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L'aggravio

di

Claudio Origoni
Il “contropenna” è deformante. Vedi tutto negativo. Non c’è niente che vada bene. Mai. La vita è una valle di lacrime. Ma provate voi a ridere dei dati statistici che riguardano i salari del nostro Paese! Andate a rileggere “il commento” dell’on. Musoni, pardon, Masoni, sul Corriere del Ticino di venerdì 11 novembre. Si potrebbe dire che il Presidente del Consiglio di Stato ticinese dia i numeri, con rispetto parlando. Cioè nel senso letterale dell’espressione. (E chi avrebbe mai pensato il contrario?) «Nei primi due anni di applicazione della libera circolazione delle persone – scrive l’on. Masoni – non vi è stata, nel nostro Cantone, una pressione al ribasso sui salari, né in quelli superiori, né tantomeno in quelli inferiori.» Come dire che la concorrenza portata dalla libera circolazione della manodopera europea è un’invenzione. Ma lo sapevamo già. (Ciò che si dovrebbe neutralizzare è la libera circolazione dei finanzieri, con licenza parlando.) E ancora la Masoni: «I salari dei dipendenti ticinesi crescono.» La differenza coi salari svizzeri si assottiglia di ben lo 0,9 per cento, qualcosa come 50 franchi all’anno, mentre sono ben 157 i franchi nella categoria dei cosiddetti lavori “semplici e ripetitivi” e 207 per i lavori che richiedono conoscenze professionali specializzate. Non è un bel prendere? L’unica pecca è che l’on. Masoni non dice niente del salario che occorre per vivere in questo Paese. Cioè, come fa il lettore a valutare questi dati? Perché a noi è questo che interessa: i dati, voglio dire. Non sarà quello della Masoni uno sparare qualche cifra a scopo intimidatorio? Infatti, l’on. Masoni usa i risultati dell’inchiesta dell’Ufficio federale di statistica (si vada alle conclusioni) per opporsi a chi vuole l’aumento delle imposte. È un politico di nobili pensieri: una benefattrice. E allo stesso tempo un’alleata della sinistra, a cui non cessa di suggerire il modo per farsi accettare dall’elettorato. (Certo che se ci riesce lei dopo tanti anni di successi, c’è da crederci). Ma allora, visto che è così, perché lo stesso Presidente del Consiglio di Stato non fa qualcosa per diminuire i costi della cassa malati (e magari per ridurre la disoccupazione) che invece sono “un aggravio continuo”? Un “aggravio”, notate bene. Per noi salariati i costi aumentano: per Lei “si aggravano”. (È come per il morire: c’è chi muore, chi decede e chi crepa. E non è la stessa cosa!) L’on. Masoni potrebbe legittimamente rispondere che non è compito suo. E invece sì. Soprattutto se pensiamo che ha qualche legame profondo con il responsabile dei costi della salute a livello federale, l’on. Couchepin. Il quale si dice essere un liberale, anche lui, al di là di quel che si vede. O forse lui è soltanto un pragmatico, un istintivo? Ciò che sconcerta del “commento” masoniano sono le conclusioni e l’ottimismo che governa il pezzo. Come la mettiamo col fatto che lo stesso Corriere, due giorni prima, titolava: “Svizzera: salgono le disparità salariali.” Come la mettiamo?

Pubblicato

Venerdì 18 Novembre 2005

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