< Ritorna

Stampa

 

L’ambiente a destra

di

Silvano De Pietro
«Non ho mai voluto creare una spaccatura nel partito ecologista». Così si è espresso in un'intervista pubblicata all'inizio di questa campagna elettorale il presidente del partito dei verdi-liberali, Martin Bäumle. Sta di fatto, però, che il partito degli ecologisti, tradizionalmente collocato a sinistra, per queste elezioni federali si ritrova con un concorrente diretto che fa la stessa politica ambientalista ma da posizioni ideologiche di centro-destra. Sembra una contraddizione: come si possono conciliare la difesa dell'ambiente e le esigenze dell'economia? Il tentativo (che non è isolato, almeno a livello svizzero) è ancora in una fase iniziale, per cui è difficile prevedere se avrà successo o se si rivelerà un fallimento.

I verdi-liberali sono nati a metà del 2004 da una spaccatura della sezione cantonale degli ecologisti zurighesi. Allora si formò un gruppo secessionista guidato dal consigliere nazionale Bäumle (che era anche deputato cantonale e municipale di Dübendorf) e dalla ministra cantonale della sanità Verena Diener, cofondatrice ed ex presidente dello stesso partito ecologista. La causa scatenante era stata la mancata riconferma di Bäumle alla presidenza. Pur avendo guidato il partito cantonale – dopo il calo di consensi di metà degli anni Novanta – verso l'indiscutibile successo del 2003, a Bäumle venivano ascritte due colpe: il non essersi espresso contro il pacchetto fiscale respinto in votazione popolare il 16 maggio 2004; e, cosa ancor più grave, l'avere in precedenza giudicato accettabile l'idea che Christoph Blocher entrasse in Consiglio federale. Nella battaglia (persa) per la sua rielezione alla presidenza del partito cantonale, si erano schierati con lui la consigliera di stato Verena Diener ed il capogruppo dei verdi nel parlamento cantonale Thomas Weibel. I tre diedero quindi vita ad una scissione, creando il nuovo partito (zurighese) dei verdi-liberali.
Gli altri verdi, i cosiddetti "ecosociali", cioè la maggioranza orientata a sinistra, non gliel'hanno perdonata, specialmente alla Diener, alla quale hanno tentato di sottrarre la poltrona nel governo cantonale schierandole contro la presidente nazionale Ruth Genner. Ma senza riuscirci, benché alle elezioni cantonali della scorsa primavera Verena Diener non si fosse più ripresentata. Anzi, i verdi-liberali hanno ottenuto un inatteso (e per loro lusinghiero) successo, conquistando ben 10 seggi nel parlamento cantonale. Tutto questo non ha significato una sconfitta per il partito degli ecologisti, che è anzi passato da 14 a 19 seggi, ma certo la sua vittoria sarebbe stata maggiore senza quella spaccatura. Il risultato elettorale della scorsa primavera ha inoltre confermato che quell'evento traumatico all'interno degli ecologisti è stato più la conseguenza di una forte contrapposizione tra diverse personalità, che il risultato di un vero confronto tra le due anime del partito. Nessuno, infatti, si è stracciato le vesti per quella secessione, non ci sono stati processi interni e non sono mancati i tentativi di conciliazione e di accomodamento.
Questa tranquillità si spiega soprattutto con la scarsa forza d'attrazione espressa fuori dal canton Zurigo dalla nuova formazione politica. I verdi-liberali zurighesi sono stati finora imitati (ma senza scissioni programmate) soltanto da una frazione degli ecologisti di San Gallo, che hanno creato una loro sezione cantonale di verdi-liberali. Le due sezioni insieme, quella di Zurigo e quella di San Gallo, hanno dato vita il 19 luglio scorso al partito verde-liberale svizzero. Il suo presidente, Bäumle, ha dichiarato in quell'occasione che conta di veder nascere entro l'autunno altri tre partiti cantonali, ed esattamente in Argovia, Basilea Campagna e Lucerna, dove il nuovo partito ha potuto costituire piccoli gruppi di simpatizzanti. Nel canton Berna, invece, dove il movimento ecologista è molto frazionato, esiste già in diverse località la "Grüne Freie Liste" (da non confondere con la"Grün-Alternative Liste"), che potrebbe apparentarsi con i verdi-liberali, ma che però in realtà non ha ancora deciso con chi stare.
Bäumle spera anche di portare dalla sua parte il consigliere nazionale dell'Udc Ulrich Siegrist, che in Argovia ha lasciato il suo partito (ne aveva «abbastanza del suo cattivo stile») ed ha costituito una propria lista orientata in senso ecologico-liberale. Infine, il nuovo partito sta cercando di stabilire una collaborazione con il movimento "Ecologie Libéral" nella Svizzera francese.
Tutti questi sforzi, però, dimostrano soltanto una cosa: che i verdi-liberali non sono riusciti a scalfire a livello svizzero la forza del partito degli ecologisti. Bäumle oggi fa buon viso a cattivo gioco: dice che lui non voleva spaccare i verdi, anche se ammette che si aspettava un seguito maggiore, e conclude filosoficamente che «fa bene all'ambiente la presenza di due movimenti ecologici ideologicamente distinti».
I programmi politici dei verdi-liberali e del partito degli ecologisti sono in effetti quasi perfettamente sovrapponibili per quanto concerne i temi della difesa dell'ambiente. Si differenziano invece leggermente nei metodi; e soprattutto divergono notevolmente nel modo di affrontare le politiche sociali ed economiche. E in questo senso, una legittimazione ideologica i verdi-liberali l'hanno ricevuta dallo stesso presidente dei radicali, Fulvio Pelli, quando ha espresso parole di soddisfazione per il loro successo elettorale a Zurigo.
Leggermente defilata rimane Verena Diener, candidata al Consiglio degli Stati per il canton Zurigo. Forte della sua popolarità, rimane nel comitato direttivo del partito verde-liberale zurighese, ma lascia volentieri la presidenza (e la ribalta) a Martin Bäumle. Per lei, essere eletta "senatrice" il 21 ottobre significherebbe il coronamento di una carriera politica di successo. L'ultimo sondaggio la dà in seconda posizione, dopo il radicale Felix Gutzwiller, tra i candidati agli Stati. Bäumle invece, anche se non nasconde l'ambizione di poter formare un gruppo parlamentare verde-liberale (per il quale occorrono almeno cinque deputati), rischia di essere eletto al Nazionale lui solo o in scarsissima compagnia: al momento le previsioni sono di un 10,7 per cento per il partito degli ecologisti (+3,3 per cento rispetto al 2003) e di appena il 2,2 per cento per i verdi-liberali.

Pubblicato

Venerdì 28 Settembre 2007

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Venerdì 4 Giugno 2021