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L’ambizione di un uomo

di

Silvano De Pietro
«Un caso fortunato per il partito, un caso fortunato per la Svizzera». Così Ueli Maurer, presidente dell’Udc, ha presentato Christoph Blocher alla stampa internazionale convocata lunedì 3 novembre a Zurigo. Un’espressione di considerazione che conferma l’arrogante autostima di un partito e di un personaggio. Lui, Blocher, non ha fatto una piega, non ha dato il minimo segno di una sia pur ipocrita modestia, forse fuori luogo per un personaggio par suo. Ha continuato a consultare i suoi appunti, circondato dai fotografi e dai cameraman, come se quel complimento esagerato non fosse altro che un’ovvietà dovutagli, un saluto, il buongiorno o la buonasera. È, questo, il comportamento di un uomo ambizioso che si sente un po’ l’inviato del destino. Comunque lo si voglia giudicare, tuttavia, resta il fatto che in questo momento tutto ruota intorno a lui. Sarà eletto in governo? Non sarà eletto? Chi voterà per lui? Chi farà soltanto finta di votarlo o di non votarlo? E chi si asterrà? L’attesa del rinnovo del Consiglio federale sembra essere diventata una specie di Blocher-lotteria. In effetti, il suo diktat “io o nessun altro” sta riducendo il discorso sul secondo seggio dell’Udc in governo ad una “questione Blocher”. Una questione nella quale i massmedia nazionali s’immergono giorno per giorno, con abbondanza di articoli, pareri, analisi e commenti, in un crescendo che per adesso non trova sbocco in previsioni ragionevolmente sicure. Le sole certezze che abbiamo sono la personalità di Christoph Blocher, la sua politica, le sue dichiarazioni su quanto farà o non farà una volta salito sulla plancia di comando. Ma ecco che in questi giorni ci si è rivelato un Blocher inedito, che si mostra conciliante e cerca di presentare di sé un profilo moderato, di uomo di governo. A parte l’iniziale ricatto (o due posti in Consiglio federale, di cui uno occupato da lui, o l’Udc passa all’opposizione), Blocher in sostanza ha detto una sola cosa nuova: è pronto a rispettare la concordanza e la collegialità in Consiglio federale. Quanto sia sincero, lo si vedrà. Anche perché ha subito aggiunto che introdurrà in governo un nuovo modo di lavorare, motivo per cui «si ha paura che arrivi qualcuno in grado di convincere gli altri membri del collegio». Poi, con insospettata ironia afferrata da pochi, ha ripetuto una celebre frase che De Gaulle pronunciò in risposta a domande su preoccupazioni simili: «Sono troppo vecchio per instaurare una dittatura». Verrebbe da dire che Blocher, svizzero tutto d’un pezzo, non possa che essere un buon democratico, rispettoso se non altro delle regole formali della democrazia. A questa impressione contribuisce lo stesso Blocher, che si guarda bene dal fare o dire smargiassate alla Le Pen, o alla Bossi, o alla Heider. E, anzi, ci tiene a sottolineare che lui questi personaggi neanche li conosce e non ne condivide la politica. Non tutti però accettano senza sospetti o dubbi la conclusione che si tratti di un sincero democratico. Ha fatto molto rumore nei giorni scorsi l’accusa di “fascista” e “neofascista” lanciata all’indirizzo di Blocher, durante una trasmissione televisiva, dal medico e consigliere nazionale vallesano Yves Guisan. Ai giornalisti che gli chiedevano di spiegare queste accuse, Guisan ha in seguito precisato che sì, «il concetto di fascismo è un po’ esagerato», tuttavia nelle dichiarazioni di Blocher «vi sono tutta una serie di elementi molto vicini al neofascismo». Il parlamentare radicale ha poi individuato nel modo di comportarsi e di presentarsi di Blocher, nel suo proclamarsi il prescelto dal popolo, nella sua aspirazione al