< Ritorna

Stampa

Parità

L’aborto è (e sia) questione di salute

Un’iniziativa parlamentare chiede di stralciare l’interruzione di gravidanza dal Codice penale. Una risposta alle discriminazioni subite dalle donne

di

Veronica Galster

In Svizzera si può decidere di abortire entro le prime 12 settimane di gravidanza, questo è quanto prevede la Legge dal 2002, dopo che il popolo ha ampiamente accolto il cosiddetto “regime dei terminiil 2 giugno di 20 anni fa. Il 2 giugno di quest'anno, la presidente dell’Organizzazione Salute Sessuale Svizzera, Léonore Porchet (Verdi/Vd), ha presentato un’iniziativa parlamentare per chiedere che finalmente l’aborto venga tolto dal Codice Penale e considerato come una questione di salute. Questo permetterà di liberare da stigmatizzazioni e disparità le donne che scelgono di interrompere una gravidanza. Abbiamo fatto il punto della situazione con Barbara Berger, direttrice di Salute Sessuale Svizzera.

Barbara Berger, quest’anno si celebrano i 20 anni dall’introduzione del “regime dei termini” che regola il diritto all’aborto in Svizzera, ma cosa significa oggi per una donna abortire in questo paese? È davvero così semplice se lo si fa entro le 12 settimane previste dalla Legge?


Non è ancora così automatico che le donne ricevano tutte le informazioni al riguardo e la situazione è molto eterogenea a livello nazionale, questo è il problema principale. Il “regime dei termini” in linea di principio garantisce a ogni donna il diritto di poter decidere liberamente e in maniera autonoma se interrompere la gravidanza entro le 12 settimane, nella realtà però molto dipende da dove la donna vive in Svizzera per determinare se davvero ha accesso alle informazioni e se il personale medico che la prende a carico ha un approccio professionale o piuttosto moralizzatore.
Abbiamo delle grosse differenze cantonali e regionali che dipendono da un lato dalla mentalità più o meno conservatrice nel cantone, ma dall’altro anche da come le strutture ospedaliere vengono finanziate e dal fatto se esistono o meno delle formazioni specifiche per il personale medico e di cura.

Il 2 giugno è stata presentata un’iniziativa parlamentare per chiedere che l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) venga trattata come una questione di salute e quindi stralciata dal Codice Penale. Perché è nata questa iniziativa e quali vantaggi porterà?


L’iniziativa è nata perché siamo fermamente convinte che le discriminazioni subite da chi vuole interrompere una gravidanza oggi siano in gran parte dovute al diritto penale, perché diritto penale significa che qualcosa è vietato (anche se è l’eccezione). Sono pienamente convinta che se invece l’Ivg fosse considerata come qualcosa di legato alla salute e non al diritto penale, le discriminazioni e le stigmatizzazioni che ci sono oggi cesserebbero.

Si tratta quindi di un passo importante verso l’autodeterminazione delle donne per quanto riguarda le decisioni legate al loro corpo...


Sì, se si tratta di una questione di salute è la donna che ha diritto di decidere del suo corpo e della sua salute e gli altri non hanno nulla da dire, non si tratta più di qualcosa di permesso o di vietato, ma semplicemente di una questione personale.
Per noi è anche cruciale chiederlo adesso questo cambiamento perché al momento ci sono delle iniziative popolari che stanno per essere lanciate e quindi il dibattito attorno al tema dell’aborto c’è ed è quindi importante dire ora che è tempo di smetterla con il Codice Penale, che si tratta di una questione di salute, ed è lì che vogliamo arrivare.

A livello internazionale stiamo assistendo anche a passi indietro al riguardo, penso in particolare alla Polonia che da quest’anno ha ristretto di molto la sua legislazione o agli Stati Uniti dove in molti stati è diventato ancor più problematico decidere di abortire. Vede un rischio simile anche per le donne in Svizzera?


Devo dire che sono piuttosto ottimista sotto questo aspetto, nel senso che, anche se penso ci troveremo sempre a discutere sulla questione dell’aborto, grazie allo strumento della democrazia diretta si riuscirà a difendere ciò che è acquisito. Negli ultimi vent’anni, infatti, il popolo si è sempre espresso in modo molto chiaro contro i tentativi di limitazione del diritto all’aborto.
Bisogna poi anche dire che accanto a questi movimenti ultraconservatori che fanno molto discutere in tutto il mondo, ci sono anche Stati che stanno invece depenalizzando l’aborto.
In Svizzera il “regime dei termini” è stato il risultato di un grosso compromesso, ed è per questo che ancora si trova ancorato al Codice Penale: fino ad ora non ci sono stati tentativi per migliorare la situazione perché tutto sommato sembrava che le cose andassero piuttosto bene, ma ora è giunto il momento di chiedere qualcosa in più e l’aborto deve essere considerato come qualcosa che è legato alla salute.

Qual è, dal suo osservatorio di Salute Sessuale Svizzera, la situazione del nostro paese oggi?


In Svizzera abbiamo uno dei tassi più bassi d’Europa per quanto riguarda le Ivg e i dati statistici sono costantemente in diminuzione, quindi l’argomento di chi sostiene che l’aborto più è depenalizzato più viene usato come “metodo contraccettivo” non regge: si tratta sempre di decisioni consapevoli e ben ponderate.
Quello che sicuramente va migliorato è l’accesso alla contraccezione perché ancora oggi ognuno deve pagarla di tasca propria, ma c’è anche un grande margine di miglioramento per quanto riguarda l’educazione sessuale: oggi non è ancora garantito che ogni allievo/a in Svizzera ottenga le stesse informazioni e abbia di fatto ricevuto un’educazione sessuale che gli/le permetta effettivamente di proteggersi.

Pubblicato

Giovedì 2 Giugno 2022

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 30 Giugno 2022