassistenza attiva o passiva, geoassistenza, videovigilanza, telemedicina).


Qualcuno, con un po’ di umorismo, potrebbe commentare che stiamo cadendo nel paradosso del secolo: in un periodo di forti dubbi sulle possibilità di crescita, la crescita finirebbe per basarsi sulla decrescita della nostra forma fisica. Poco importa se ci ingobbiamo, purché l’industria riesca in questo modo a raddrizzarsi.
Altri, invece, potrebbero lamentarsi per una visione  disumanizzante, in nome dell’economia, di un problema che ha invece soprattutto implicazioni umane e che, in circostanze particolari ma sempre più presenti, più che dell’industria ha bisogno di una filosofia di accompagnamento umano e di un alto senso del dono o della reciprocità.


Osservazioni pertinenti. Ciò che si voleva però dimostrare è che anche in un’ottica economicista, che è poi quella martellante, anche da parte degli enti pubblici, i capelli d’argento non sono un fardello e non sono neppure da deprecare o buttare. Rimangono una risorsa, componente vitale sia della società sia dell’economia.

Pubblicato il 

25.09.14

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