potere e nella sua mentalità dirigistica, alcuni fondamenti di questa vicinanza al fascismo. E quindi: «Il linguaggio adoperato, il disprezzo degli avversari, l’ostilità verso gli stranieri, il modo in cui riesce a soggiogare il popolo per i suoi scopi: tutto questo non testimonia uno spirito democratico. Mi ricorda l’estrema destra italiana degli anni ’60», ha detto ancora Guisan. Ed ha aggiunto: «Certo, l’Udc ha vinto le elezioni, e bisogna tenerne conto nella ripartizione dei seggi. Ma ciò non l’autorizza a mettere gli altri sotto pressione in questo modo. Il diktat “Blocher o nessun altro” è antidemocratico». Però il leader dell’Udc non è considerato allo stesso modo in ogni parte del paese. Nella Svizzera tedesca, per esempio, i giudizi su Blocher sono generalmente molto meno negativi. Persino una socialista “doc” come la zurighese Emilie Lieberherr, per 24 anni battagliera municipale della città sulla Limmat ed ex-consigliera agli Stati, ha speso parole favorevoli all’entrata di Blocher in governo. «Il nostro popolo – ha detto la signora Lieberherr – desidera consiglieri federali che abbiano coraggio civile. Per questo motivo vedo più volentieri Blocher in governo che all’opposizione». Ed ha aggiunto di aspettarsi da lui che sia «aperto nella politica sociale, in particolare verso la “piccola gente” e gli anziani». Questa sensibilità sociale, secondo Lieberherr, sarebbe un tratto caratteristico del populismo di Blocher; e l’atteggiamento ricattatorio dell’Udc non sarebbe altro che «una dimostrazione di potere», paragonabile non ad «un gesto di maturità, ma ad un “ronzio” postpuberale». Come spiegare questa differente percezione del personaggio Blocher e della sua pericolosità? Per la presidente del Prd, Christiane Langenberger, l’uscita di Yves Guisan è dovuta allo shock che nella Svizzera francese ha provocato la vittoria elettorale dell’Udc. Dello stesso parere è il politologo Andreas Ladner, secondo il quale i politici romandi si sono finora confrontati con Blocher meno di quanto abbiano fatto quelli svizzero-tedeschi. Da qui, secondo Ladner, il motivo per cui «la disponibilità ad accettare Blocher quale consigliere federale è certamente più grande a Zurigo che in Romandia». Atri sostengono che questo demonizzare Blocher, questo presentarlo come un estremista e un fascista, non fa altro che attirargli nuove simpatie e rafforzarne la posizione. In effetti, dati alla mano, l’Udc ha cominciato a crescere nelle elezioni federali del 1995, seguite alla battaglia di tre anni prima sullo Spazio economico europeo, combattuta contro tutti gli altri partiti. Sulla spinta di temi popolari come l’asilo, il grande balzo in avanti l’Udc l’ha fatto nel 1999, quando i suoi deputati al Consiglio nazionale passarono da 29 a 44 ed i suoi consiglieri agli Stati da 5 a 7 (in percentuale dei voti: dal 15 al 22,54 per cento). La minore crescita registrata alle elezioni di quest’anno rappresenta soprattutto un assestamento, come dimostra la netta battuta d’arresto registrata proprio nel cantone di Zurigo. In ogni caso, Blocher ha mostrato di avere fiuto per i temi politici e per gli strumenti di polemica utili a tenere desti per anni l’attenzione e l’interesse della gente. E soprattutto è stato abilissimo nel diventare – lui, che qualche anno fa i vertici e gli azionisti di una grande banca come l’Ubs lo consideravano come un disturbatore – il principale paladino degli interessi dell’economia, rubando il ruolo ai liberal-radicali e conquistandosi la fiducia di Economiesuisse (l’ex-Vorort). Le buone alleanze, come si vede, pagano. In tutti i sensi.

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2003

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